Ogni nota è un futuro possibile

La musica può diventare uno strumento concreto di inclusione, crescita e rigenerazione sociale, soprattutto nei contesti più fragili. Con il bando "Note di comunità – Esperienze musicali di quartiere", l'impresa sociale Con i Bambini punta a sostenere progetti capaci di coinvolgere bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni attraverso la pratica musicale, favorendo la nascita e il potenziamento di orchestre, bande, ensemble e cori giovanili nei territori maggiormente colpiti da fenomeni di esclusione sociale.

Per comprendere il valore di questa iniziativa, la visione che la ispira e le opportunità che offre agli enti chiamati a costruire progetti capaci di fare davvero la differenza, abbiamo intervistato il presidente di Con i Bambini, Marco Rossi-Doria. Marco Rossi-Doria è un maestro di scuola elementare dal 1975. Ha insegnato in quartieri difficili di Roma e Napoli, ma anche all’estero e in particolare negli Stati Uniti, Kenya e Francia. Primo maestro di strada, ha fondato il progetto Chance, scuola pubblica di seconda occasione. Ha ricevuto dal Presidente della Repubblica la Medaglia d’oro per la cultura, l’educazione e la scuola nel 2001. Esperto dei processi di apprendimento e delle politiche di inclusione è stato sottosegretario di Stato all’Istruzione dal 2011 al 2014. Ha fondato l’Associazione IF, Imparare a fare. L’8 aprile 2021 è stato nominato presidente dell’impresa sociale Con i Bambini, dopo aver ricoperto il ruolo di vicepresidente da giugno 2020.

Presidente, fin dalla sua costituzione, Con i Bambini opera per contrastare la povertà educativa minorile. In un Paese segnato dalla crisi demografica e da forme di povertà che vanno ben oltre quella economica, quale ruolo può svolgere un'impresa sociale come Con i Bambini nel costruire opportunità concrete per le nuove generazioni e le comunità più fragili?

“L'Italia è un Paese che, nonostante abbia una delle economie più importanti d'Europa, continua a fare pochi figli e, al tempo stesso, lascia troppi bambini e ragazzi in condizioni di fragilità. È una contraddizione che dovrebbe farci riflettere. Oggi i minori di 18 anni sono circa 9,4 milioni, una percentuale inferiore alla media europea, e viviamo uno squilibrio demografico sempre più marcato: se un tempo ogni 100 ragazzi sotto i 14 anni corrispondevano circa 35 persone con più di 65 anni, oggi gli over 65 sono diventati circa 200. I bambini sono sempre meno e rischiano di diventare invisibili. Quando parliamo di povertà educativa, inoltre, non possiamo limitarci alla sola dimensione economica. Esistono certamente la povertà assoluta e quella relativa, ma ci sono anche altre forme di deprivazione che incidono profondamente sulla crescita di un minore: famiglie fragili, territori privi di servizi educativi e culturali, aree interne sempre più spopolate, povertà abitativa, isolamento sociale e una diffusa condizione di ansia e incertezza che coinvolge un numero crescente di famiglie. Per questo il nostro intervento si fonda sul principio di sussidiarietà previsto dall'articolo 118 della Costituzione. Da dieci anni, grazie al contributo delle Fondazioni di origine bancaria e al credito d'imposta riconosciuto dallo Stato, abbiamo costruito un modello virtuoso che ha consentito di destinare circa 800 milioni di euro al contrasto della povertà educativa minorile, di cui oltre 560 milioni già investiti in progetti concreti. Negli ultimi anni il gettito si è ridotto, ma il nostro impegno non è mai venuto meno. Anzi, riteniamo che questo strumento debba essere ulteriormente rafforzato perché ha dimostrato di funzionare. Ogni bando che promuoviamo è gestito con procedure rigorose, tempi rapidi e un sistema di valutazione dell'impatto indipendente, che ci permette di misurare i risultati raggiunti e migliorare costantemente gli interventi. Crediamo che sostenere l'infanzia significhi investire nel futuro del Paese e che la finanza a impatto sociale rappresenti uno strumento indispensabile per trasformare questo obiettivo in azioni concrete”.

Il bando "Note di comunità – Esperienze musicali di quartiere" mette al centro la musica come strumento di inclusione sociale. Qual è la visione che ha guidato la nascita di questa iniziativa e quali cambiamenti auspicate di generare nei territori coinvolti?

"La musica ha una straordinaria capacità di unire le persone e creare comunità. Quando bambini e ragazzi si ritrovano a suonare insieme in un'orchestra o a cantare in un coro, accade qualcosa di speciale: imparano ad ascoltarsi, a collaborare, a rispettare le differenze e a costruire relazioni. È ancora più significativo quando queste esperienze coinvolgono giovani provenienti da culture ed etnie diverse, perché la musica diventa un linguaggio universale capace di abbattere le distanze e favorire l'inclusione. Da queste esperienze nasce un'energia positiva che non resta confinata alla sala prove, ma si diffonde nel quartiere. Un'orchestra giovanile può diventare il motore di una comunità che si riattiva: una biblioteca che torna a essere vissuta, uno spazio pubblico che ospita eventi, una piazza che si riempie di famiglie, nuove occasioni di incontro e partecipazione. È questa la visione che ha ispirato il bando ‘Note di comunità’: promuovere progetti che non si limitino a insegnare la musica, ma che contribuiscano a rigenerare il tessuto sociale, rafforzando il senso di appartenenza e creando opportunità di crescita per bambini, ragazzi e intere comunità”.

Misure come questa sono rese possibili grazie a strumenti di finanza agevolata che consentono di sostenere progetti ad alto impatto sociale. Quanto è strategico, oggi, poter contare su risorse dedicate per trasformare idee e buone pratiche in interventi concreti e duraturi?

"La finanza a impatto sociale è uno strumento decisivo perché permette di trasformare idee e sperimentazioni in interventi concreti e duraturi nei territori. Nel nostro caso, il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha reso possibile la nascita di oltre 550 partenariati, raggiungendo più di 700mila bambini e ragazzi in tutta Italia. Non si tratta semplicemente di finanziare singoli enti del Terzo Settore, ma di sostenere vere e proprie alleanze educative tra soggetti diversi: scuole, organizzazioni sociali, enti pubblici che assumono una funzione educativa, ma anche realtà economiche come piccoli artigiani e imprese radicate nei territori. È proprio questa rete allargata che rende possibile un impatto reale e diffuso. In molti casi, i progetti hanno contribuito a restituire spazi e relazioni alle comunità, ricostruendo ciò che potremmo definire un ‘villaggio educativo’ che si era progressivamente perso. Luoghi abbandonati o frammentati tornano a essere vissuti dai bambini e dai ragazzi, diventando punti di riferimento per la crescita, la socialità e l’inclusione. È questo il valore strategico della finanza a impatto sociale: non si limita a erogare risorse, ma abilita processi, costruisce connessioni e genera cambiamento stabile nei territori".

Quale messaggio desidera rivolgere agli enti, alle organizzazioni e ai partenariati che stanno valutando di partecipare al bando? Quali caratteristiche ritiene fondamentali per presentare progetti capaci di lasciare un'eredità positiva nelle comunità e nella vita dei bambini e dei ragazzi?

"Il messaggio che desideriamo rivolgere agli enti e ai partenariati è quello di non considerare la musica soltanto come attività educativa, ma come un vero e proprio linguaggio di crescita collettiva. Al centro dei progetti deve esserci la produzione musicale condivisa: ragazzi e ragazze che suonano insieme, che costruiscono un coro, un’orchestra, un’esperienza polifonica in cui ciascuno trova il proprio ruolo all’interno di un insieme. Questo tipo di esperienza non ha effetti solo musicali, ma genera un impatto molto più ampio. Imparare a cooperare, ad ascoltarsi e a coordinarsi rafforza la concentrazione, il metodo di studio e la capacità di apprendere. È un allenamento educativo che si riflette su tutte le altre discipline e che contribuisce a sviluppare competenze trasversali fondamentali per la crescita. C’è anche un aspetto ancora più profondo: la musica condivisa aiuta a costruire resilienza, a formare caratteri più solidi e capaci di affrontare le difficoltà della vita. È un’esperienza che incide sulle capacità cognitive e relazionali, ma anche sulla dimensione emotiva e personale dei ragazzi. Allo stesso tempo, la pratica musicale crea comunità. Le prove, i laboratori, i concerti diventano momenti di incontro e di convivenza positiva, in cui si rafforzano i legami e si riducono le distanze. È in questi spazi che si costruisce coesione sociale, si alimenta la concordia e si contrasta la frammentazione. Per questo chiediamo ai progetti di andare oltre la dimensione tecnica e di puntare alla costruzione di esperienze che uniscano crescita individuale e crescita collettiva, generando un’eredità educativa e sociale duratura nelle comunità".

Uno degli elementi distintivi dell'iniziativa è la collaborazione tra enti del Terzo Settore, scuole e realtà del territorio. Quanto è importante fare rete per affrontare in maniera efficace il fenomeno della povertà educativa e costruire comunità più inclusive?

"La vera leva del cambiamento è la comunità educante. Nessun soggetto, da solo, è in grado di rispondere alla complessità della povertà educativa. Per questo è fondamentale che scuole, enti del Terzo Settore, servizi sociali, istituzioni, istituti di pena, associazioni e famiglie lavorino insieme, condividendo obiettivi, responsabilità e percorsi. Non servono interventi isolati o frammentati, ma un'azione coordinata che metta sempre al centro il benessere e la crescita dei bambini e dei ragazzi. Fare rete significa costruire una comunità capace di prendersi cura dei più giovani in modo continuativo, valorizzando le competenze di ciascuno. È proprio da questa alleanza che possono nascere opportunità educative più efficaci e durature. In questo percorso, però, anche i bambini e i ragazzi hanno un ruolo attivo. Non sono semplici destinatari degli interventi, ma protagonisti del cambiamento: quando vengono coinvolti, ascoltati e messi nelle condizioni di partecipare, diventano essi stessi una forza capace di generare relazioni, inclusione e nuove energie all'interno delle loro comunità. È questa l'idea di comunità educante che ispira tutte le nostre iniziative".

Oltre ai bandi dedicati alla povertà educativa, Con i Bambini promuove interventi rivolti ai minori che vivono esperienze di estrema vulnerabilità, come i figli delle vittime di femminicidio o i figli di persone detenute. Qual è il valore di questi percorsi e perché è fondamentale accompagnare questi bambini e ragazzi con un sostegno che coinvolga non solo loro, ma anche le famiglie e le comunità che li accolgono?

"Ci sono bambini che, oltre alla povertà educativa, si trovano a vivere esperienze traumatiche che segnano profondamente la loro crescita. Penso, ad esempio, ai figli delle vittime di femminicidio, che da un giorno all'altro perdono i propri punti di riferimento e devono ricostruire la loro vita. In questi casi il nostro impegno è accompagnare non solo il minore, ma anche la nuova famiglia che lo accoglie, offrendo un sostegno concreto attraverso percorsi di supporto psicologico, assistenza legale e interventi personalizzati, affinché nessun bambino venga lasciato solo ad affrontare un dolore così grande. Un'attenzione particolare è rivolta anche ai figli delle persone detenute. Collaboriamo con gli istituti penitenziari per trasformare il momento dell'incontro con il genitore in un'occasione il più possibile serena e accogliente, perché il mantenimento del legame affettivo rappresenta un elemento fondamentale per l'equilibrio emotivo del bambino. Ad oggi abbiamo accompagnato migliaia di minori attraverso percorsi che integrano sostegno psicologico, supporto educativo e orientamento, con l'obiettivo di restituire loro fiducia, stabilità e opportunità di futuro. Ogni bambino ha il diritto di crescere sentendosi protetto, ascoltato e accompagnato, anche quando la vita lo mette di fronte alle prove più difficili”.

Presidente, guardando ai suoi anni da maestro di scuola elementare e di strada, che ricordo ha dei bambini e dei ragazzi che ha seguito: sono riusciti, nel tempo, a costruire percorsi di riscatto?

"Sì, molti. Nell’esperienza di maestro di scuola elementare e di maestro di strada, anche nei Quartieri Spagnoli di Napoli, ho visto crescere circa 350 ragazze e ragazzi, e ho potuto seguire da vicino percorsi molto diversi tra loro. La cosa che mi colpisce di più è che il cambiamento non riguarda solo i bambini, ma anche le famiglie: le nuove madri e i nuovi padri, spesso rispetto alle generazioni precedenti, attribuiscono un valore diverso alla scuola, al lavoro regolare, alla costruzione di una vita che non si basi sull’espediente, ma su percorsi più stabili e dignitosi. In molti casi si tratta di persone che hanno anche scelto di emigrare per garantire ai propri figli un futuro migliore. In questo percorso ho visto storie di riscatto molto forti. Un ragazzo, ad esempio, cresciuto con un padre detenuto e rimasto orfano di madre in giovane età, oggi è un avvocato affermato. Allo stesso tempo, c’è chi, partendo da una famiglia molto fragile e assente, non ha seguito traiettorie di successo in senso tradizionale, ma ha comunque costruito una vita solida, onesta, centrata sulla cura dei figli e sull’attenzione alla loro crescita scolastica. Accanto a queste storie positive, però, ci sono anche percorsi più complessi: ragazzi che sembravano essersi lasciati alle spalle certe difficoltà e che invece, nel tempo, sono ricaduti in situazioni di disagio. È una realtà che insegna quanto i percorsi di crescita non siano mai lineari e quanto sia fondamentale continuare a investire in accompagnamento educativo e sociale nel lungo periodo”.

CON I BAMBINI

L’impresa sociale Con i bambini è una società senza scopo di lucro costituita il 15 giugno 2016 per attuare i programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, previsti dal Protocollo d’Intesa stipulato il 29 aprile 2016 tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Presidente di Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria (in attuazione di quanto previsto dall’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208). L’impresa sociale è interamente partecipata dalla Fondazione con il Sud. Con i bambini, attraverso decine di bandi e iniziative, ha selezionato complessivamente oltre 800 progetti in tutta Italia, tra cui oltre 40 idee progettuali legate alle iniziative in cofinanziamento con altri enti erogatori. Nella gestione dei bandi, è stato introdotto l’elemento della valutazione di impatto. I progetti approvati, sostenuti con un contribuito di circa 500 milioni di euro, coinvolgono 650 mila bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie. Attraverso i progetti sono state messe in rete circa 10 mila organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati rafforzando le “comunità educanti” dei territori. Il racconto delle esperienze avviate è disponibile sul sito percorsiconibambini.it.

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