Innovazione, ricerca e tutela della proprietà intellettuale sono oggi elementi decisivi per la crescita e la competitività delle imprese. In questo scenario, il Nuovo Patent Box rappresenta una delle misure più strategiche della finanza agevolata, grazie alla possibilità di ottenere una maggiorazione fiscale del 110% delle spese sostenute per attività di ricerca e sviluppo legate a software protetti da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli giuridicamente tutelati.
Si tratta di un regime opzionale destinato alle imprese che investono in innovazione e valorizzazione dei beni immateriali, con vantaggi concreti ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP. Un’opportunità importante soprattutto per le aziende che puntano su sviluppo tecnologico, design e tutela del know-how, attraverso attività di ricerca, innovazione e protezione legale della proprietà industriale.
Per approfondire il funzionamento della misura, le spese ammissibili, i requisiti richiesti e le opportunità per le imprese, abbiamo intervistato Teresa Scandale, consulente di finanza agevolata in Telematica Italia e coordinatrice dell’area Patent Box. Con lei analizzeremo gli aspetti operativi dell’agevolazione e il valore strategico che questo strumento può generare per le aziende che investono in innovazione e proprietà intellettuale.
Teresa Scandale, quali sono oggi le principali opportunità che il Nuovo Patent Box offre alle imprese che investono in innovazione e ricerca?
“Il Nuovo Patent Box rappresenta oggi uno degli strumenti fiscali più interessanti per le imprese che investono stabilmente in innovazione, ricerca e sviluppo, perché consente di trasformare i costi sostenuti per attività innovative in un importante vantaggio fiscale. La misura prevede infatti una maggiorazione del 110% dei costi di Ricerca & Sviluppo relativi a determinati beni immateriali, con una riduzione diretta della base imponibile IRES e IRAP. Un aspetto particolarmente rilevante del Nuovo Patent Box è che, a differenza di molte altre misure agevolative spesso limitate da requisiti dimensionali o settoriali, il regime è accessibile a imprese di qualsiasi dimensione e appartenenti a qualunque settore, purché svolgano attività di ricerca e sviluppo collegate a beni immateriali tutelati. Le principali opportunità offerte oggi dal Nuovo Patent Box riguardano innanzitutto la possibilità per le imprese di valorizzare economicamente gli investimenti già sostenuti in innovazione e ricerca. La misura consente infatti non solo di agevolare le attività in corso, ma anche di recuperare fino a 8 anni di costi pregressi collegati allo sviluppo del bene immateriale, nel momento in cui viene ottenuta la relativa tutela giuridica, come ad esempio il deposito di un brevetto o la registrazione di un software protetto. Un ulteriore elemento di forte interesse è la possibilità di cumulare il beneficio con altre agevolazioni, come il Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo permettendo così alle imprese di costruire strategie di investimento ancora più efficaci. La misura offre una maggiore stabilità nella pianificazione fiscale, grazie a un regime quinquennale rinnovabile che consente alle aziende di programmare nel tempo le proprie attività di ricerca, sviluppo e valorizzazione della proprietà intellettuale”.
Quali sono i requisiti fondamentali che un’azienda deve possedere per poter accedere al regime Patent Box e quali errori vengono commessi più frequentemente in fase di richiesta?
“Per accedere al Nuovo Patent Box è fondamentale che l’azienda svolga attività di Ricerca & Sviluppo collegate a un bene immateriale tutelato, come brevetti industriali, software protetti da copyright, disegni o modelli. È inoltre necessario che vi sia una corretta tracciabilità delle attività svolte e dei costi sostenuti nel tempo. Gli errori più frequenti riguardano in primis la mancanza di documentazione tecnica e amministrativa adeguata, l’inclusione di beni non agevolabili, la mancata esercitazione tempestiva dell’opzione e una gestione non corretta del meccanismo premiale, soprattutto nei casi di recupero dei costi pregressi. Per questo motivo è fondamentale pianificare fin dall’inizio la raccolta documentale e l’impostazione tecnica della misura”.
Tra software protetti, brevetti industriali, disegni e modelli, quali sono i beni immateriali che oggi vengono maggiormente valorizzati attraverso questa agevolazione?
“I beni immateriali maggiormente valorizzati attraverso il Nuovo Patent Box sono sicuramente i software protetti da copyright e i brevetti industriali, perché rappresentano gli asset più diffusi nelle imprese innovative e manifatturiere. In particolare, molte aziende sviluppano internamente software gestionali, piattaforme, algoritmi o soluzioni digitali proprietarie che, se correttamente tutelate e documentate, possono accedere al beneficio. Allo stesso modo, i brevetti industriali consentono di valorizzare anni di attività di ricerca, sviluppo, prototipazione e industrializzazione. Stanno inoltre crescendo molto anche i casi legati a disegni e modelli, soprattutto nei settori design, arredamento, moda e meccanica, dove l’innovazione di prodotto rappresenta un elemento strategico di competitività”.
Il Nuovo Patent Box prevede una maggiorazione del 110% delle spese di ricerca e sviluppo: quali sono le spese concretamente ammissibili e come possono le imprese documentarle correttamente?
“Tra le spese ammissibili rientrano tutti i costi direttamente collegati alle attività di Ricerca & Sviluppo finalizzate alla creazione, sviluppo o miglioramento del bene immateriale agevolato. In particolare, assumono un ruolo centrale i costi del personale impegnato nelle attività di R&S, che rappresentano mediamente il 60/70% dei costi complessivi agevolabili. A questi si affiancano le spese per consulenze tecniche e servizi specialistici, contratti con soggetti esterni, materiali utilizzati per le attività sperimentali e costi legati alla tutela della proprietà intellettuale, come deposito brevetti, consulenze IP e ricerche di anteriorità. Sono inoltre agevolabili i beni strumentali utilizzati nelle attività di ricerca, tra cui attrezzature di laboratorio, macchinari di prototipazione, strumenti di misura, sistemi informatici e software specialistici. Rientrano nel beneficio anche laboratori dedicati, impianti pilota, clean room, officine di prototipazione e uffici tecnici destinati alle attività di R&S. Particolarmente rilevanti risultano oggi anche i beni immateriali strumentali, come software per attività di ricerca, licenze tecnologiche, know-how, brevetti acquisiti e banche dati tecniche utilizzate come base per ulteriori sviluppi innovativi. Proprio per l’ampiezza delle spese agevolabili, diventa fondamentale predisporre una documentazione tecnica e amministrativa strutturata, composta da relazioni tecniche, timesheet firmati, contratti, ordini, fatture, report progettuali e documentazione relativa alla tutela della proprietà intellettuale. La corretta tracciabilità delle attività svolte e dei costi sostenuti rappresenta infatti uno degli elementi essenziali per accedere al beneficio ed evitare eventuali contestazioni future”.
Rispetto al precedente regime Patent Box, oggi non è più necessario avviare una trattativa preventiva con l’Agenzia delle Entrate. In che modo questa semplificazione ha inciso sui tempi, sulla gestione documentale e sull’accessibilità dello strumento da parte delle imprese?
“La semplificazione introdotta dal Nuovo Patent Box ha avuto un impatto molto importante soprattutto in termini di tempi e accessibilità della misura. Con il precedente regime era necessario avviare una procedura di ruling con l’Agenzia delle Entrate, spesso lunga e complessa, che richiedeva anni prima di arrivare alla definizione del beneficio fiscale. Oggi, invece, il meccanismo è molto più rapido e operativo: l’impresa può accedere direttamente all’agevolazione tramite autoliquidazione in dichiarazione dei redditi, senza dover attendere una preventiva autorizzazione da parte dell’amministrazione finanziaria. Questo ha reso la misura molto più accessibile anche per PMI e aziende che prima consideravano il Patent Box troppo complesso da gestire. La semplificazione non significa però minore attenzione documentale. Al contrario, oggi assume un ruolo ancora più centrale la predisposizione di una documentazione tecnica e amministrativa solida, che consenta all’impresa di dimostrare correttamente le attività di Ricerca & Sviluppo svolte e la correlazione con i costi agevolati. Proprio per questo motivo è fondamentale pianificare sin dall’inizio la raccolta documentale e la gestione tecnica della misura”.
Dal tuo osservatorio in Telematica Italia, quanto è cresciuta negli ultimi anni l’attenzione delle imprese verso strumenti di finanza agevolata legati alla proprietà intellettuale e quali settori mostrano maggiore interesse verso il Patent Box?
“Negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita molto significativa dell’interesse delle imprese verso strumenti di finanza agevolata legati alla proprietà intellettuale. Sempre più aziende stanno comprendendo che brevetti, software, know-how e innovazione non rappresentano soltanto un valore tecnico o strategico, ma anche un importante asset fiscale e competitivo. In passato la misura maggiormente utilizzata dalle aziende che hanno svolto attività di ricerca è stata senza dubbio il Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo, che ha sostenuto fortemente gli investimenti innovativi delle imprese. Oggi però il quadro normativo è sempre più limitato e restrittivo. Per questo motivo il Nuovo Patent Box rappresenta una delle opportunità ad oggi, più interessanti e strategiche per valorizzare ricerca, sviluppo e proprietà intellettuale. In particolare, sta suscitando forte interesse nelle imprese manifatturiere, nelle aziende che sviluppano software e tecnologie digitali, nel settore automazione e meccanica avanzata, ma anche nei comparti design, moda, farmaceutico e biomedicale, dove la tutela dell’innovazione rappresenta un elemento centrale della competitività aziendale. Posso inoltre affermare che è particolarmente interessante anche per le start-up innovative che, nelle fasi iniziali, spesso non presentano ancora un reddito d’impresa significativo. In questi casi il beneficio fiscale può essere riportato negli anni successivi, consentendo all’azienda di valorizzare nel tempo gli investimenti sostenuti durante la fase di sviluppo e crescita. Concludo dicendo che ad oggi, le imprese sono molto più sensibili al tema della corretta valorizzazione delle attività di Ricerca & Sviluppo e alla necessità di strutturare fin dall’inizio la documentazione tecnica e la tutela della proprietà intellettuale per poter accedere alle agevolazioni in modo efficace e sicuro”.