La recente introduzione del D.L. n. 42/2026 rappresenta un passaggio strategico nel processo di adattamento del sistema produttivo italiano agli shock energetici e alle trasformazioni globali in atto. Il provvedimento non si limita a rifinanziare strumenti esistenti, ma interviene con una logica selettiva e correttiva, mirando a colmare lacune emerse nell’attuazione delle precedenti misure e a rafforzare la resilienza delle imprese. Dal punto di vista tecnico-operativo, siamo di fronte a un’evoluzione significativa del paradigma di sostegno pubblico: meno generalista, più orientato alla performance, all’efficienza energetica e alla digitalizzazione integrata.
RAFFORZAMENTO DEL PIANO TRANSIZIONE 5.0: UN CAMBIO DI SCALA
“Uno degli elementi più rilevanti del decreto – spiega Sara Del Gallo, consulente specialista del team Transizione e Trasformazione di Telematica Italia - riguarda il potenziamento del credito d’imposta legato al Piano Transizione 5.0, in particolare per le imprese che erano rimaste escluse a causa dell’esaurimento delle risorse. Il salto è evidente: si passa da un’aliquota del 35% a un contributo che può arrivare fino all’89,77% dell’importo richiesto. Questo incremento non è solo quantitativo, ma anche qualitativo in quanto riduce drasticamente il tempo di ritorno degli investimenti (ROI), aumenta la bancabilità dei progetti di innovazione e favorisce interventi più strutturali e meno marginali. Questo implica una maggiore attenzione alla tracciabilità digitale degli investimenti, alla certificazione dei risparmi energetici e all’integrazione dei dati di processo. A ciò si affianca un contributo specifico per l’autoproduzione di energia elettrica, che introduce un ulteriore incentivo verso modelli di autonomia energetica, come fotovoltaico, sistemi di accumulo, microgrid aziendali”.
AGRICOLTURA: UN INTERVENTO MIRATO E TEMPORANEO
L’introduzione dell’articolo 8-ter segna un riconoscimento esplicito della vulnerabilità del comparto agricolo rispetto alla volatilità dei prezzi energetici. Il credito d’imposta del 20% sulle spese sostenute nel marzo 2026 per carburanti rappresenta una misura congiunturale, legata a un picco specifico dei costi; settoriale, focalizzata su un ambito ad alta intensità energetica e documentale, con forte enfasi sulla tracciabilità delle spese. “Dal punto di vista operativo – afferma ancora Sara Del Gallo - sarà fondamentale per le imprese agricole strutturare correttamente la documentazione delle spese; predisporre sistemi di rendicontazione digitale e monitorare le future modalità attuative. Questo intervento, pur limitato nel tempo, apre una riflessione più ampia sulla necessità di accompagnare il settore verso forme di meccanizzazione sostenibile e riduzione della dipendenza dai carburanti fossili”.
LA LEVA STRATEGICA PER INTERNAZIONALIZZAZIONE
L’articolo 8-quater interviene su uno degli strumenti più rilevanti per le imprese orientate ai mercati esteri, il Fondo rotativo SIMEST, introducendo novità che ne rafforzano in modo significativo l’impatto operativo. Tra queste, spiccano l’incremento del cofinanziamento a fondo perduto fino al 20% e il suo ulteriore potenziamento al 30% per le PMI, insieme all’estensione delle agevolazioni anche alle imprese colpite da shock geopolitici ed energetici. Si tratta di un intervento che si inserisce in una visione più ampia e strutturata, in cui transizione digitale ed ecologica non sono più percorsi distinti, ma leve integrate di competitività. Oggi, infatti, la capacità di operare sui mercati internazionali passa sempre più attraverso l’efficienza energetica, la digitalizzazione dei processi e la resilienza rispetto a contesti globali instabili. “In questo scenario – continua Sara De Gallo - cambia profondamente anche il ruolo della consulenza: non è più sufficiente costruire progetti ‘finanziabili’, ma è necessario sviluppare iniziative che siano coerenti con i nuovi criteri di sostenibilità, misurabilità e adattamento al rischio. Le imprese si trovano così davanti a un contesto ricco di opportunità, ma al tempo stesso caratterizzato da una crescente complessità gestionale. Gli incentivi, infatti, premiano sempre più progetti integrati, capaci di combinare efficientamento energetico e trasformazione digitale. Questo richiede un salto di qualità nell’approccio operativo, che si traduce in tre direttrici fondamentali: rafforzare la governance dei dati, perché la rendicontazione diventa sempre più digitale, tracciabile e verificabile; adottare un approccio progettuale evoluto, andando oltre il semplice accesso al beneficio per dimostrare impatti concreti in termini di risparmio energetico e competitività e infine monitorare attentamente le tempistiche, considerando che molte misure sono vincolate a scadenze stringenti, come nel caso degli strumenti SIMEST con orizzonte al 31 dicembre 2026. Dunque, il nuovo quadro normativo non si limita a offrire risorse, ma ridefinisce le regole del gioco: premia le imprese che sanno pianificare, integrare e misurare, trasformando gli incentivi in un vero motore di sviluppo strategico.
VERSO UN NUOVO MODELLO DI INCENTIVAZIONE
Il D.L. 42/2026 segna un passaggio importante nella politica industriale italiana. Non si tratta più solo di sostenere le imprese in difficoltà, ma di guidarle in una trasformazione strutturale. La crisi energetica, da fattore critico, diventa così un acceleratore di cambiamento. “Le imprese – continua Sara Del Gallo - che sapranno cogliere queste opportunità, con il supporto di una consulenza tecnica qualificata e specialistica, potranno non solo mitigare gli impatti della crisi, ma anche rafforzare la propria posizione competitiva nel medio-lungo periodo. In questo scenario, il ruolo della consulenza di Telematica Italia si conferma centrale: non solo come facilitatore dell’accesso agli incentivi, ma come partner strategico nella transizione digitale ed energetica delle imprese”.