Dalla formazione all'innovazione: 32 milioni per far crescere le MPMI

La formazione continua come leva strategica per la competitività delle imprese artigiane e delle micro e piccole realtà produttive. È questo il filo conduttore dell’intervista che Telematica Italia dedicherà a Fondartigianato, che rafforza il proprio impegno ampliando la dotazione finanziaria dell’Invito 2/2025 e introducendo nuove scadenze per garantire continuità e prospettiva al piano di interventi.

Il Fondo mette in campo ulteriori 10,8 milioni di euro che si aggiungono ai 21,8 milioni già programmati, portando la dotazione complessiva dell’Invito a oltre 32 milioni di euro. Un investimento significativo che punta a prolungare e potenziare l’offerta formativa, con un’attenzione particolare alle micro e piccole imprese e ai percorsi tecnico-professionalizzanti, sostenendo l’innovazione dei processi produttivi e lo sviluppo di competenze green e digitali, comprese quelle legate all’intelligenza artificiale. Nel corso dell’intervista approfondiremo l’articolazione delle diverse Linee di finanziamento previste dall’Invito. Dalla Linea 1, dedicata allo sviluppo dei territori e dei settori, con scadenza fissata al 21 luglio 2026, alla Linea 2, rivolta ai progetti di sviluppo degli Accordi quadro regionali, che prevede due finestre temporali, il 15 aprile e il 15 ottobre 2026, con specifiche modalità di candidatura tramite ATI/ATS e con l’assegnazione del contributo a un unico soggetto presentatore per l’intero importo regionale disponibile. Spazio anche alla Linea 3, integrata con FSBA, che consente la presentazione dei progetti fino a esaurimento risorse e introduce tempi di approvazione ridotti per le aziende in ACIGS. Tra le novità di maggiore interesse, la disciplina dei Progetti Aziendali di Sviluppo (Linea 7), candidabili fino al 15 settembre 2026, che potranno essere realizzati e rendicontati entro 18 mesi dall’assegnazione del contributo, senza termini prefissati per l’avvio. Restano inoltre attive le Linee dedicate alla formazione “just in time” per le nuove adesioni o per le imprese che non hanno beneficiato di contributi dal 2017 (Linea 8), così come la Linea 10 sulla bilateralità artigiana, entrambe con sportelli quindicinali e possibilità di presentazione fino a esaurimento fondi. Tutti i progetti dovranno essere candidati attraverso la piattaforma informativa del Fondo.

A illustrare nel dettaglio obiettivi, criteri di valutazione, modalità operative e le opportunità offerte dalla finanza agevolata saranno la dottoressa Federica D’Anna, responsabile dell’area valutazione e monitoraggio qualitativo e il dottor Bruno Panariello, responsabile dell’area controlli e monitoraggio quantitativo di Fondartigianato. Un’occasione per comprendere come la formazione possa diventare un motore concreto di innovazione e crescita per il sistema dell’artigianato.

Dottoressa D’Anna, l’ampliamento della dotazione finanziaria dell’Invito 2/2025 rappresenta un segnale importante. Qual è la visione strategica che guida questa scelta e quali obiettivi qualitativi vi proponete di raggiungere?

“L’ampliamento della programmazione relativa all’Invito 2/2025 ha una finalità strategica: offrire maggiori opportunità alle nostre aziende e ai nostri stakeholder, sia in termini di nuove risorse sia di nuove scadenze, in coerenza con le linee programmatiche previste. Disporre di un orizzonte temporale più ampio consente agli stakeholder di organizzare meglio le attività di rilevazione dei fabbisogni delle imprese, così da garantire una risposta concreta attraverso le linee di finanziamento disponibili. Inoltre, permette di favorire un equilibrio più efficace tra formazione e attività lavorativa. Questa scelta è particolarmente significativa perché si inserisce in un momento di grande cambiamento per i Fondi. A seguito del decreto ministeriale del 9 luglio 2024, n. 115, i Fondi sono stati individuati come soggetti titolari delegati dal Ministero per l’erogazione del servizio di individuazione, validazione e certificazione delle competenze. Questo comporta nuove responsabilità e richiede un adeguamento sia organizzativo sia operativo. Il Fondo, quindi, è chiamato non solo a individuare al proprio interno le modalità per erogare tali servizi, ma anche ad adeguare la propria programmazione affinché risponda pienamente agli effetti di questo nuovo quadro normativo. Avere più tempo a disposizione è stato dunque fondamentale per consentire sia al Fondo sia agli enti attuatori di strutturarsi adeguatamente e di prepararsi rispetto ai nuovi obiettivi, che non riguardano più soltanto la progettazione formativa, ma anche la trasparenza e la certificazione delle competenze e degli esiti. In questo percorso, il Fondo ha svolto un ruolo strategico, interpretando le linee di indirizzo delle parti sociali e traducendole in azioni concrete, anche grazie a un costante monitoraggio qualitativo e quantitativo delle attività. Questo consente di orientare sempre meglio la programmazione e di garantire la qualità della formazione erogata. Per quanto riguarda la qualità progettuale, un piano formativo per essere efficace deve essere fortemente legato ai reali fabbisogni dell’impresa. È fondamentale che vi sia una chiara corrispondenza tra la domanda espressa dall’azienda e la progettazione formativa proposta: solo in questo modo si ottengono risultati concreti. Operando prevalentemente con micro e piccole imprese, emerge chiaramente quanto sia importante costruire interventi su misura. Per queste realtà, la formazione rappresenta una leva strategica solo se è in grado di rispondere in modo diretto alle esigenze operative, contribuendo allo sviluppo delle competenze, al rafforzamento del posizionamento sul mercato e all’accompagnamento dei lavoratori nei processi di cambiamento. Quando questa coerenza tra fabbisogno e progettazione è presente, la formazione diventa realmente efficace e genera un impatto tangibile”.

L’avviso dedica particolare attenzione a micro e piccole imprese. Dal punto di vista della qualità progettuale, quali caratteristiche deve avere oggi un piano formativo per essere realmente efficace e generare impatto concreto in queste realtà?

“Fondartigianato si interfaccia prevalentemente con realtà micro e piccolissime, non solo per la nostra natura legata al mondo dell’artigianato e ai soci costituenti, ma anche perché i dati di monitoraggio confermano che la dimensione media delle aziende con cui operiamo è molto ridotta. Affinché un progetto sia realmente efficace, deve essere fortemente legato alle esigenze formative dell’impresa che lo propone. È fondamentale partire da un’analisi chiara e puntuale del fabbisogno aziendale: solo quando la domanda è ben definita è possibile costruire una progettualità formativa coerente e capace di rispondere in modo concreto a quel bisogno. In questi casi, l’intervento formativo diventa realmente efficace e produce risultati tangibili. Per ottenere questo, lavoriamo selezionando e accompagnando le realtà aziendali più piccole. Non ci rivolgiamo alle grandi imprese, per le quali sono previsti strumenti specifici come il conto aziendale; operiamo invece attraverso il conto di sistema, che ha una funzione sussidiaria e solidaristica, pensata proprio per sostenere le micro e piccole imprese. In questi contesti, quando le aziende comprendono il valore aggiunto della formazione, questa diventa una vera leva strategica. Non si tratta solo di aggiornare competenze, ma di generare un impatto concreto: migliorare il posizionamento sul mercato, sostenere la competitività e accompagnare i lavoratori nello sviluppo di nuove competenze. Quando c’è coerenza tra fabbisogno espresso e progettazione formativa, significa aver centrato l’obiettivo”.

Competenze green, digitalizzazione e intelligenza artificiale sono al centro delle nuove linee di intervento. Quali elementi valutate per garantire che questi percorsi non siano solo aggiornamenti teorici, ma strumenti reali di innovazione dei processi produttivi?

“Le nostre linee di intervento integrano trasversalmente i temi delle competenze green, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, perché le transizioni in atto stanno attraversando tutti i settori produttivi e non possono non essere al centro dell’attenzione. In particolare, abbiamo previsto una linea strategica specificamente dedicata all’innovazione, che accompagna le imprese nei processi di sviluppo. In questi casi, l’elemento chiave che valutiamo è la stretta coerenza tra l’investimento aziendale e il percorso formativo. Quando un’impresa introduce un nuovo macchinario, un prodotto innovativo o avvia una nuova attività, è fondamentale che la formazione sia direttamente collegata a questo cambiamento e ne supporti l’implementazione. L’innovazione, infatti, genera valore solo se è accompagnata da competenze adeguate: in assenza di formazione, rischia di trasformarsi in un fattore critico, mentre se ben supportata diventa una reale opportunità di crescita. Per questo motivo, consideriamo efficace un intervento formativo solo quando esiste una forte integrazione tra ciò che l’azienda investe e le competenze che i lavoratori sono chiamati a sviluppare. Un altro elemento centrale è il lavoro per competenze. Progettare la formazione in termini di competenze consente di ottenere risultati chiari, misurabili e riconoscibili. Questo approccio permette di riferirsi a standard condivisi, rendendo gli esiti formativi leggibili e spendibili non solo all’interno dell’azienda, ma anche all’esterno. In questo modo, i percorsi formativi non restano aggiornamenti teorici, ma diventano strumenti concreti di innovazione dei processi produttivi e di valorizzazione del capitale umano”.

Dottor Panariello, l’incremento delle risorse porta la dotazione complessiva a oltre 32 milioni di euro. Quali strumenti di monitoraggio vengono adottati per garantire un utilizzo efficace e trasparente dei fondi?

“Il Fondo opera sin dal 2004 nella promozione della formazione ed è da sempre dotato di diversi strumenti di controllo, verifica e monitoraggio, con l’obiettivo di garantire un utilizzo corretto, efficace e trasparente delle risorse assegnate. In particolare, l’attività si basa su un solido impianto regolamentare: un regolamento generale del Fondo e un regolamento degli avvisi, accompagnati da strumenti operativi che offrono ai soggetti titolari dei progetti una visione chiara delle procedure, dall’approvazione alla gestione fino alla rendicontazione degli interventi formativi. Si tratta di regole precise, alle quali è necessario attenersi e che prevedono controlli sia in itinere, durante la realizzazione dei progetti, sia ex post, in fase di verifica delle spese sostenute. I controlli vengono generalmente affidati a società esterne selezionate attraverso procedure a evidenza pubblica. Tuttavia, l’elemento che più caratterizza il nostro modello è l’attività di monitoraggio continuo e di accompagnamento: il Fondo affianca quotidianamente i soggetti titolari e le imprese in tutte le fasi di realizzazione dei progetti, garantendo disponibilità all’ascolto e supporto nella gestione delle criticità che possono emergere. Questo è particolarmente importante quando si lavora con micro e piccole imprese, che spesso incontrano difficoltà organizzative nel realizzare la formazione, soprattutto durante l’orario di lavoro. Le soluzioni individuate devono quindi coniugare il rispetto delle regole, la qualità degli interventi e l’efficacia nell’utilizzo delle risorse. Va inoltre considerato che si tratta di risorse mutualistiche: un utilizzo non corretto non rappresenta solo una perdita per la singola impresa, ma sottrae opportunità ad altre aziende. Per questo motivo, l’attenzione al controllo e alla corretta gestione dei contributi è particolarmente elevata. Nel tempo abbiamo maturato una conoscenza approfondita delle esigenze, espresse e non espresse, delle micro e piccole imprese. Sappiamo, ad esempio, quanto sia determinante il fattore tempo, quanto spesso manchino figure interne dedicate alla gestione delle risorse umane e quanto la burocrazia possa rappresentare un ostacolo all’accesso ai finanziamenti. Sappiamo anche che in alcuni casi la formazione è ancora percepita come un costo, anziché come un’opportunità. Per questo il Fondo si propone come uno strumento agile, inclusivo e vicino alle imprese, offrendo risposte dirette e supporto costante. Inoltre, valorizziamo anche il ruolo dell’imprenditore, prevedendo, in determinate condizioni, la possibilità che sia lo stesso titolare a trasferire competenze all’interno dell’azienda. Infine, per alcune linee considerate strategiche, realizziamo anche attività di monitoraggio ex post finalizzate a valutare l’impatto reale della formazione, mettendo a confronto l’esperienza dei lavoratori e quella dei datori di lavoro. Questo ci consente di migliorare continuamente la qualità degli interventi e di orientare in modo sempre più efficace le risorse disponibili”.

Le imprese italiane, in particolare quelle artigiane e di piccola dimensione, si trovano oggi ad affrontare sfide molto concrete: aumento dei costi, transizione digitale ed energetica, difficoltà nel reperire competenze adeguate. Dal suo osservatorio, quali sono le esigenze più urgenti che emergono dal tessuto produttivo del Paese?

“Le esigenze delle imprese, in particolare di quelle micro e artigiane, sono strettamente legate ai fabbisogni che emergono dal loro contesto operativo quotidiano, come già evidenziato anche dalla collega nel suo intervento. Si tratta spesso di esigenze molto concrete, pratiche e immediate, più che di bisogni strutturati o formalizzati. Proprio per questo motivo risulta particolarmente efficace, in molti casi, favorire il trasferimento di competenze direttamente all’interno dell’impresa, valorizzando il sapere artigiano e le competenze già presenti, che possono essere condivise e trasmesse tra lavoratori. Allo stesso tempo, quando intervengono enti di formazione accreditati, le imprese hanno accesso a percorsi più strutturati, che affrontano tematiche trasversali oggi sempre più rilevanti, come la digitalizzazione, l’innovazione dei processi e le competenze legate alle transizioni in atto. Le esigenze più urgenti riguardano da un lato la necessità di risposte rapide e operative, dall’altro il bisogno di accompagnamento verso competenze nuove e più evolute, capaci di sostenere le imprese nelle sfide legate ai cambiamenti del mercato e del contesto economico”.

Dottor Panariello, in un contesto economico caratterizzato da rapidi cambiamenti, quanto è strategica la finanza agevolata come leva di crescita per le imprese artigiane e le PMI e in che modo strumenti come quelli messi a disposizione da Fondartigianato possono trasformarsi in un reale acceleratore di investimenti in competenze e innovazione?

“Negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo la capacità delle imprese, anche di quelle più piccole, di accedere alla finanza agevolata. Questo è avvenuto grazie al supporto delle associazioni di categoria, dei consulenti specializzati e anche a una maggiore consapevolezza da parte delle imprese stesse, favorita dalla disponibilità di informazioni sempre più accessibili. In questo contesto, la formazione, e in particolare quella sostenuta da strumenti come quelli messi a disposizione da Fondartigianato, rappresenta una leva strategica fondamentale. Si tratta di uno strumento concreto che può accompagnare le imprese nelle loro scelte di investimento, rendendole più consapevoli e più rapide nel cogliere le opportunità di sviluppo. Il contributo economico destinato alla formazione è particolarmente importante perché consente di intercettare anche quelle imprese che sono ancora lontane dall’idea di investire in modo strutturato sulle competenze dei propri lavoratori. In questo senso, la formazione diventa un primo passo per migliorare le performance aziendali. Il suo ruolo, infatti, non è solo quello di trasferire competenze, ma anche di accrescere la consapevolezza imprenditoriale, individuare traiettorie di crescita e sviluppo e rafforzare la competitività dell’impresa. Allo stesso tempo, contribuisce a migliorare la qualità del lavoro e la sicurezza dei lavoratori. In questo modo, la finanza agevolata, integrata con strumenti formativi efficaci, si trasforma in un vero acceleratore di investimenti in competenze e innovazione, soprattutto per il tessuto delle imprese artigiane e delle PMI”. 

FONDARTIGIANATO

Fondartigianato è il Fondo interprofessionale per la formazione continua istituito in attuazione della Legge 388/2000, che ha affidato a enti di natura privatistica, costituiti dalle parti sociali, la gestione dei contributi versati dalle imprese per la formazione e l’aggiornamento dei propri dipendenti. Associazione riconosciuta promossa da Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI, CGIL, CISL e UIL, Fondartigianato è stato il primo Fondo autorizzato dal Ministro del Lavoro con decreto del 31 ottobre 2001, segnando un passaggio fondamentale per il sistema della bilateralità e per le Parti Sociali dell’artigianato, da anni impegnate nella promozione della cultura formativa. Il Fondo nasce con l’obiettivo di sostenere e diffondere la formazione continua quale leva strategica per la competitività delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese. Promuove, finanzia e realizza piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, elaborati nell’ambito del dialogo sociale, finalizzati alla valorizzazione delle risorse umane e allo sviluppo dei comparti produttivi. Attraverso i propri strumenti di intervento, Fondartigianato favorisce la qualificazione del lavoro nell’artigianato e nelle PMI, contribuendo a rafforzare le politiche attive del lavoro e a creare le condizioni per una crescita sostenibile e innovativa. La formazione continua rappresenta infatti un fattore determinante per accompagnare il cambiamento, sostenere l’innovazione organizzativa e tecnologica, adeguare le strategie commerciali e consolidare la presenza delle imprese sul mercato, promuovendo al contempo l’accrescimento delle competenze dei lavoratori e delle loro prospettive professionali.

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