Umbria, da cuore verde a Hydrogen Valley d’Italia

Il bando Progetto Bandiera – Produzione di idrogeno in aree dismesse mette a disposizione 10 milioni di euro per sostenere investimenti destinati alla diffusione del vettore idrogeno, supportando tutte le fasi fondamentali della filiera, dalla produzione allo stoccaggio, dal trasporto fino all’utilizzo finale. Si tratta di un’opportunità rilevante per favorire la transizione energetica e rilanciare aree industriali inattive attraverso progetti innovativi a forte valore aggiunto.

Possono partecipare organismi di ricerca, pubbliche amministrazioni e imprese di qualsiasi dimensione, con la possibilità di presentare progetti anche in forma congiunta. A tal fine è possibile ricorrere a diverse tipologie di collaborazione, come contratti di rete, consorzi, accordi di partenariato, associazioni temporanee di impresa o associazioni temporanee di scopo, in modo da integrare competenze diverse e rafforzare l’efficacia degli interventi. Gli investimenti ammessi riguardano la realizzazione di impianti dedicati alla produzione di idrogeno e dei relativi sistemi ausiliari, comprese le tecnologie per la compressione e lo stoccaggio. Ogni progetto dovrà inoltre includere un piano di formazione o informazione, anche pluriennale, volto a promuovere l’iniziativa e a diffondere la cultura dei vettori energetici sostenibili, pur non essendo quest’ultima voce ammissibile a contributo.

L’agevolazione consiste in un contributo pubblico a fondo perduto, con un’intensità variabile in base alla tipologia di intervento e alla dimensione del soggetto proponente. Per i progetti relativi alla produzione di idrogeno verde, l'intensità dell'aiuto è pari al 95% dei costi ammissibili, mentre per la produzione di idrogeno da biomassa è previsto un sostegno differenziato: 60% per le piccole imprese, 50% per le medie e 40% per le grandi. Nel caso in cui vengano incluse attività di ricerca industriale, il contributo raggiunge il 70% per le piccole imprese, il 60% per le medie e il 50% per le grandi, mentre per lo sviluppo sperimentale le intensità si attestano rispettivamente al 45%, 35% e 25%.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate dal 12 gennaio 2026 al 15 aprile 2026. Il bando si inserisce all’interno di un quadro più ampio di iniziative regionali dedicate alla transizione energetica e all’innovazione, alle quali si affianca per rafforzare ulteriormente lo sviluppo sostenibile e la competitività del territorio.

Telematica Italia ha intervistato gli assessori della Regione Umbria Francesco De Rebotti con delega allo Sviluppo Economico e Thomas De Luca con delega all’Ambiente, Energia e Cambiamenti climatici, per approfondire il bando e mettere in luce le opportunità che questa misura offre al tessuto produttivo regionale.

Assessore Francesco De Rebotti, in che modo il Progetto Bandiera rappresenta un’opportunità strategica per le aziende umbre interessate a investire nella filiera dell’idrogeno?

“Il Progetto Bandiera rappresenta un’opportunità strategica per le aziende umbre in quanto consente di entrare in modo strutturato nella filiera dell’idrogeno, un settore chiave delle politiche europee e nazionali di decarbonizzazione. Grazie a un elevato livello di contribuzione pubblica, le imprese possono ridurre significativamente il rischio finanziario associato a investimenti in nuovi settori, accelerando la realizzazione di impianti di produzione e applicazioni industriali dell’idrogeno. Il progetto favorisce inoltre la rigenerazione di aree dismesse, trasformandole in siti produttivi innovativi, con ricadute positive in termini economici, occupazionali e ambientali per il territorio umbro. La possibilità di integrare componenti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale, infrastrutture di rifornimento permette alle imprese di sviluppare competenze distintive e soluzioni tecnologiche proprietarie, rafforzando la propria competitività nel medio-lungo periodo. Infine, l’orientamento del Progetto Bandiera verso l’utilizzo prevalente dell’idrogeno a beneficio del territorio consente alle aziende umbre di posizionarsi come attori centrali di una filiera locale dell’idrogeno, creando sinergie con altri operatori industriali ed enti di ricerca ponendo le basi per nuove opportunità di mercato legate alla transizione energetica”.

Quali vantaggi competitivi può ottenere un’impresa che avvia oggi un progetto di produzione di idrogeno verde o bio-idrogeno, grazie ai contributi a fondo perduto previsti dall’avviso?

“Un’impresa che avvia oggi un progetto di produzione di idrogeno verde o bio-idrogeno, grazie ai contributi a fondo perduto previsti dall’Avviso, può conseguire vantaggi competitivi rilevanti e duraturi. In primo luogo, l’elevata intensità dell’aiuto consente una forte riduzione del capitale investito e del costo unitario dell’idrogeno prodotto, migliorando la sostenibilità economica dell’impianto e permettendo all’impresa di posizionarsi sul mercato con prezzi più competitivi, e rendendo il vettore idrogeno economicamente attrattivo. In secondo luogo, l’accesso anticipato agli incentivi permette di acquisire un vantaggio temporale nella filiera dell’idrogeno, sviluppando conoscenze tecniche, capacità operative e relazioni di filiera difficilmente replicabili nel breve periodo, in un contesto di mercato ancora in fase di consolidamento. I contributi favoriscono inoltre l’integrazione verticale tra produzione, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno, rafforzando la resilienza dell’impresa rispetto alla volatilità dei prezzi energetici e alle future evoluzioni normative in materia di decarbonizzazione. Infine, l’investimento agevolato consente, l’accesso a nuovi mercati e filiere industriali 'hard-to-abate' e la capacità di attrarre ulteriori finanziamenti pubblici e privati”.

Assessore De Rebotti, la finanza agevolata può coprire fino al 95% dei costi: quali investimenti diventano accessibili alle imprese grazie a questa misura? Può farci un esempio concreto?

“Una copertura a fondo perduto fino al 95% dei costi ammissibili rende accessibili alle imprese investimenti che, in condizioni di mercato ordinarie, sarebbero difficilmente sostenibili per l’elevato fabbisogno di capitale e i tempi di ritorno lunghi. In particolare, diventano realizzabili impianti industriali di produzione di idrogeno completi di elettrolizzatori, sistemi di stoccaggio, impianti rinnovabili asserviti, opere di adeguamento di aree dismesse e, ove previsto, infrastrutture di rifornimento e progetti di ricerca integrati. Grazie alla misura, anche imprese di medie dimensioni possono affrontare investimenti nell’ordine di diversi milioni di euro, sostenendo direttamente solo una quota residuale del costo complessivo e trasformando un progetto ad alto rischio in un investimento industrialmente ed economicamente sostenibile. Esempio concreto: un’impresa manifatturiera che ha nella disponibilità un’area dismessa nel territorio umbro, decide di realizzare un impianto di produzione di idrogeno verde attraverso un elettrolizzatore da 1,5 MW, abbinato a un impianto fotovoltaico dedicato da 2 MWp, con sistemi di accumulo, sistemi di compressione e stoccaggio per l’autoconsumo nei propri processi produttivi. Il costo complessivo dell’investimento stimato è pari a 4 milioni di euro. Grazie al contributo a fondo perduto al 95%, l’impresa riceve circa 3,8 milioni di euro di agevolazione, sostenendo direttamente solo la spesa di 200.000 euro. In questo modo può decarbonizzare parte dei propri consumi energetici, ridurre l’esposizione ai prezzi dell’energia, acquisire competenze strategiche sull’idrogeno e migliorare significativamente il proprio posizionamento competitivo e ambientale”.

De Rebotti, può indicarci quali aree industriali dismesse esistono in Umbria che possano essere oggetto di riqualificazione e che quindi possano generare valore economico e nuove opportunità di sviluppo per le aziende del territorio?

“La grande novità del Progetto Bandiera rispetto all’avviso PNRR Hydrogen Valleys è la localizzazione degli investimenti in aree dismesse non solo industriali. Pertanto qualsiasi area dismessa, o porzione di essa, ad uso industriale o non residenziale, in stato di abbandono e non più utilizzata per l’attività originariamente autorizzata o prevista è idonea alla localizzazione degli investimenti del “Progetto Bandiera”. Inoltre, gli impianti di produzione di energia rinnovabile possono essere installati nelle aree poste entro 10 chilometri dall’area dove è ubicato l’elettrolizzatore. In particolare le aree dismesse hanno perso la loro funzione originaria ma conservano caratteristiche strategiche in termini di localizzazione, infrastrutturazione e connessione alle reti energetiche e logistiche. La riqualificazione di queste aree attraverso progetti di produzione di idrogeno verde o bio-idrogeno consente di trasformare passività territoriali in siti produttivi ad alto valore aggiunto, riducendo il consumo di nuovo suolo e accelerando i tempi autorizzativi grazie alla vocazione preesistente dei siti. Per le aziende del territorio, tali interventi generano nuove opportunità di sviluppo economico: dalla riconversione energetica dei processi produttivi, alla creazione di nuove filiere locali dell’idrogeno, fino alla nascita di servizi collegati (manutenzione impianti, logistica, ricerca, formazione). Inoltre, il riutilizzo di aree dismesse favorisce la concentrazione di investimenti innovativi rafforzando l’attrattività del territorio per nuovi insediamenti imprenditoriali. In questo senso, la riqualificazione delle aree dismesse non rappresenta solo un intervento di recupero urbanistico, ma una leva strategica di politica industriale, capace di generare valore economico, occupazione qualificata e nuove traiettorie di crescita sostenibile per le imprese”.

Assessore Thomas De Luca, quali sono, secondo lei, gli aspetti più innovativi del bando che possono accelerare la transizione energetica delle imprese umbre?

“L'aspetto più dirompente è la trasformazione del nostro passato industriale nel motore del nostro futuro. Il bando punta al recupero di aree dismesse per installare impianti di produzione di idrogeno verde. Con questo bando si punta a rigenerare il territorio senza consumare nuovo suolo. Inoltre, si crea un vantaggio competitivo per le imprese umbre. Aziende che potranno così posizionarsi come leader in un mercato europeo che premierà sempre di più i prodotti a 'zero emissioni'. Chi adotta l'idrogeno oggi si mette al riparo dalla volatilità dei costi dei combustibili fossili e dai costi crescenti del sistema ETS (Emission Trading System) che conta già oggi e costituirà in futuro un asset aziendale sempre più decisivo per la competitività economica. L'innovazione principale risiede quindi nel cambio di paradigma: creare una filiera dell'idrogeno non significa solo produrre energia, ma stimolare la nascita di imprese che utilizzano questo vettore con un'impronta carbonica drasticamente inferiore rispetto ai competitor legati ai combustibili fossili”.

Quanto è importante, per una realtà industriale, poter contare su strumenti finanziari che riducono significativamente il rischio dell’investimento in nuove tecnologie?

“La domanda ha in sé la risposta. Rischio di investimento ridotto si traduce in una ricerca di soluzioni a tutto campo, con possibilità di ipotizzare soluzioni tecnologiche in campi inesplorati. Scommettere su tecnologie di frontiera come l'elettrolisi richiede coraggio, ma grazie ai fondi del PNRR e alla struttura di questo bando, riusciamo ad abbattere le barriere all'entrata. Questo non serve solo a fare ricerca, ma ci dà la possibilità di rendere l'idrogeno una realtà industriale scalabile. Stiamo offrendo alle imprese umbre la possibilità di essere i primi a sperimentare soluzioni che tra dieci anni saranno lo standard mondiale, garantendo loro un vantaggio temporale e tecnologico incolmabile”.

Assessore De Luca, il territorio umbro, e in particolare l’area ternana, presenta criticità legate alla qualità dell’aria e alla gestione dell’inquinamento atmosferico. In che modo lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e gli interventi previsti dal bando possono contribuire a ridurre queste problematiche e a promuovere un miglioramento concreto dell’ambiente e della salute dei cittadini?

“La fase di produzione di idrogeno mediante elettrolisi non produce emissioni climalteranti o inquinanti. L'elettrolisi comporta la rottura del legame tra idrogeno e ossigeno dell'acqua e la conseguente emissione di idrogeno e ossigeno. L'idrogeno viene captato, l'ossigeno può essere captato o immesso nell'ambiente. L'utilizzo dell'idrogeno può avvenire in due modi distinti: o con celle a combustibile, ove l'energia chimica si trasforma direttamente in energia elettrica, o mediante combustione, con passaggio da energia chimica in energia termica, quindi potenzialmente in meccanica ed infine elettrica. Nel primo caso, non vi è immissione di sostanze inquinanti o climalteranti, nel secondo si ha emissione di vapore acqueo e, viste le temperature in gioco, di NOx connessi alla reazione dell'azoto atmosferico con l'ossigeno atmosferico. Sicuramente non vi è produzione del gas climalteranti CO2, né di polveri (siano esse PM10 o PM2,5). L'idrogeno verde, in teoria, potrebbe rappresentare in futuro la soluzione per la decarbonizzazione. Dove oggi abbiamo fumi e CO2, domani avremo vapore acqueo. C'è ancora molto da lavorare, ma l'area ternana rappresenta un laboratorio ideale per questa sfida. Portare avanti questo progetto non rappresenta solo un fattore di transizione energetica, ma un atto di responsabilità verso la salute degli umbri che può aiutare concretamente a risolvere criticità croniche della qualità dell'aria”.

Guardando al futuro, quali benefici concreti può portare alle aziende umbre lo sviluppo di una vera economia dell’idrogeno, sostenuta da misure di finanza agevolata come questa?

“Lo sviluppo della filiera può costituire un importante know-how altamente competitivo in un mondo di continue sfide come quello in cui viviamo. Il beneficio a cui aspiriamo è raggiungere l'autonomia. Produrre idrogeno in Umbria significa contribuire a svincolare la nostra economia dalle importazioni di gas estero e dalle crisi geopolitiche. Creare una 'Hydrogen Valley' umbra dove la produzione, lo stoccaggio e l'uso dell'idrogeno avvengano a chilometro zero permetterà di generare nuove figure professionali, attrarrà investimenti dall'esterno e renderà le nostre zone industriali i poli d'attrazione dell'industria sostenibile europea. I benefici concreti di una filiera corta vanno dalla produzione all'utilizzo, riducendo i costi energetici per le imprese e aprendo nuove opportunità nella mobilità sostenibile. L'obiettivo è rendere l'Umbria un cuore verde dell'energia, protagonista della transizione ecologica europea. L'Umbria non deve subire la transizione, deve guidarla”.

 

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