Il Centro per il libro e la lettura (Cepell) del Ministero della Cultura ha pubblicato il bando “Leggimi 0-6” per il 2025, dedicato alle organizzazioni senza scopo di lucro che vogliono sviluppare progetti per avvicinare alla lettura i bambini nella primissima infanzia. Per partecipare è necessario costruire una partnership formata da almeno due soggetti: un ente non profit capofila e un partner appartenente al mondo delle istituzioni, del volontariato, del terzo settore o dell’ambito sanitario.
Il bando prevede tre diverse tipologie progettuali: interventi in locali già esistenti, con un finanziamento massimo di 36.000 euro; progetti in nuovi spazi, fino a 18.250 euro; e iniziative di respiro più ampio, regionali, interregionali o nazionali, per le quali è possibile ottenere fino a 90.000 euro.
I progetti dovranno muoversi all’interno di reti territoriali integrate, coinvolgendo nidi, scuole dell’infanzia, biblioteche, consultori, reparti ospedalieri pediatrici e ostetrici, librerie, ludoteche e altri presidi educativi e sociali. Le attività potranno includere lettura ad alta voce, distribuzione di libri, creazione di spazi dedicati ai più piccoli, servizi per le famiglie, formazione per educatori e operatori, oltre a iniziative di raccolta fondi per sostenere nel tempo le azioni avviate. Le proposte di progetto devono essere inviate entro le 13:00 del 19 dicembre 2025.
Per approfondire gli obiettivi e le prospettive del nuovo bando, Telematica Italia ha intervistato il presidente del Cepell, Giuseppe Iannaccone, che evidenzia come questa iniziativa miri a consolidare e diffondere una cultura della lettura in tutta Italia, a partire dai primissimi anni di vita.
Presidente Iannaccone, quale ruolo strategico svolge oggi il Centro per il libro e la lettura nel sostenere e coordinare le politiche nazionali sulla promozione della lettura, in particolare nella fascia 0-6 anni?
“Il Centro per il libro e la lettura è chiamato a coordinare e attuare il Piano Nazionale d’azione per la promozione della lettura (PNA), strumento operativo della Legge 15/2020 (Disposizioni per il sostegno e la promozione della lettura). Il PNA, rinnovato ogni tre anni e firmato dal Ministro della cultura e dal Ministro dell’istruzione e del merito, ‘identifica le azioni utili al raggiungimento di obiettivi che intendono sviluppare il miglioramento della capacità di lettura delle persone, contribuendo all’incremento di conoscenze e competenze individuali e sociali’. Il Centro opera quindi all’interno di una strategia nazionale che prevede diverse linee d’azione volte, in primis, a promuovere la consapevolezza dell’importanza della lettura quale fondamento delle politiche di sviluppo culturale e sociale e del benessere delle persone. Tale consapevolezza deve scaturire dalle istituzioni, dagli enti del terzo settore e dalla società nel suo insieme in modo che ogni soggetto sia impegnato nella creazione di reti territoriali capaci di garantire l’accesso ai libri e alla lettura a tutta la cittadinanza, sin dalla più tenera età. Tra gli obiettivi del PNA c’è anche infatti quello di voler ‘favorire la lettura nella prima infanzia (...) mediante il coinvolgimento dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, dei consultori, dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia e delle ludoteche, nonché dei lettori volontari’: che è poi la linea d’azione a cui afferisce il bando Leggimi 0-6. Attualmente il bando ha una dotazione di 902.500,00 euro l’anno e nelle ultime due annualità (2023-2924) ha finanziato più di 50 progetti su tutto il territorio nazionale”.
Cosa rappresenta per il Centro il bando Leggimi 0-6?
“Il bando Leggimi 0-6 affonda le sue radici nell’esperienza che il Centro per il libro e la lettura ha ormai da molti anni nella promozione della lettura nella prima infanzia. La sua prima edizione risale al 2018 e costituisce un elemento chiave del compito sociale e culturale del Centro, che si propone di alimentare l’amore per la lettura presso i più piccoli, grazie ad attività che vedono coinvolti innanzitutto i neo-genitori, poi gli asili nido, le scuole dell’infanzia, le biblioteche, gli studi pediatrici. Come dimostrano gli studi scientifici, leggere sin dall’età prescolare rappresenta una buona pratica con proficui riflessi sullo sviluppo neurologico e cognitivo del bambino, anche al fine di radicare precocemente il piacere per la lettura”.
Il bando Leggimi 0-6 conferma una forte attenzione alla finanza agevolata per il non profit: quanto è importante, secondo lei, offrire strumenti economici dedicati per rafforzare la capacità progettuale delle organizzazioni sul territorio?
“Il bando Leggimi 0-6 finanzia progetti a fondo perduto (previa ovviamente la rendicontazione delle spese sostenute). Quello che riscontriamo con gioia, e che per noi è molto importante rispetto al rafforzamento della capacità progettuale delle organizzazioni, è che quel piccolo seme rappresentato da un progetto finanziato, magari in un piccolo centro del Sud dove le risorse per il terzo settore sono spesso più necessarie, riesce spesso a crescere e a fiorire, alimentando il desiderio di altre iniziative volte a creare occasioni di crescita, partecipazione e coinvolgimento sociale anche in territori svantaggiati”.
La costruzione di partnership tra enti non profit, istituzioni e realtà locali è uno dei cardini del bando. In che modo questa integrazione contribuisce a rendere più efficace il lavoro del terzo settore?
“Il bando proviene da una sperimentazione precedente, quella di InVitro, risalente al 2014, che si rivelò molto proficua quanto a coinvolgimento di istituzioni e realtà locali, come librerie, editori etc. Riteniamo che l’impianto della partnership possa garantire un’efficacia maggiore nella realizzazione delle azioni progettuali, soprattutto per le ottime sinergie che vediamo crescere, per esempio, tra enti locali o biblioteche e associazioni”.
Il bando invita a coinvolgere una rete molto ampia, dai nidi ai consultori, dai pediatri alle biblioteche. Perché è così cruciale che i progetti nascano da un ecosistema territoriale articolato e non da singole iniziative isolate?
“Per il Centro per il libro e la lettura e per il Piano Nazionale d’azione per la promozione della lettura, l’elemento della rete, della creazione di un ecosistema territoriale è cruciale e viene proposto all’interno di ognuno dei nostri bandi, anche attraverso la premialità dedicata a chi sottoscrive un Patto per la lettura sul singolo territorio. Il motivo di questa importanza è molto semplice: da soli si fa meno strada che insieme. La rete consente di mettere in comune buone pratiche, condividere le esperienze, dividersi i compiti a seconda delle proprie competenze: un’istituzione pubblica potrà dare un certo tipo di contributo mentre l’associazione di quartiere un contributo completamente diverso e l’associazione un altro ancora, ma insieme avranno una forza, anche progettuale, visto che stiamo parlando di questo, che da soli non avrebbero. Come scritto nel bando, l’obiettivo è anche di fornire alle famiglie e ai bambini strumenti per avvicinarsi in maniera spontanea ai libri e consentire loro di avere un accesso garantito alla lettura. Per realizzarlo non basta un unico attore del territorio, ma è necessaria la sinergia di molti attori”.
Finanziare progetti sia nuovi sia consolidati significa valorizzare esperienze maturate e allo stesso tempo stimolare innovazione. Che equilibrio cercate di raggiungere tra continuità e sperimentazione?
“L’equilibrio sta, da un lato, nel sostenere le esperienze consolidate per garantire una continuità temporale e favorire un radicamento dei progetti nei territori, affinché le attività diventino vere e proprie buone pratiche e, dall’altro, nel promuovere l’innovazione, attirare nuovi lettori, nuove modalità di fruizione e di lettura, magari raggiungendo anche luoghi diversi e coinvolgendo target o contesti inediti rispetto a quelli tradizionali”.
Guardando alle opportunità del bando 2025, quale messaggio desidera lanciare alle realtà del terzo settore che lavorano ogni giorno a stretto contatto con le comunità locali?
“Il messaggio che mi piacerebbe mandare è quello di strutturare sempre di più le reti, rafforzando il rapporto tra terzo settore ed enti locali, biblioteche, scuole per veder moltiplicare le occasioni ‘progettuali’ nei territori più diversi con l’obiettivo ultimo di trasformare i piccoli di oggi in lettori di domani. Anche in quest’ambito il respiro comunitario è essenziale: il successo di ogni iniziativa di promozione della lettura sta nel sottrarla alla contingenza o all’occasionalità. Ciò è possibile solo se ogni progetto è capace davvero di radicarsi nella propria realtà, coinvolgendo le forze più disparate all’interno di un orizzonte comune”.