Transizione 4.0 e 5.0, Di Tommaso: "Le opportunità restano, ma serve tempestività"

Negli ultimi anni, le imprese italiane hanno potuto beneficiare di incentivi fiscali e agevolativi per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati all’ottica della digitalizzazione e della sostenibilità produttiva. I piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0 sono stati pilastri di questa strategia. Con la prossima Legge di Bilancio si profila tuttavia un cambio di paradigma, che impone alle imprese di aggiornare la propria pianificazione degli investimenti. L’obiettivo è rendere le agevolazioni più focalizzate su tecnologia avanzata, efficienza energetica e processi produttivi evoluti, e contemporaneamente semplificare e razionalizzare il sistema di incentivi. Ne parliamo con Alessandro Di Tommaso, Team leader di Trasformazione e transizione di Telematica Italia.

COSA CAMBIA RISPETTO AI PIANI PRECEDENTI

Con la normativa recente è prevista la cessazione o forte riduzione di alcune misure storiche legate ai crediti d’imposta per investimenti nei beni 4.0/5.0. Ad esempio, per la legge di bilancio 2026-2028 è indicato che i crediti d’imposta dei piani Transizione 4.0 e 5.0 “tradizionali” saranno in larga parte soppressi. In particolare per il 2025, la Legge di Bilancio ha già eliminato per gli investimenti in beni immateriali 4.0 (software, sistemi, piattaforme) il sostegno fiscale previsto in precedenza e il credito d’imposta per beni strumentali 4.0 materiali prevede per il biennio 2024-2025 aliquote modificate: 20 % per la quota fino 2,5 milioni, 10 % per la quota tra 2,5 e 10 milioni, 5 % per la quota tra 10 e 20 milioni. Un’importante novità della bozza della Legge di Bilancio 2026 è il ritorno alla formula dell’ammortamento maggiorato (o iper-ammortamento) per gli investimenti in beni strumentali, sia materiali sia immateriali, con una maggiore premialità rispetto ai nuovi investimenti focalizzati su digitalizzazione ed efficienza energetica. Per investimenti “4.0” standard (beni strumentali tecnologicamente avanzati): maggiorazione del 180 % per la quota fino 2,5 milioni, del 100 % per la quota da 2,5 a 10 milioni, del 50 % da 10 a 20 milioni. Per investimenti che realizzano anche obiettivi di transizione ecologica (efficienza energetica, riduzione consumi): maggiorazione fino al 220 % per la quota fino 2,5 milioni, 140 % per la fascia 2,5-10, 90 % per 10-20 milioni. In pratica, il beneficio fiscale si traduce in una deduzione dal reddito d’impresa del costo del bene aumentato della maggiorazione, anziché in un credito d’imposta utilizzabile immediatamente, come nei piani precedenti. Le misure previste includono limiti temporali e condizioni rigorose. Infatti, gli investimenti devono essere effettuati nel 2026 (o avviati entro tale anno) con completamento entro il 30 giugno 2027, e l’ordine deve risultare accettato dal venditore entro il 31 dicembre 2026 con acconto minimo del 20 %. Si segnalano stanziamenti dedicati (ad es. circa 4 miliardi di euro nella bozza per il 2026) per la misura iper/ammortamento. Per il Piano Transizione 5.0 in corso, gli investimenti devono comportare riduzione dei consumi di almeno 3 % per la struttura o almeno 5 % per il processo, per poter accedere al credito d’imposta. 

IMPLICAZIONI PER LE IMPRESE

“Le imprese che intendono beneficiare degli incentivi – spiega Alessandro Di Tommaso, Team leader di Trasformazione e transizione di Telematica Italia - devono anticipare la programmazione degli investimenti: verificare che ordini e acconti siano effettuati nei tempi utili; identificare i beni che rientrano nei nuovi requisiti; valutare se optare per il vecchio schema (se ancora applicabile) o per il nuovo modello di ammortamento maggiorato. Il passaggio dal credito d’imposta immediato all’ammortamento maggiorato comporta un diverso profilo di beneficio. Il credito d’imposta poteva essere utilizzato in compensazione nell’F24 e quindi incidere immediatamente sulla liquidità. L’ammortamento maggiorato diluisce il beneficio nel tempo, in quanto è dedotto dal reddito d’impresa nei periodi di ammortamento del bene. Ciò rende la misura meno vantaggiosa per imprese in perdita o con reddito fiscalmente esiguo. L’ampliamento degli incentivi per beni che realizzano risparmi energetici e la fusione del modello 4.0 e 5.0 in un’unica misura semplificata indicano che il legislatore dà priorità alla transizione tecnologica e ambientale. Le imprese che combinano digitalizzazione e green possono dunque ottenere benefici maggiori. Indichiamo che gli investimenti in software (immateriali) potrebbero essere esclusi o limitati nei nuovi schemi. Il limite di spesa per la misura 4.0 è indicato in 2,2 miliardi per investimenti effettuati entro il 30 giugno 2026 e le imprese agricole o operanti in altri regimi possono avere regimi differenziati”.

QUALI AZIONI SUGGERIRE PER LE IMPRESE

  • Mappatura degli investimenti: identificare quali beni nuovi strumentali sono in programma, se rientrano nella definizione “4.0” o in quella “eco-transizione”, e verificare se si rispettano i criteri (interconnessi, efficienza energetica, durata utile).
  • Ordine e acconto: garantire che l’ordine sia accettato entro il 31 dicembre dell’anno richiesto e che l’acconto sia versato almeno al 20 % entro la scadenza prevista.
  • Valutazione del modello fiscale: analizzare l’impatto dell’agevolazione in termini di flusso di cassa, reddito d’impresa, utili, e verificare se il modello immesso (credito d’imposta vs ammortamento maggiorato) conviene rispetto alla situazione aziendale.
  • Compatibilità e cumulabilità: verificare eventuali altre agevolazioni in corso (es. la Nuova Sabatini) e la possibilità di cumulo, nonché i vincoli di non doppia copertura.
  • Monitoraggio legislativo: dato che la bozza della legge di bilancio può ancora subire modifiche, mantenere aggiornamenti costanti e confrontarsi con professionisti del settore per adeguare la strategia.

“Il passaggio generazionale da Transizione 4.0 e 5.0 così come li conoscevamo a un nuovo schema basato sull’ammortamento maggiorato – continua Di Tommaso - rappresenta una svolta importante nella politica di incentivi agli investimenti in beni strumentali. Per le imprese, il nuovo scenario richiede un’azione tempestiva, una pianificazione più strategica e una valutazione attenta delle condizioni operative e fiscali. Le opportunità restano significative, specie per chi investe in digitalizzazione, efficienza energetica e tecnologie avanzate, ma l’intervento giusto al momento giusto sarà determinante. In ultima analisi – conclude Di Tommaso - lancio un allarme sugli effetti conseguenti all’approvazione dell’art. 26 inserito nella bozza della Legge di bilancio 2026. L’eventuale conferma porterebbe all’introduzione, a partire dal 1° luglio 2026, di nuovi divieti per la compensazione di tutti i crediti d’imposta diversi da quelli emergenti dalla liquidazione delle imposte. In particolare non potranno più essere utilizzati per il pagamento di specifici debiti, come i contributi previdenziali (INPS) e ai premi INAIL. A ciò va aggiunto l’ulteriore abbassamento della soglia di compensazione da 100.000 € a 50.000 €. Tali novità avrebbero un carattere retroattivo anche su tutti i crediti già maturati o in corso di maturazione, con la conseguenza per le imprese di dover riprogrammare i propri budget e investimenti. Pertanto, sarebbe auspicabile che venisse richiesta la revisione dell’art. 26, così da dare alle aziende interessate la possibilità di muoversi in un quadro di incentivi certo, e utile a supportare l’innovazione e crescita del relativo business”.

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