Cinema e audiovisivo, pronte le nuove regole sul tax credit

Suddivisione fra opere “a mercato” e opere beneficiarie di “contributi selettivi” (che sostengono le opere prime e seconde, le cinematografiche di particolare qualità artistica, difficili e che raccontano eventi e personaggi della nostra identità culturale) che seguiranno iter diversi per beneficiare del credito d’imposta. Ma anche stretta sull’uso dell’intelligenza artificiale, divieto di appalti a cascata, spese eleggibili solo fra quelle effettuate in Italia, rafforzamento delle verifiche.

Il nuovo tax credit per il cinema e l’audiovisivo è pronto per fare il suo ingresso in scena dopo il lavoro, annunciato già da un anno, dal sottosegretario al Mic con delega all’audiovisivo Lucia Borgonzoni condiviso poi con il ministro Gennaro Sangiuliano e portato avanti dalla Direzione generale cinema del Mic guidata da Nicola Borrelli. Al più tardi nella prossima settimana il decreto interministeriale dovrebbe essere inviato al Mef (è di concerto) e al Mimit per un parere. «Da quel momento – spiega il sottosegretario Borgonzoni al Sole 24 Ore – diventerò la principale stalker del Mef (ride, ndr) con l’idea di arrivare a un’entrata in funzione, pratica, in estate».

L’elenco dei beneficiari o di chi a fatto domanda per il tax credit produzione in questi anni è lungo. A spulciare nel data base del Mic si scopre che la richiesta maggiore al momento è per il film Memorie da Mexico city di Luca Guadagnino (17,8 milioni), mentre Finalmente l’alba di Saverio Costanzo ha avuto, finora, l’erogazione maggiore (9 milioni). Anche i successi di stagione hanno fatto riferimento al tax credit: Comandante (5,2 milioni); Io Capitano (3,6 milioni); C’è ancora domani (3 miloni).

«Credo che abbiamo fatto un grandissimo lavoro, anche insieme con le associazioni – sottolinea Borgonzoni – necessario per correggere le varie storture del meccanismo. Ridisegnerà in positivo un sistema cinema che è sano». Resta il nodo delle risorse. Il decreto di riparto indica 169 milioni per il 2024 fra cinema (60 milioni) e tv e web (109 milioni). Le risorse necessarie finora sono stimate per il doppio. «Ci sono dei fondi in più che residuano dai contributi selettivi ad esempio. Detto questo, la revisione delle regole porterà a numeri differenti anche in termini di richieste. E ci saranno tutte le risorse necessarie».

A quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, nel decreto interministeriale ci sono varie novità. Come ad esempio l’esclusione dei costi per l’uso dell’intelligenza artificiale per prestazioni creative e artistiche (sopra la linea). Il costo del lavoro, poi, potrà essere considerato come da contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2019, con importo incrementato fino a un massimo del 20%. Occorrerà su un altro versante vedere l’accoglienza di Bruxelles all’eliminazione dal computo dei costi sostenuti nello “Spazio Economico Europeo”, ora contemplati fino a un massimo del 20%. Quanto ai service è prevista, per l’esecuzione di singole parti, l’eleggibilità dei costi solo se sostenuti in Italia e a condizione che la società affidataria abbia sede legale nel Paese e non proceda a subappalti “a cascata”.

Cambia anche il mix percentuale: 70% all’approvazione della richiesta preventiva e 30% alla fine, anziché 40% e 60% come adesso (percentuali che resteranno per le sole imprese ad elevata capacità produttiva e finanziaria). Tutto il credito dovrà poi essere investito nell’opera che lo genera e le imprese sono tenute a prevedere nei contratti con fornitori di servizi di media audiovisivi e con distributori cinematografici, l’obbligo in capo a questi ultimi di trasparenza e di informazione di tutti i dati quantitativi e qualitativi sulla fruizione degli spettatori, sia in Italia sia nel resto del mondo.

Nello specifico delle opere cinematografiche, la copertura a monte dovrà essere almeno pari all’importo del credito riconosciuto. I produttori conserveranno l’effettiva, piena e incondizionata disponibilità dei diritti. Ulteriori disposizioni arriveranno con il Dm tax credit distribuzione.

Per quanto riguarda le opere “a mercato” il produttore indipendente originario deve poter coprire almeno il 40% del costo di produzione dell’opera, anche attraverso altri fondi pubblici nazionali e regionali. E deve esserci a monte un accordo vincolante con una primaria società di distribuzione cinematografica che preveda dei requisiti minimi di investimento e circuitazione. Per le altre opere l’accesso al tax credit arriverà se l’opera è destinataria di un contributo selettivo ex art. 26 e 27 L. 220/2016 (a partire dai bandi pubblicati dal 1°gennaio 2024) o di un contributo nell’ambito di programmi gestiti dal Consiglio d’Europa e dalla Ue. Ai produttori indipendenti, in possesso dei requisiti previsti nel decreto, è riconosciuto il credito di imposta nella misura del 40% del costo eleggibile. Per le sole imprese ad elevata capacità produttiva e finanziaria, l’aliquota va al 35% per la parte del costo eleggibile da 5 a 10 milioni e del 30% per la parte superiore a 10 milioni. Ai produttori non indipendenti è stato confermato l’impianto precedente, compresa l’aliquota del 30%.

Quanto alle produzioni Tv il produttore indipendente originario deve comprovare la copertura di almeno il 50% del costo di produzione dell’opera; aver sottoscritto un accordo con un’emittente tv di ambito nazionale oppure sui diritti Svod (video on demand a sottoscrizione) a condizioni di mercato con un fornitore soggetto alla giurisdizione italiana e con fatturato di almeno a 5 milioni in Italia. L’aliquota è al 25% e può arrivare al 35% nei casi di opera tv in coproduzione internazionale. Misure ad hoc sono previste per i documentari, per i cortometraggi e per l’animazione.

Fonte: Il Sole 24 ore, Imprese e territori del 14 maggio 2024.

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