Imprese, riforma incentivi con due decreti e test sull'impatto

Il riassetto degli incentivi alle imprese sarà attuato in due tempi. Entra lentamente nel vivo l’operazione prevista dalla legge delega di riordino approvata dal Parlamento alla fine di ottobre: il ministero delle Imprese e del made in Italy sta predisponendo due decreti legislativi, il primo relativo alla parte dei procedimenti, il secondo alla vera e propria razionalizzazione delle misure.

Il “Codice unico”, che muove da un generale obiettivo di semplificazione, sarà il primo provvedimento ad approdare in consiglio dei ministri, anche se in tempi non strettissimi. In un secondo momento, toccherà al decreto delegato che entrerà nel vivo delle misure, per cancellare i casi di sovrapposizione e concentrare le policy sugli interventi ad alto impatto. Su quest’ultimo aspetto, il ministero ha commissionato degli studi indipendenti di valutazione, per verificare il reale effetto addizionale portato dalle agevolazioni statali negli anni scorsi. Un concetto difficilissimo da provare, ma essenziale per pesare l’efficacia delle politiche industriali: non di rado infatti i contributi alle imprese sono andati a finanziare investimenti che sarebbero stati comunque realizzati, anche in assenza di sostegni.

Il decreto dovrebbe dividere gli interventi secondo un gruppo limitato di modelli (escluse le misure su agricoltura, foreste e pesca) e salvaguardando il principio della parità di risorse rispetto al quadro attuale.

La delega approvata dal Parlamento, nella relazione illustrativa, descrive un quadro super frammentato, ma in buona parte appesantito dalle misure regionali che non saranno toccate dal riassetto. La relazione annuale sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive somma 2.457 agevolazioni (271 delle amministrazioni centrali e 2.186 regionali) che diventano 2.616 includendo garanzie e misure dell’agenzia delle Entrate. Il 2022 è stato un anno record per gli incentivi concessi - +37% rispetto al 2021, con un totale di 32,5 miliardi di euro - ma il dato va contestualizzato, perché è fortemente condizionato da quattro voci: le agevolazioni del mercato della capacità di energia elettrica (4,5 miliardi), quelle per gli energivori (2,8 miliardi), i 3,4 miliardi della decontribuzione per i lavoratori al Sud e, per la stessa cifra, i fondi andati a Tim e Open Fiber come aggiudicatari della gara Pnrr per la banda ultralarga (progetto “Italia a 1 Giga”). Nelle voci più rappresentative del sistema degli incentivi alle attività produttive però - Sostegno alle Pmi, Sviluppo produttivo e territoriale, Esportazioni, Ricerca-sviluppo-innovazione - gli aiuti si fermano sotto i 9 miliardi, il 27% del totale.

Per tornare invece alla parte procedurale, il Codice unico dovrà riguardare le misure che incentivano investimenti, ricerca e sviluppo, lavoro, riqualificazione professionale e formazione, sostenibilità ambientale, facilitazione nell’accesso al credito, rafforzamento patrimoniale e dimensionale delle imprese. E dovrà prevedere contenuti minimi dei bandi con una serie di semplificazioni per gli oneri amministrativi a carico delle imprese. La delega richiede inoltre una maggiore programmazione da parte delle varie amministrazioni competenti chiamate a definire atti con gli obiettivi strategici di sviluppo, le tipologie di interventi, il cronoprogramma relativo all’attuazione degli obiettivi, il quadro finanziario delle risorse e dei fabbisogni di stanziamento.

In attesa di portare al traguardo i due decreti legislativi della riforma, il ministero delle Imprese e del made in Italy ha però un’urgenza immediata. In tempi rapidi deve sbloccare il decreto attuativo che farà partire i nuovi crediti d’imposta del piano Transizione 5.0, inseriti nel decreto Pnrr. Secondo la norma, il provvedimento doveva essere emanato nei primissimi giorni di aprile ma ormai si va verso uno slittamento, probabilmente a fine mese. Il lavoro tecnico è ancora in corso e ci sono diversi aspetti considerati problematici su cui le associazioni delle imprese hanno chiesto di inserire dei chiarimenti. È certo, comunque, che la lunga attesa iniziata già alla fine del 2023 per un nuovo sistema di incentivi, basato sull’abbinamento dell’obiettivo di efficientamento energetico a quello della digitalizzazione, ha portato diverse aziende a congelare le decisioni di investimento.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 2 aprile 2024

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