Credito d’imposta ZES e requisito novità immobili

Come noto, la Zona Economica Speciale è un’area geograficamente delimitata e identificata, situata entro i confini dello Stato, dove le imprese che vi operano godono di un regime speciale, in deroga a quello ordinario e finalizzato a favorire lo sviluppo delle attività esistenti e di quelle che verranno ad esistenza. Secondo il rapporto Ocse “Best Practices in Investment Promotion. An overview of regional state aid and special economic zones in Europe, 2023”, gli interventi nelle ZES possono essere suddivisi in due macrocategorie: i) misure fiscali quali, a titolo esemplificativo, esenzioni e riduzioni delle imposte di reddito per le società, credito imposta investimenti, esenzione IVA, esenzione dazi doganali; ii) misure di carattere non fiscale come interventi di semplificazione normativa e riduzione oneri e tempi amministrativi. Nelle zone in commento si cerca quindi di garantire la c.d. burocrazia zero e che viene rappresentata, ai sensi di quanto disposto dell’art.5, co. 1, lett. a) del D.L. n. 91/2017, “da procedure semplificate, individuate anche a mezzo di protocolli e convenzioni tra le amministrazioni locali e statali interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati rispetto a procedure e regimi previsti dalla normativa regolamentare ordinariamente applicabile”.

Per quanto concerne il beneficio fiscale che può essere usufruito nelle ZES, abbiamo avuto modo di sottolineare, nel precedente contributo editoriale, che la normativa in commento effettua un rimando alla disciplina del credito d’imposta per il Mezzogiorno, andandone ad assorbire il relativo contenuto. Fermo restando tale condizione di osmosi tra le discipline dei due crediti d’imposta, vi sussistono tuttavia alcune sostanziali differenze per quanto concerne il perimetro di applicabilità del credito d’imposta ZES.
Con specifico riferimento all’acquisto di immobili strumentali, tale categoria di costi è stata introdotta con l' art. 57, comma 1, lettera b), numero 4) del D.L. 77/2021, in vigore dal 1° giugno 2021; in tale contesto si è inserito successivamente il D.L. 36/2022, in vigore dal 1° maggio 2022, ed in particolare l' art. 37, comma 2 introduce un’ulteriore modifica statuendo che “Il credito di imposta è esteso all'acquisto di terreni e all'acquisizione, alla realizzazione ovvero all'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti ”e con effetti a decorrere dal 1° maggio 2022. Pertanto, a seguito delle sopracitate modifiche, la Risposta ad Interpello n.332 del 21 giugno 2022 chiarisce che “il credito di imposta ZES spetta per l'acquisto di terreni e per l'acquisizione, per la realizzazione ovvero l'ampliamento di immobili strumentali per gli investimenti effettuati a partire dal 1° maggio 2022. Viceversa, per gli investimenti effettuati sino al 30 aprile 2022, il medesimo credito di imposta spetta esclusivamente per l'acquisto di immobili”. Riassumendo, il beneficio fiscale è valevole per quanto concerne: l’acquisto, anche in leasing, di macchinari, impianti e attrezzature destinati a strutture produttive presenti nel territorio oggetto di agevolazione; l’acquisto di terreni e acquisizione, realizzazione ovvero l'ampliamento di immobili strumentali per gli investimenti effettuati a partire dal 1° maggio 2022; l’acquisto solo di immobili strumentali agli investimenti a partire dal 1° giugno 2021 e sino al 30 aprile 2022. Gli investimenti devono essere effettuati dalla data del DPCM istitutivo della Zona economica speciale al 31 dicembre 2023.

Ritornando sulla questione del requisito della novità legato ai beni immobili, come si è già avuto modo di argomentare, tale interpretazione, a parere della scrivente, anzitutto non trova fondamento nelle intenzioni del Legislatore, il quale, disciplinando il beneficio fiscale in commento, lo ha esteso all’acquisto di immobili strumentali agli investimenti, operando, in tal modo, un significativo discostamento dalla disciplina del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno. L’ interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate non tiene quindi conto del fatto che i commi 98 e seguenti dell’art. 1 della L.n. 208/2015, le cui disposizioni si applicano al credito d’imposta ZES “in quanto compatibili”, prevedono un credito d’imposta che è riconosciuto con riferimento all’acquisizione di soli beni mobili strumentali e non anche di beni immobili, per cui il requisito della novità è ivi richiesto e disciplinato soltanto con riferimento alla prima categoria di spese. Partendo da tali presupposti, un’estensione acritica del requisito della novità a valere su di una tipologia di bene del tutto diversa da quelli contemplati nella disciplina del bonus sud, si pone in contrasto sia con quanto previsto ai sensi degli articoli 12 e 14 delle preleggi e sia con quanto statuito dall’art.14 del Regolamento (UE) n. 651/2014.

L’interpretazione condivisa dalla scrivente trova ristoro anche negli Atti Parlamentari della Camera dei Deputati di cui all’allegato A della seduta del 19 febbraio 2024 ed in particolare nell’Ordine del giorno n. 9/1633-A/36 Messina; in tale occasione, viene ricordato che il Legislatore ha introdotto, nell’ordinamento italiano, la disciplina delle Zone Economiche Speciali al fine di favorire, mediante l’attribuzione di benefici fiscali e amministrativi, la creazione di condizioni favorevoli che consentano lo sviluppo, in dette aree del Paese, delle imprese già operanti, nonché l’insediamento di nuove imprese. Sull’argomento viene quindi richiamata la posizione espressa dall’Agenzia delle Entrate nella Risposta ad interpello n. n.310 del 03 maggio 2023 ed il testo parlamentare in commento statuisce che “l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate si pone in contrasto con la ratio del legislatore volta ad estendere il beneficio all’acquisto di immobili strumentali agli investimenti, nella convinzione che il requisito della « novità » non riguardasse gli immobili, finendo per vanificare le stesse finalità dell’agevolazione”; per tali motivi, la Camera “impegna il Governo a valutare l’opportunità, compatibilmente con i vincoli di bilancio, di estendere il credito d’imposta per gli investimenti nelle Zone economiche speciali, di cui in premessa, all’acquisizione di immobili strumentali agli investimenti, indipendentemente dal requisito della novità”. Orbene, nel Resoconto Stenografico 247 della seduta di lunedì 19 Febbraio 2024 si rileva che l’ordine del giorno n. 9/1633-A/36 Messina accoglie un parere favorevole secco.

A suffragare sempre l’orientamento esposto in questa sede, si sottolinea che l’argomento è stato oggetto di confronto anche nei lavori preparatori dei progetti di legge con specifico riferimento all’Atto Camera n.1627, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026". Oggetto d’interesse nel documento legislativo concerne la Proposta emendativa pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 27.12.2023 n. 1.470 (Vedasi Elenco delle proposte emendative (1023) in V Commissione in sede referente pubblicate nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 27.12.2023 (n. 223) riferite al C. 1627), in cui viene proposta l’introduzione del seguente comma 249-bis: “L'articolo 5, comma 2 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, con riferimento all'estensione del credito d'imposta riconosciuto alle attività esercitate nelle Zone economiche speciali (ZES), per l'acquisto di terreni e l'acquisizione, la realizzazione ovvero l'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti, si interpreta includendo nel beneficio anche gli acquisti di immobili non dotati del requisito della novità”.

Concludendo, alla luce delle diffuse incertezze interpretative tra i contribuenti a seguito della posizione espressa dall’Agenzia delle Entrate che rischia di mettere in crisi una rilevante mole di investimenti già effettuati nella convinzione che il requisito della novità non riguardasse gli immobili, l’intento della scrivente è stato quello di condividere, con l’amato lettore, l’opinione che una tale restrizione andrebbe a depotenziare la finalità stessa del bonus ZES, quale misura che nasce per attrarre investimenti in aree svantaggiate e le cui iniziative non possono non passare anche attraverso il ripristino di beni immobili dismessi e che versano in uno stato di abbandono. Si auspica pertanto, sul punto, una modifica del citato orientamento di prassi amministrativa o comunque un intervento normativo di interpretazione autentica, nella direzione sopra riportata.

Su quest’ultimo aspetto delle possibili strade percorribili, si cita infine la posizione del MEF espressa nell’ambito del Question Time in Commissione VI alla Camera del 31 maggio 2023: a fronte dell’Interrogazione 5-00928 Matera rubricata “Chiarimenti in ordine all’applicazione del credito di imposta per l’acquisto di immobili strumentali agli investimenti nelle ZES” e finalizzata a sapere dal Ministero quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di stabilire che il credito d’imposta sia riconosciuto per l’acquisto di immobili strumentali indipendentemente dal requisito di novità del bene, il MEF risponde che la posizione dell’Agenzia muove dal fatto che il credito d’imposta ZES non presenta una propria disciplina organica ma opera per rinvio alle disposizioni del credito d’imposta per il Mezzogiorno e consequenzialmente non prevede esplicite eccezioni che possano disapplicare il requisito della novità degli asset oggetto degli investimenti; in virtù di ciò “qualora si volesse dar seguito alle osservazioni formulate dagli Onorevoli interroganti in merito alla richiamata risposta fornita dall’Agenzia delle Entrate, occorrerebbe valutare un’apposita modifica normativa per riconsiderare il requisito della « novità » in ipotesi di investimenti in beni immobili strumentali effettuati nelle ZES”.

Fonte: fiscal-focus.it - Articoli Fisco del 14 marzo 2024

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