Zes unica per il Mezzogiorno, al via l’iter della fase transitoria

La transizione verso la nuova Zona economica speciale è iniziata e una serie di incontri bilaterali - rassicura il ministro degli Affari Ue, Pnrr, coesione e Sud Raffaele Fitto incontrando gli otto commissari straordinari delle Zes regionali e interregionali - garantiranno un passaggio di consegne ordinato il 1° marzo. Si tratta di uno slittamento di due mesi rispetto all’obiettivo iniziale, che il decreto Sud aveva fissato al 1° gennaio 2024.

L’incontro che si è svolto ieri non riguardava direttamente, invece, il Piano strategico della Zes unica e le regole per il nuovo credito d’imposta. Quest’ultimo tema, in particolare, sta creando notevoli incertezze ai potenziali investitori e si attende il decreto attuativo, che dovrebbe essere emanato dal ministero dell’Economia in tempi che sono stati promessi comunque celeri.

Per quanto riguarda l’attività dei commissari, l’annunciata proroga dell’attività è quindi operativa. Il Dpcm che la prevede è stato illustrato, in attesa di pubblicazione. L’attività dei commissari e delle loro strutture che nei fatti si era fermata dal primo gennaio, essendo decaduti dall’incarico a fine 2023, ora può ripartire. Rimarranno in carica fino al 1° marzo, quando tutte le competenze passeranno in capo alla Zes unica del Mezzogiorno e alla sua struttura di missione. Fitto parla di «leale collaborazione, che nei prossimi giorni prevederà appositi tavoli bilaterali tra la struttura di missione e i singoli commissari straordinari per esaminare, nel dettaglio, le peculiarità delle singole aree».

Ai commissari prorogati viene quindi assegnato il difficile compito di avviare la gestione della Zes unica, con un significativo ampliamento delle aree in cui gli investimenti potranno godere di agevolazioni fiscali e procedurali. «Possiamo ripartire - commenta il commissario straordinario di Campania e Calabria, Giosy Romano - applicando alle richieste di autorizzazione presentate entro fine 2023 le vecchie norme e a quelle arrivate nel 2024, da tutto il Mezzogiorno, le nuove procedure dettate dal decreto Sud. Intanto, – spiega Romano – avremo incontri bilaterali con la struttura di missione per fare emergere eventuali criticità e far sì che dal primo marzo questa possa assumere tutta la gestione». Mauro Miccio, commissario della Zes Abruzzo: «Gli incontri bilaterali saranno molto utili perché ciascuna Zes ha delle specificità e realtà diverse. L’Abruzzo in particolare poiché è regione “in transizione” con soli 82 comuni su 304 con un regime agevolativo fiscale pari a quello del Sud. Siamo convinti che il rapporto con i territori deve continuare ad avere massimo risalto così come è stato finora».

Emerge con grande evidenza e urgenza anche la necessità di un adeguamento del sistema informatico che deve includere tutti i comuni finora esclusi dalla Zes, come previsto dal programma, e allo stesso tempo dovrà consentire il dialogo tra lo sportello unico regionale e quello della nuova struttura di missione. A questo scopo – nel corso dell’incontro di ieri con il ministro Fitto – è stato annunciato che è previsto a breve un incontro ad hoc con Unioncamere.

Tornando ai provvedimenti mancanti, ora la struttura di missione coordinata da Antonio Caponetto dovrà lavorare rapidamente alla stesura del Piano strategico triennale da tramutare in un Dpcm. Poi c’è il tema del credito d’imposta. La vecchia versione dell’agevolazione per l’acquisto e il leasing di beni strumentali è scaduta a fine 2023; nel frattempo la legge di bilancio ha previsto 1,8 miliardi con i quali finanziare un credito d’imposta non più limitato al perimetro delle attuali Zes ma esteso a tutte le zone assistite delle Regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo. Sulla carta gli investimenti agevolabili sono quelli effettuati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2024 ma il problema è che il nuovo meccanismo è “a rubinetto”, cioè prevede lo stop degli aiuti all’esaurimento delle risorse stanziate, e il decreto del ministero dell’Economia che entro il 30 dicembre doveva definire le regole di questo meccanismo non c’è ancora. Il Dm, in particolare, è necessario per chiarire le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta e dei relativi controlli, assicurando il rispetto del limite di spesa.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 10 gennaio 2024.

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