Piano giovani, agevolazioni aziende

Una sorta di ponte contributivo per colmare i “vuoti” nei versamenti, garantire il riconoscimento in forma “figurativa” di periodi di stages e tirocinio e facilitare il più possibile il riscatto della laurea. Un pacchetto di misure per agevolare e intensificare l’accesso alla previdenza complementare prevedendo anche, se possibile, la possibilità per i datori di lavoro di versare i contributi eccedenti il massimale Inps (attualmente a 113.520 euro) in esenzione fiscale ai fondi pensione senza limiti. E un meccanismo formativo per la prima fase di occupazione all’insegna della staffetta generazionale, da far scattare soprattutto in alcuni settori, consentendo per almeno due anni (forse tre) ai lavoratori andati in pensione di continuare a rimanere part time in azienda per “assistere” un giovane assunto a tempo indeterminato. Sono le opzioni al momento più gettonate, tra quelle sul tavolo già da settimane, su cui sono in corso le valutazioni dei tecnici del governo in vista delle definizione del cosiddetto piano-under 35, o piano giovani, che sarà assorbito nel capitolo pensioni della prossima manovra e che è destinato ad essere uno dei pilastri della seconda legge di bilancio targata Meloni.

Le scelte finali dipenderanno dalle risorse che risulteranno effettivamente disponibili a fine settembre quando sarà presentata la Nadef. Allo stato attuale il “peso” del capitolo-previdenza oscilla tra gli 1 e i 2 miliardi, al netto della questione-rivalutazioni. Che dovrebbe essere sciolta con una nuova sforbiciata alle fasce più “ricche” o con una nuova revisione più ampia del meccanismo introdotto dall’ultima legge di bilancio, ma salvaguardando comunque almeno gli assegni fino a quattro volte il minimo Inps (circa 2.102 euro lordi mensili). Una parte della dote per le pensioni sarà assorbita dal prolungamento di un anno di Quota 103 (da 200 a 300 milioni nel 2024), di Ape sociale in versione estesa e di Opzione donne, che subirà però un nuovo restyling: dopo la stretta scattata con l’ultima manovra potrebbe essere eliminato il cosiddetto-paletto figli garantendo l’uscita a 58 anni (con 35 di versamenti e il ricalcolo contributivo dell’assegno) alle sole categorie di lavoratrici per le quali è attualmente previsto l’accesso a questo strumento (caregiver, con almeno il 74% di invalidità civile, licenziate o dipendenti di aziende in crisi). Ma non è ancora esclusa la possibilità di allargare la platea magari facendo salire di uno o due anni la soglia anagrafica. Non trascurabile dovrebbe poi essere l’impegno finanziario per aumentare le “minime” partendo da quelle degli over 75.

Un’altra fetta di risorse sarà riversata sulle misure per gli under 35. A cominciare dall’accesso agevolato alla previdenza integrativa, con tutta probabilità anche attraverso l’innalzamento della soglia di deducibilità dei contributi, attualmente a quota 5.164,27 euro. Non è esclusa una nuova fase di “silenzio-assenso” per il Tfr. Tra le ipotesi sotto la lente dei tecnici c’è poi quella di garantire premi alle aziende e anche ai lavoratori per agevolare la cosiddetta “staffetta generazionale”. La conferma indiretta arriva dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, secondo cui ci sarebbe una convergenza con il Mef su una norma sul turn over in origine prevista per il Ddl sul made in Italy, dal quale era rimasta fuori per la mancanza della necessaria copertura. La misura, spiega Urso, «permette per due anni al pensionato di formare un giovane sotto i 35 anni, assunto con contratto a tempo indeterminato» e originariamente era destinata alle aziende con almeno 50 dipendenti per alimentare contratti di due anni con lavoratori andati in pensione da non più di 24 mesi pronti a svolgere un’attività di tutoraggio nei confronti di under 30 (o under 35 se laureati) assunti a tempo indeterminato. Una misura che potrebbe anche essere in parte rivisitata dando maggiore spazio al part time.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Politica del 13 settembre 2023

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