Sud, un’unica Zona economica: aiuti per 4,5 miliardi in tre anni

Sei anni dopo sulle zone economiche speciali è tutto o quasi da rifare. Arriva domani in consiglio dei ministri il decreto legge su «politiche di coesione e rilancio del Sud» che istituisce, dal 1° gennaio 2024, la Zona economica speciale per il Mezzogiorno, o «Zes Unica», che ricomprende i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna. L’operazione porta tutta la gestione a Palazzo Chigi segnando la fine della breve era dei commissari straordinari che, dopo lunghe fatiche burocratiche iniziate a valle della prima norma sulle Zes (era il 2017), avevano iniziato a operare. Le otto zone economiche speciali istituite (Abruzzo, Calabria, Campania, Ionica interregionale Puglia-Basilicata, Adriatica interregionale Puglia-Molise, Sicilia Orientale, Sicilia Occidentale, Sardegna) saranno dunque riorganizzate in un’unica Zes e presso la presidenza del consiglio nasceranno sia una cabina di regia (con relativa segreteria tecnica e partecipazione dei vari ministeri) sia una robusta Struttura di missione. Viene confermato lo schema di semplificazioni burocratiche per le imprese che si insedieranno con un nuovo investimento e anche lo strumento del credito d’imposta già esistente, per il quale in più il decreto in arrivo stabilisce un piano di finanziamento da 1,5 miliardi annui per il 2024, 2025 e 2026. La copertura finanziaria arriverà per 500mila euro annui da fondi europei Fesr mentre per il restante miliardo annuo si dovrebbe attingere alle risorse che emergeranno dalla riorganizzazione del Pnrr.

La nuova governance

Il ministro per gli Affari Ue, Sud, politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto, aveva presentato il progetto Zes unica alla Commissione europea lo scorso luglio ricevendo l’avallo per procedere alla riorganizzazione. Si entra ora nella fase attuativa e bisognerà capire se questa sarà sufficientemente rapida per tranquillizzare le imprese che avevano già pianificato interventi con i singoli commissari e devono ora cambiare interlocutore. Entro 60 giorni un Dpcm definirà l’organizzazione della Struttura di missione e da quel giorno cesseranno gli incarichi degli attuali Commissari straordinari, che saranno comunque tenuti a trasmettere al Dipartimento per le politiche di coesione della presidenza del consiglio una relazione sullo stato di attuazione degli interventi di competenza e degli impegni finanziari assunti. La Struttura di missione - che potrà agire da stazione appaltante con il supporto di Invitalia - avrà un coordinatore, due direzioni generali e quattro uffici di livello dirigenziale non generale (con 60 unità di personale). Tutto con una durata triennale, prorogabile fino al 31 dicembre 2034. In più, la Struttura potrà ricorrere ad esperti esterni, con compenso fino a 50mila euro lordi, nel limite di spesa di 700mila euro annui dal 2024 al 2027, ed erediterà i rapporti giuridici attivi e passivi relativi alle funzioni già di titolarità dei Commissari straordinari.

Incentivi e semplificazioni

Con una dote da 4,5 miliardi in tre anni (da confermare a valle della ridefinizione del Pnrr) resta in campo l’attuale credito di imposta per gli investimenti di grande taglia delle imprese, di importo pari almeno a 200mila euro, che si insediano in una Zes. Si tratta di un’agevolazione legata all’acquisto di beni strumentali, con il vincolo che il valore dei terreni e degli immobili non superi il 50% dell’investimento agevolato. Il limite massimo, per ciascun progetto, è fissato in 100 milioni di euro. L’impianto di semplificazione ricalca quello che era stato impostato per le singole zone, quindi portale web della Zes unica, con informazioni sui benefici riconosciuti alle imprese, Sportello unico digitale per le attività produttive che consente la digitalizzazione dei processi amministrativi. I progetti di investimento all’interno della Zes Unica sono considerati di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti e sottoposti ad autorizzazione unica con lo strumento della conferenza di servizi semplificata.

Gli altri interventi

La bozza del decreto contiene anche altre misure. Tra queste, dal 2024 un piano di assunzioni a tempo indeterminato per migliorare la spesa dei fondi di coesione: fino a 2.129 nelle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e 71 per il Dipartimento politiche di coesione. C’è poi un ampio piano di riassetto del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027, orientato a una parziale centralizzazione con la firma di Accordi con le singole Regioni per la distribuzione dei fondi. Arriva poi l’ennesima riscrittura della Strategia per le aree interne, con l’obbligo per i Comuni che vi fanno parte di spendere entro il 2025 i contributi che hanno ricevuto.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 6 settembre 2023

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