Accordi tra Stato e Regioni per tagliare misure doppione

Gli accordi tra Stato e Regioni per semplificare la mappa degli incentivi alle imprese sono forse la sfida più ambiziosa che il governo si pone con il disegno di legge delega per la revisione del sistema. Il provvedimento è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri e passa al vaglio del Parlamento. Una volta trasformato in legge, richiederà una serie di decreti legislativi da adottare entro 24 mesi. Il riassetto, previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (sebbene con un focus pronunciato sul Sud che non si intravede nel testo approvato), era già stato agganciato come collegato alla legge di bilancio 2022 e poi approvato dal governo Draghi a maggio dello scorso anno, per poi decadere con la fine della legislatura. Il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) del governo Meloni ha rivisto e ampliato il testo, nel frattempo collegato alla nuova legge di bilancio.

Il punto di partenza è una mappa di 229 interventi che fanno capo alle amministrazioni centrali e 1.753 gestiti dalle Regioni. Dice il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso: «L’obiettivo è semplificare e omogeneizzare. Le sfide globali di oggi hanno bisogno di risposte mirate e coerenti con un sistema degli incentivi compiuto e coordinato che possa rappresentare un corpus organico di regole, riferimento sia per i decisori pubblici che per le imprese».

Il rapporto con le Regioni

Proprio l’intesa con le Regioni, per concentrare gli sforzi su misure efficaci ma che non siano dei doppioni, viene messa al centro dei principi e criteri che devono muovere la delega. Il coordinamento e la compartecipazione finanziaria potranno passare, si legge nel testo, anche attraverso specifici accordi programmatici tra lo Stato e le Regioni. L’obiettivo è che «la programmazione regionale, compresa quella relativa ai fondi strutturali e di investimento europei, possa tenere conto di quella nazionale».

I principi generali

Il riassetto dovrà partire da alcuni punti fermi tra i quali la misurazione dei reali effetti e dell’utilizzo da parte delle imprese e la parità di risorse finali. Si punta a «evitare duplicazioni e sovrapposizioni» tra soggetti diversi che gestiscono le misure, anche mediante abrogazione di quelle ridondanti, e alla «pluriennalità e certezza dell'orizzonte temporale». Un Codice unico dovrà accorpare la normativa in materia, secondo una logica di semplificazione che dovrebbe passare anche per un maggiore ricorso a procedure digitalizzate e a protocolli operativi, prima in via sperimentale, per accelerare il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (Durc) e della documentazione antimafia.

Gli ambiti

La riorganizzazione toccherà i principali ambiti di intervento del Mimit, cioè la ricerca e sviluppo, l’innovazione e la formazione, l'accesso al credito, l’efficientamento energetico e la transizione ecologica, la transizione digitale, la valorizzazione delle produzioni nazionali e del made in Italy o le specificità territoriali, l’attrazione di investimenti esteri, il sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile.

La programmazione

I decreti attuativi dovrebbero poi portare, secondo le intenzioni, alla programmazione degli incentivi da parte di ciascuna amministrazione competente, «per un congruo periodo temporale, in modo da assicurare un sostegno tendenzialmente continuativo e pluriennale».

Gli atti programmatici (da cui sono escluse le misure per agricoltura e pesca) dovranno definire obiettivi di sviluppo, tipologie di interventi, cronoprogramma di attuazione, quadro finanziario delle risorse.

Riassumendo, il Ddl delega approvato ieri in consiglio dei ministri è una grande piattaforma di obiettivi sensati. Ora bisognerà vedere come e in quanto tempo si potranno trasformare in cambiamenti sostanziali.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 24 febbraio 2023

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