Energia, pensioni, fisco e flat tax: i numeri della manovra

Il complicato lavoro di costruzione della manovra ieri ha fatto un passo in avanti importante con l’invio del programma di bilancio (Dpb) a Bruxelles.

Nell’introduzione alle 43 pagine del Documento, che aggiorna il Dpb a politiche invariate presentato dal governo Draghi un mese e mezzo fa, il ministro dell’Economia Giorgetti sottolinea la «fase di severa difficoltà a livello economico e sociale» alla base dell’esigenza di rialzare il deficit per contrastare il caro energia che «minaccia la sopravvivenza delle nostre imprese» e sostenere le famiglie «duramente colpite dal forte rialzo dell’inflazione». Ma rivendica la scelta di mettere in campo misure pensate «in coerenza con le Raccomandazioni della commissione europea» con un approccio «mirato e temporaneo», destinato a tramontare quando i prezzi dell’energia torneranno ai livelli pre-crisi: perché «una quota significativa delle risorse messe è volta a sostenere le fasce più deboli della popolazione e quelle imprese che si trovano in maggiore difficoltà», come si è visto per esempio nella decisione di ridurre contributi generalizzati come il taglio alle accise sui carburanti per aprire spazi di bilancio ad altri interventi. E perché i 21 miliardi di disavanzo che danno le ali alla manovra sono concentrati sui primi tre mesi dell’anno: «A fine marzo il governo rivaluterà la situazione», e se dovrà rimettere mano ai sostegni (com’è più che probabile) lo farà «utilizzando prioritariamente eventuali entrate aggiuntive erisparmi di spesa».

A Bruxelles infatti i fari continuano a essere puntati sulla sostenibilità del nostro debito, che pure ieri ha visto lo spread chiudersi a 182 punti, ai minimi da aprile, con un rendimento del BTp decennale giù al 3,67 per cento. Ma sul punto il titolare dei conti ci tiene a spendere ancora parole di rassicurazione sottolineando che il programma prevede il ritorno di un avanzo primario dal 2024. A mantenere sostenibile il debito, assicura Giorgetti, contribuirà «la messa a terra del Pnrr» su cui «il governo ha assicurato il massimo impegno» per l’attuazione.

Dalle tabelle del programma di bilancio emegono però una serie di dati sull’impatto finanziario delle diverse misure che compongono la legge di bilancio, ancora in via di definizione nel testo che sarà esaminato dalla Camera a partire dalla prossima settimana. Il capitolo previdenziale, per esempio, prospetta un effetto positivo nell’ordine degli 1,5 miliardi abbondanti. Che si spiega prima di tutto con il nuovo meccanismo progressivo dell’indicizzazione che preserva il recupero integrale dell’inflazione alle fasce medio basse ma lo riduce in modo via via più pesante per quelle più alte: una minoranza degli assegni, ma con valori e quindi con un peso maggiore.

Nei numeri del Dpb prendono forma anche le caratteristiche delle varie forme di tregua fiscale in arrivo. L’effetto sui saldi conteggiato dai tecnici del ministero dell’Economia si attesta a 1,1 miliardi di euro. Leggerissimo appare invece l’impatto delle novità sulle Flat Tax degli autonomi che alzano a 85mila euro la soglia di fatturato per il forfait e introducono l’aliquota del 15% per gli incrementi di reddito: sul 2023 la doppia mossa peserà per meno di 300 milioni, ma l’impatto è in crescita nel 2024 quando si sentiranno gli effetti della Flat Tax incrementale alzando il contatore sopra quota 800 milioni.

Sulla sanità il programma spedito alla commissione Ue precisa i numeri del rifinanziamento anticipato nei giorni scorsi. Sul fondo sanitario nazionale vengono aggiunti « 2,15 miliardi nel 2023, 2,3 miliardi nel 2024 e 2,5 miliardi nel 2025», a cui si affiancano i 650 milioni per l’acquisto di vaccini l’anno prossimo.

Tra le coperture si dettaglia l’effetto della stretta sul reddito di cittadinanza, nell’intervento che prefigura «abrogazione della misura da gennaio 2024, al fine di finanziare un’organica riforma delle misure di sostegno alla povertà e di inclusione attiva».

Le nuove regole portano 730 milioni sui saldi 2023. Ma sull’altare della progressiva riduzione del deficit ci sono però dazi da pagare. Uno sembra destinato al pubblico impiego, che difficilmente potrà ottenere un rifinanziamento più che simbolico in legge di bilancio (dove una norma ancora in bianco prevede un aumento una tantum dell’indennità di vacanza contrattuale».

Per le «politiche invariate» ci sono circa 2,2 miliardi, sotto una voce che però comprende prima di tutto missioni internazionali e il fondo per i provvedimenti legislativi (per la dote in Parlamento). Per i fondi veri e propri da destinare ai contratti 2022/24 bisognerà attendere tempi migliori. Difficili da prevedere.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 25 novembre 2022

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