Imprese: dote a formazione, nuova Sabatini e made in Italy

Per la politica industriale verrà fuori un pacchetto ridotto dalla legge di bilancio. Un insieme di misure meno generoso degli anni scorsi, complice un quadro di finanza pubblica più complesso e la volontà della premier Meloni e del ministro dell’Economia Giorgetti di varare una manovra di transizione rinviando a una fase successiva interventi più onerosi.

Gli incentivi 4.0

Ecco quindi il ridimensionamento del piano di incentivi fiscali Transizione 4.0 che, almeno nello schema di ingresso in Consiglio dei ministri, compariva solo con la proroga del credito d’imposta per la formazione 4.0. Il rinnovo per il 2023 avverrebbe con un ritocco fino al 70% per le spese certificate delle piccole imprese, già previsto per altro da un decreto attuativo dello Sviluppo economico che non è però mai entrato in vigore. Al contrario non dovrebbe esserci spazio, a meno di sorprese dell’ultimissima ora, per la proroga delle attuali aliquote del credito d’imposta per investimenti in beni immateriali (l’ex iperammortamento) che finirebbero dunque per dimezzarsi nel 2023. A legislazione invariata, il prossimo anno e fino al 2025 (con coda al 30 giugno 2026 se entro il 2025 viene versato un acconto di almeno il 20%) il credito di imposta per la digitalizzazione passerebbe dal 40 al 20% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro; dal 20 al 10% per interventi oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di costi ammissibili; dal 10 al 5% tra 10 e 20 milioni.

Va direttamente verso la chiusura invece l’agevolazione sui beni materiali tradizionali (l’ex superammortamento), in scadenza a fine 2022.

Per il credito di imposta per gli investimenti in ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) guidato da Adolfo Urso punta a un compromesso, riducendo l’aliquota dall’attuale 20% al 15% nel 2023 e non al 10% come previsto.

Nuova Sabatini

C’è piuttosto un tema di rifinanziamento della Nuova Sabatini, l’agevolazione che abbatte i tassi dei prestiti per l’acquisto e il leasing di macchinari. Il Mimit in questo caso ha proposto un intervento di 500 milioni in due anni. Il rifinanziamento si accompagnerebbe all’estensione anche alle domande presentate dal primo gennaio 2022 della possibilità di beneficiare dell’erogazione delle quote successive in un’unica soluzione. Più difficile che passi l’idea di allargare i requisiti dei beni agevolabili puntando in modo più diretto agli impianti per l’energia rinnovabile e ai macchinari per la transizione ecologica. Un rafforzamento in chiave energetica che era stato valutato anche per il piano Transizione 4.0, ma che sarà probabilmente rinviato.

Made in Italy

Il pacchetto imprese della manovra potrebbe poi imbarcare in extremis anche il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le Pmi e dei contratti di sviluppo. Dovrebbe entrare anche un fondo da 100 milioni per le politiche di tutela del made in Italy che in piccola parte servirebbe anche a sviluppare un’app alternativa al contestato sistema di etichettatura a “semaoforo” degli alimenti, Nutriscore.

Sud

Un capitolo quasi dimenticato riguarda le misure per il Mezzogiorno. Fino a ieri restava grande incertezza - sia per le coperture sia per la convergenza politica della maggioranza - sulle possibili proroghe del credito d’imposta per gli investimenti in macchinari e impianti produttivi effettuati nelle regioni del Sud e della decontribuzione del 30% sui contratti di lavoro. Entrambe le misure scadono a fine 2022. Per la decontribuzione una via potrebbe essere agganciarsi alla proroga fino al 31 dicembre 2023 del Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato Ue legati all’emergenza della guerra in Ucraina.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 22 novembre 2022

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