Per le ZES passi avanti, ora devono partire

Lo spostamento delle rotte logistiche marittime in seguito alla guerra in Ucraina ridà centralità al Mediterraneo, il Pnrr ci costringe a ragionare in una chiave strategica (anche se non tutti gli interventi del Pnrr oggi hanno valenza strategica e ne mancano alcuni che ne avrebbero), ci sono dieci miliardi di fondi pubblici da investire nei nostri porti, prevalentemente per i collegamenti ferroviari, i recenti progressi che si registrano anche nelle Zone economiche speciali (Zes) del Mezzogiorno e in quelle logistiche semplificate (Zls) del Centro-Nord dopo cinque anni di attesa: sono alcuni segnali incoraggianti per portare al centro delle politiche di rilancio del Paese il Progetto Mare lanciato da Confindustria in chiave strategica.

Ora bisogna agire, operare rapidamente, trasformare le opportunità e le potenzialità in fatti. «Le nuove condizioni geoeconomiche - dice il vicepresidente di Confindustria, Vito Grassi - non solo accrescono la rilevanza delle filiere dell’economia del mare per l’Italia, confermando la valenza strategica del Progetto Mare voluto dal presidente Bonomi, ma esaltano anche il ruolo di protagonista che il Mezzogiorno può avere nello sviluppo complessivo dell’economia italiana. Oggi più che mai è chiaro a tutti che il Paese cresce solo se il Mezzogiorno cresce: per accelerare concretamente questo disegno la prima cosa da fare è rendere immediatamente operative le Zes».

Grassi in Confindustria presiede il Consiglio delle Rappresentanze regionali di Confindustria e per le Politiche di coesione territoriale: è convinto che la priorità per il Progetto Mare sia oggi «non sprecare il buon lavoro fatto nell’ultimo anno per accelerare l’entrata in funzione delle Zes e l’avvio delle Zls».

Bisogna partire con le attività e i servizi concreti, gli investimenti, le procedure speciali che facilitano gli investimenti. Senza trascurare la necessità di dare un contenuto realmente strategico ai progetti in campo. «Non basta più - dice Grassi - limitarsi a dire che “vogliamo collegare i porti con i retroporti”: servono progetti concreti per portare i nostri territori nel cuore dell’Europa, interconnettere meglio le città e gli insediamenti del Mezzogiorno anche al proprio interno, digitalizzare rapidamente i porti e il trasporto marittimo, come pure prevede il Pnrr. In Europa l’asse Palermo-Berlino esiste già da tempo e ci chiedono di attuarlo senza perderne altro. Semmai la battaglia da fare è quella di una progettazione integrata che consenta di utilizzare i fondi Ue per infrastrutturare il territorio superando anche il divieto di finanziamento delle strade: questo è possibile se le infrastrutture stradali sono parte di un sistema integrato, appunto, e portano traffico alla ferrovia in zone dove non si può arrivare altrimenti».

Grassi saluta il nuovo vicepresidente di Confindustria per l’economia del mare, Pasquale Lorusso, cui adesso passa la delega del Progetto Mare avviato dall’ex vicepresidente Natale Mazzuca. Il progetto fa perno su un’economia dai numeri sorprendenti: un fatturato totale di 82 miliardi, 530 mila occupati, quasi 530 mila unità produttive, un valore aggiunto di 23,8 miliardi, investimenti per 2,4 miliardi. La quota italiana rispetto al totale dei 27 Paesi dell’Unione è dell’11-12%. Il patrimonio imprenditoriale attraversa otto filiere, dal trasporto alla logistica, dalla crocieristica alla nautica da diporto, dalla pesca al turismo, dal petrolio all’industria dei carburanti alternativi. Alcuni di questi settori sono leader in Europa. È un progetto nazionale, ma è al Sud che si gioca la parte più rilevante della partita: «Nel Mezzogiorno - dice Grassi - c’è un terzo del valore aggiunto dell’economia del mare italiana e c’è un tasso di natalità delle imprese più alto che nel resto d’Italia».

Tutta questa potenzialità - scenario internazionale, disponibilità di fondi europei, ripresa di dinamismo interno - va «messa a terra subito». E per dare concretezza al progetto bisogna tornare sul decollo delle Zes.

«Con la ministra Carfagna è stata concordata una modalità operativa che prevede una stretta collaborazione tra i singoli commissari e le Confindustrie regionali - dice Grassi – per accelerare l’operatività delle Zes, allargarne la progettualità strategica e integrata, utilizzare al meglio la programmazione dei fondi europei e nazionali disponibili. Per noi è l’occasione di svolgere il nostro ruolo di classe dirigente con l’obiettivo di arrivare al traguardo vero per cui le Zes sono nate: renderle effettivamente attrattive per gli investimenti delle imprese, italiane ed estere».

Le Zes sono nate nel 2017 da un decreto legge sul Mezzogiorno e la prima fase attuativa è stata lunga e faticosa, anche perché è stato necessario via via integrare e correggere la normativa. «Nell’ultimo anno però - dice Grassi - i passi avanti si sono visti, grazie alla spinta di Confindustria che del Progetto Mare ha fatto una leva strategica di sviluppo in particolare per i territori del Sud, e grazie alla determinazione e il lavoro della ministra Carfagna.

Con l’ultimo decreto legge è stata ulteriormente migliorata la normativa per accedere ai benefici del credito d’imposta per gli investimenti, come aveva proposto proprio Confindustria, e sono stati istituiti i contratti di sviluppo per le Zes, novità altrettanto interessante. Inoltre sono stati nominati tutti i commissari delle singole Zone e in alcuni casi hanno già una struttura tecnica con cui operare, si stanno attuando i piani strategici e rivedendo le perimetrazioni, e poi si stanno avviando alcuni sportelli unici, come abbiamo più volte sollecitato. Ora dobbiamo accelerare questa fase di messa a regime e fornire il nostro massimo impegno, sia per una rapida messa a terra dei nuovi provvedimenti, sia per condividere le esperienze migliori, in modo da superare le disparità tra le varie zone e creare condizioni ohmogenee di attrattività e sviluppo».

Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 14 giugno 2022

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