Zes e semplificazione

Il decollo delle zone economiche speciali incredibilmente bloccate da anni e la semplificazione sulla pianificazione strategica dei porti. Parte da questi due punti l’impegno del governo, rispettivamente del ministro del Sud, Mara Carfagna, e del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims), Enrico Giovannini, sull’economia del mare. I due ministri ne hanno parlato ieri intervenendo alla presentazione del ”Progetto mare” di Confindustria.

Il dicastero del Sud, dopo uno stallo che finora ha sostanzialmente vanificato gli incentivi presenti, ha ultimato le procedure di nomina dei commissari straordinari delle Zone economiche speciali (Zes) sulle quali punta come perno della strategia di incentivazione di interventi privati, possibilmente anche stranieri, nelle aree portuali e retroportuali. «Il Piano di ripresa e resilienza - dice Carfagna - sostiene l’economia del mare con finanziamenti importanti, a partire dall’infrastrutturazione dei porti e delle Zes che sono l’epicentro della nostra strategia per attrarre investimenti».

Secondo il ministro Carfagna le tesi di Confindustria sono in sintonia con la visione del ministero. «Ci sono tutti i presupposti perché la “blue economy” si affermi sempre di più come un pilastro del Pil italiano», commenta. Il collegamento è anche alle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina. «L’economia del mare è già protagonista assoluta della fase storica che stiamo vivendo. La crisi energetica legata al conflitto ha già spostato lo sguardo dell’Europa verso il Mediterraneo e ha accresciuto il valore strategico dei collegamenti navali, delle estrazioni marittime, dei parchi eolici marini. La fine della pandemia ha rilanciato il turismo crocieristico, la crescente consapevolezza del valore dell’alimentazione e valorizza la nostra pesca e la nostra acquacoltura».

Per Giovannini il documento elaborato da Confindustria «sarà oggetto di attenta riflessione da parte del Mims». Il ministro ha evidenziato che tra le riforme previste dal Pnrr, insieme agli investimenti, ci sono quelle per «la semplificazione dell’iter approvativo della pianificazione strategica dei porti rispetto alle autorità regionali e comunali con le quali le autorità portuali hanno avuto anni di conflitti rispetto a chi faceva che cosa». Per cui ora si è tagliato «questo nodo gordiano e si fornisce ai presidenti e alle autorità portuali questo tipo di potere, bilanciato da una serie di elementi, cosa che ha consentito e sta consentendo ai presidenti delle autorità portuali di fare quei piani strategici che da anni erano fermi, perché bloccati dal contenzioso su chi doveva fare cosa».

Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 13 maggio 2022

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