Autodichiarazione aiuti Covid e quadro Aiuti di Stato

L’autodichiarazione “aiuti Covid-19” da rendersi - secondo quanto disposto dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate Prot. n. 143438/2022 del 27 aprile 2022, entro il 30 giugno 2022 - continua a far discutere, e non solo (come prevedibile) nel merito dell’ennesimo adempimento che è stato introdotto a fronte degli aiuti concessi a imprese e professionisti danneggiati dalla pandemia, ma anche nel metodo.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che gli “aiuti di Stato” trovano collocazione anche in sede di Modello Redditi, nel quadro RS (o nel quadro aiuti di Stato presente in dichiarazione IRAP laddove il beneficio concesso si riferisca a tale imposta, come nel caso dell’articolo 24 del decreto Rilancio, D.L. 34/2020).

Si tratta, dunque, dell’ennesima duplicazione, quindi? Ebbene, in realtà la risposta, a parere di chi scrive, è “sì e no”.

Motiviamo questa asserzione, distinguendo innanzi tutto quali sono i dati oggettivamente duplicati (in quanto già conosciuti all’Amministrazione finanziaria), da quelli che proprio non possono essere definiti come tali, con l’ausilio di qualche semplice esempio.

Accentriamoci in primo luogo sui contributi a fondo perduto la cui concessione è dipesa da istanze presentate all’Agenzia delle Entrate: il dato relativo a tali CFP è già conosciuto all’Amministrazione finanziaria? Senza dubbio, la risposta è affermativa. Domandiamoci allora: se il dato è conosciuto, può essere iscritto automaticamente da parte dell’AdE nel Registro Nazionale degli Aiuti? La risposta, in questo caso, è no, e si tratta di una problematica già nota a partire dall’anno scorso: per l’iscrizione, infatti, mancano (in quando non richiesti in sede di compilazione delle istanze!) due dati fondamentali: il “settore” e la “dimensione dell’impresa”. Ecco perché in sede di Redditi 2021 ci è stato richiesto di evidenziare l’avvenuta percezione di tali contributi, ma senza dover specificare l’importo, in quanto già noto, ma solo settore e dimensione d’impresa.

Quest’anno, la situazione si ripete, ma con un’alternativa: se settore e dimensione di impresa, che sono stati inseriti quali campi compilabili del modello di autodichiarazione degli aiuti nei righi relativi ai contributi a fondo perduto, vengono compilati in tale autodichiarazione, non sarà più necessario comunicare nulla in quadro RS dei Redditi, poiché a quel punto l’amministrazione disporrà già delle informazioni complete necessarie all’iscrizione nel RNA.

Quanto sovra esposto, tuttavia, non vale affatto per la totalità degli aiuti. Infatti, vi sono molteplici situazioni – una su tutte, a titolo esemplificativo: i crediti di imposta per locazioni – che in ogni caso debbono essere inserite nel quadro RS, e che dovranno comunque essere indicati anche nell’autodichiarazione. La motivazione è semplice: nell’autodichiarazione viene indicata semplicemente la sussistenza di questo tipo di beneficio e si autocertifica di averne tenuto conto nella verifica delle soglie, ma l’importo non viene esplicitato; ne consegue che un’iscrizione nel RNA sulla base delle sole informazioni presenti nell’autodichiarazione è del tutto impossibile.

Detto questo, è vero che la comunicazione degli aiuti effettuata con modello Redditi può sostituire la comunicazione entro il 30 giugno 2022? A parere di chi scrive la logica vorrebbe di sì, basterebbe un po’ di buona volontà nell’utilizzare i dati che saranno iscritti nel RNA al fine delle verifiche di spettanza degli aiuti, ma l’amministrazione finanziaria, invece, la pensa diversamente, e tutto sommato non potrebbe essere diversamente visto che la pretesa dell’amministrazione va ben oltre la mera verifica degli importi di aiuto concessi.

Anche in questo caso, andiamo a motivare: se tutti gli aiuti che sono stati goduti sono stati correttamente comunicati con il modello Redditi e la dichiarazione IRAP, l’avvenuta iscrizione nel Registro Nazionale Aiuti andrebbe a generare una elencazione grazie alla quale sarebbe possibile verificare che la somma totale degli aiuti stessi non ecceda le soglie. Quanto sopra, almeno in teoria, ma in realtà le informazioni presenti nel RNA non bastano in ogni caso: basti pensare agli aiuti concessi nell’ambito della sezione 3.12, per l’accesso ai quali è necessario rispettare requisiti di accesso che non emergono in alcun modo dal RNA.

Ecco perché si rende necessaria l’autodichiarazione (o quanto meno l’amministrazione la pretende): tale autodichiarazione rappresenta infatti un’assunzione di responsabilità, avente anche ricadute di carattere penale (autocertificazione) in ordine al rispetto delle soglie e delle condizioni di accesso agli aiuti (soglie che peraltro sono mutate nel corso del tempo), informazioni cui non è possibile sopperire semplicemente con la compilazione del quadro RS.

In sintesi, le informazioni fornite con l’autocertificazione e con il quadro RS sono solo parzialmente sovrapponibili, e soprattutto sono destinate a fini diversi. L’una, pertanto, non può escludere l’altra, fatta salva l’esplicita peculiarità dei contributi a fondo perduto, solo laddove si forniscano anche in dati necessari all’iscrizione nel RNA già in sede di autocertificazione.

Per quanto sovra esposto, ancora una volta i dati dovranno essere forniti più volte, sotto diversi punti di vista, e ciò in quanto le informazioni presenti in autocertificazione non sono sufficienti per gli adempimenti RNA e, al tempo stesso, i dati comunicati per il Registro Nazionale Aiuti non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di controllo delle condizioni di accesso agli aiuti, così come stabilite dal Temporary Framework europeo.

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