Da marzo esplode rata prestiti Covid: da 2 a 14 mila euro

L’inizio del 2022 concide con una serie di passaggi critici per chi ha beneficiato delle misure di supporto per la liquidità. Uno di questi è legato alla fine del periodo di preammortamento di due anni previsto per i prestiti garantiti dallo Stato.

Il legislatore nel 2020 aveva immaginato che, per smaltire l’impatto dei lockdown e di tutte le implicazioni del Covid 19, 24 mesi sarebbero stati sufficienti: per cui nel primo biennio del finanziamento garantito (anche se questo non vale in senso assoluto per tutti i prestiti) è stato previsto il pagamento solo della quota interessi, mentre a partire dal venticinquesimo mese partono i rimborsi pieni, con la restituzione della quota del capitale e degli interessi.

Quel biennio per i primi prestiti concessi nel 2020 scadrà a marzo. E il conto da pagare che arriverà, con rate che in genere hanno durata semestrale, non sarà piccolo. Se si considera che il taglio medio dei prestiti richiesti dalle Pmi è pari a circa 200 mila euro, che questi finanziamenti hanno una durata di 8 anni e un tasso di interesse medio del 2%, la rata semestrale prevista nella fase di preammortamento si dovrebbe attestare a circa 2 mila euro. Quando scatterà, invece, il rimborso anche del capitale il pagamento da corrispondere ogni sei mesi arriverà a 14 mila euro.

Non è un salto da poco: le imprese che avevano fatto richiesta di quei prestiti, soprattutto le prime che si sono attivate, si erano affrettate per fare fronte alla mancanza di liquidità dovuta ai lockdown. Se quella situazione di difficoltà si è protratta a causa della nuova ondata sarà molto difficile fare fronte ai pagamenti. Se si tratta di rate semestrali, il primo rimborso sarà dovuto a giugno e probabilmente una parte della rata rispecchierà ancora la fase solo di interessi, mentre la restante quota terrà conto anche del rimborso del capitale.

Per dare un’idea della dimensione che questo passaggio critico può avere sul tessuto produttivo nazionale basterà ricordare, come del resto fatto ieri dalla Task Force sulla liquidità, che i prestiti garantiti dal fondo per le Pmi hanno raggiunto quota 221 miliardi a fronte d i2,5 milioni di domande. A questi si aggiungono i 32 miliardi garantiti dalla Sace.

I finanziamenti del fondo per le Pmi prevedevano una copertura attraverso garanzia pubblica dell’80% per gli importi superiori a 30 mila euro. Su questo “gradino” del passaggio dal preammortamento al pagamento pieno delle rate è acceso il faro di tutti gli operatori che si occupano di crediti: le banche, ma anche intermediari e studi legali che si occupano di finanziamenti e ristrutturazioni.

Anche in questo caso ci saranno imprese che non saranno in grado di rispettare le scadenze e che avranno necessità di misure di supporto. Lo strumento della rinegoziazione dei prestiti assistita dalla garanzia (anche la garanzia Sace a condizioni di mercato potrebbe rivelarsi molto utile se fosse finalmente varata) è probabilmente quello più adatto: si allunga la scadenza (la garanzia Sace a mercato può supportare una durata di 2o anni), si concede nuova finanza riducendo al contempo la dimensione della rata che l’impresa dovrà rimborsare. Sicuramente le prossime settimane saranno molto impegnative su questi fronti sia per le banche che per le imprese.

Fonte: Il Sole 24Ore, Primo Piano del 14 gennaio 2022

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