Beni strumentali a ruota libera

Credito da investimenti in beni strumentali sempre trasferibile ai soci delle società agricole. Questa l'importante conferma che si ritrae dalla lettura della risposta n. 817 del 16 dicembre 2021, che conferma anche come il trasferimento del credito al socio di una società personale non sia assimilabile ad una cessione.

La questione. La risposta all'interpello in esame prende le mosse da una fattispecie concernente una società semplice che opera in agricoltura (coltivazione di riso) e sta pianificando investimenti in beni strumentali. In tale occasione, la società ritiene di avere i requisiti per poter accedere ai bonus sugli investimenti ordinari e 4.0, ma si chiede se lo stesso sia trasferibile ai soci – persone fisiche della stessa – per compensare le proprie imposte personali e i correlati contributi previdenziali della gestione agricola cui sono iscritti in quanto coadiuvanti.

La risposta. In via preliminare, l'agenzia delle entrate richiama l'art. 1 co. 1051 della l. n. 178/2020 secondo cui il credito di imposta in questione compete “[…] indipendentemente dalla forma giuridica, dal carattere economico di appartenenza” del beneficiario, con ciò confermando che l'attuale versione del credito di imposta per acquisto beni strumentali compete anche ai soggetti che operano in agricoltura. Il tema risulta essere di particolare importanza, poiché riconosce tale agevolazione anche in capo ai soggetti il cui reddito viene ricondotto nell'ambito del reddito agrario, non essendo previsto necessariamente che riguardi solo coloro che producono reddito di impresa (come invece era richiesto dall'art. 1 co. 91 della l. n. 208/2015). Ciò premesso, viene poi confermato che anche nel caso di specie risulta applicabile il generale principio interpretativo espresso con la risoluzione n. 163 del 31 luglio 2003 in materia di attribuzione ai soci dei crediti di imposta maturati dalla società (in senso analogo anche la risposta n. 85/2020). Nello specifico, si afferma che tale attribuzione non rappresenta una vera e propria cessione del credito, quanto piuttosto un'attribuzione che rappresenta una particolare forma di utilizzo dello stesso.

La dichiarazione. Affinché questo trasferimento trovi un monitoraggio anche dal punto di vista dichiarativo, è necessario che la società indichi il credito nella sezione I del quadro ru e poi segnali (sempre mediante compilazione di tale quadro) il trasferimento ai soci. A loro volta tali soggetti indicheranno nei rispettivi quadri ru di aver ricevuto dalla società il credito (si presume nella misura pari alla quota di partecipazione agli utili di ciascun socio) e potranno poi utilizzarlo in compensazione ai sensi di quanto previsto dall'art. 17 del d.lgs. n. 241/1997. Bisogna peraltro ricordare che vi è uno sfasamento temporale tra il periodo di imposta del trasferimento del credito dalla società ai soci e l'utilizzo da parte di questi ultimi: infatti, la risoluzione n. 120 del 2002 ha precisato che i soci possono portare in compensazione i crediti trasferiti dalla società, solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in cui sono stati indicati nei modelli dichiarativi dei soci medesimi.

La trasferibilità. Da ultimo, si vuole sottolineare un aspetto che emerge dalla lettura dell'interpello e che concerne il perimetro di trasferibilità del credito. In passato nell'ambito dell'agricoltura, si era infatti dubitato della trasferibilità del credito dalla società ai soci qualora il beneficiario originario (la società, appunto) avesse un reddito qualificabile come “agrario”: il ragionamento sottostante a tale impostazione partiva dal presupposto che il reddito del soggetto che riceveva il credito per “trasferimento” dovesse essere della medesima natura del reddito del beneficiario originario. Con la risposta di interpello qui esaminata, sembra che questa impostazione sia ormai sorpassata, arrivando a riconoscere in qualsiasi evenienza (vale a dire, a prescindere dalla tipologia di reddito dei soggetti coinvolti) la possibilità di attribuire sempre il credito tra società e soci: ciò equivale (in maniera del tutto condivisibile) a evidenziare la qualifica di socio, senza che la trasferibilità dei crediti maturati in capo alla società incontri alcuna limitazione connessa alla tipologia di redditi generati.

Fonte: ItaliaOggi.it, Diritto e Fisco del 12 gennaio 2022

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