Bonus tessile e teatro: complicazioni assicurate

In data 11 ottobre sono stati pubblicati due attesi provvedimenti attuativi relativi ad ulteriori misure previste nel quadro degli “aiuti Covid”: il credito d’imposta per il settore tessile e moda, ed il credito d’imposta cultura, dei quali si è già dato conto nei giorni scorsi. Un approfondimento si rende tuttavia necessario (anzi, più di uno) per evidenziare quelle caratteristiche che accomunano le due misure, distanti tra loro per finalità, ma sfortunatamente similari per una serie di aspetti che devono portare i contribuenti ad un’attenta riflessione, prima di richiedere il riconoscimento dei benefici qui in esame.

Innanzi tutto, vi è la questione dell’ammontare dell’aiuto concesso: dando per scontato che tutti i requisiti previsti dalle rispettive normative siano rispettati, ad accomunare le misure vi è il fatto che entrambe non stabiliscono un meccanismo di calcolo che consenta di quantificare con certezza l’effettivo ammontare del beneficio conseguito.

In entrambi i casi, infatti, tale ammontare è subordinato al rispetto di un tetto di spesa massima, con un meccanismo similare a quello che a suo tempo era stato previsto per il credito d’imposta ex art. 125 D.L. 34/2020, ovvero il famigerato presunto 60% delle spese per sanificazione e DPI che, come ben ricorderemo, si è poi ridotto drasticamente a causa di un eccesso di richieste rispetto alle risorse stanziate.

Per quanto riguarda il credito d’imposta tessile e moda (ex art. 48-bis del D.L. n. 34/2020, come modificato dall’articolo 8 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73), si parla di un “virtuale” credito di imposta pari al 30% del valore delle rimanenze finali di magazzino di cui all’art. 92, comma 1, del TUIR, eccedente la media del medesimo valore registrato nei 3 periodi d’imposta precedenti a quello di spettanza del beneficio, per i periodi di imposta in corso alla data di entrata in vigore del D.P.C.M. 9 marzo 2020 e, distintamente, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2021. Quanto sopra a favore dei contribuenti che esercitano quale attività prevalente un’attività individuata con codice ATECO presente nel decreto attuativo MISE del 27/07/2021. Per questo credito d’imposta al momento non è nemmeno possibile presentare istanza, visto che (per quanto il modello sia stato approvato) si è ancora in attesa dell’autorizzazione UE, ma comunque già sono noti i limiti:

  • per quanto riguarda il periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020 le risorse stanziate sono pari a 95 milioni di euro;
  • per quanto riguarda il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2021 le risorse stanziate sono pari a 150 milioni di euro.

Separatamente per ciascun periodo di riferimento, laddove le richieste dovessero superare le risorse stanziate, il credito effettivamente fruibile non sarà pari al ventilato 30%, bensì a tale 30% rapportato alla percentuale che sarà comunicata, in un secondo tempo, con un apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. Pertanto, se in ipotesi dalle domande dovesse scaturire una richiesta di crediti di imposta pari al doppio delle risorse previste, la percentuale di fruizione sarebbe del 50%, portando il credito d’imposta effettivo dal 30 al 15%.

Un meccanismo similare è previsto per il credito d’imposta cultura (per il riconoscimento del quale è possibile trasmettere istanza dal 14/10 e sino al 15/11), concesso a favore delle imprese esercenti attività teatrali e di spettacoli dal vivo, a condizione che le stesse abbiano subito nell'anno 2020 una riduzione del fatturato di almeno il 20% rispetto all'anno 2019. In questo caso il credito di d'imposta “virtuale” è pari al 90% delle spese sostenute nell'anno 2020 per la realizzazione delle attività teatrali e di spettacolo dal vivo, anche se realizzate attraverso l'utilizzo di sistemi digitali per la trasmissione di opere dal vivo, ma nuovamente occorrerà fare i conti con le risorse stanziate, pari a 10 milioni di euro in tutto. Quella che sarà la percentuale effettivamente fruibile del credito di imposta, quindi, anche in questo caso lo sapremo a giochi fatti, e per la precisione tramite un apposito provvedimento che sarà emanato entro il 25 novembre 2021.

A fronte di tanta incertezza, dobbiamo tuttavia prendere atto che affatto incerte sono le complicazioni.

Viene infatti riproposta in toto la complessa impostazione con la quale ci siamo dovuti confrontare in sede di CFP Attività Stagionali, ovvero la necessità di elencare nel quadro A tutti gli aiuti covid già goduti nell’ambito del quadro generale delle normative UE, Temporary Framework, Sezione 3.1 della Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final recante “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” e successive modifiche, nonché, quelli eventualmente fruiti in osservanza delle maggiori soglie concesse per gli aiuti rientranti nella sezione 3.12 del Quadro temporaneo.

Questa elencazione, tutt’altro che semplice, non può mai essere evitata, nemmeno da parte dei soggetti che eventualmente avessero già comunicato gli aiuti in quanto contribuenti che hanno presentato istanza per il CFP Attività Stagionali; il quadro A, infatti, deve essere considerato come un’appendice dell’autocertificazione che occorre rendere in ordine al rispetto delle soglie di aiuti fruiti, ed è dovuta anche se gli aiuti di cui si è beneficiato sono di ammontare irrisorio rispetto alle soglie previste.

Sul punto occorre anche rilevare che la compilazione del quadro è resa ancora più difficile rispetto al passato dal fatto che oltre all’elencazione degli aiuti “precompilata” - che occorre puntualmente controllare per evidenziare tutti quelli di cui si è già usufruito, verificando meticolosamente norme e commi -, occorre anche dar conto delle misure “diverse da quelle espressamente elencate” per le quali va compilata la sezione “Altri aiuti” del quadro A, riportando, con particolare riferimento agli altri aiuti fiscali ed erariali istituiti dopo l'approvazione della presente comunicazione che richiamano i commi da 14 a 17 dell’articolo 1 del Decreto 41/2021, anche gli estremi della norma istitutiva.

Quanto sopra, come precisato dalle istruzioni, tenendo presente che “nel caso in cui le misure agevolative siano disciplinate da più articoli e/o da più commi e/o da più lettere va riportato solo il primo articolo e/o il primo comma e/o la prima lettera. Il comma e/o la lettera devono essere specificati solo nel caso in cui l’articolo e/o il comma contengano anche disposizioni non riguardanti l’agevolazione da indicare nel quadro A”. In particolare, nel campo “Tipo norma” occorre indicare uno dei seguenti codici:

  1. Decreto-legge
  2. Decreto Legislativo
  3. Legge
  4. Legge Regionale/Provinciale
  5. Decreto del Presidente della Repubblica.

Il tutto nell’ambito di un’autocertificazione, con tutte le possibili nefaste conseguenze in caso di dichiarazione mendace, e senza dimenticare le problematiche connesse al quadro B (impresa unica secondo le normative UE) e il nuovo quadro C (rivisitazione della sezione dedicata alla certificazione antimafia che già avevamo avuto modo di incontrare in sede di CFP decreto Rilancio art. 25 D.L. 34/2020), la cui compilazione è necessaria laddove l’ammontare del beneficio richiesto superi i 150mila euro. 

Fonte: fisca-focus.it - Articoli Fisco del 14 ottobre 2021

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