Equo compenso, stanziati 150 milioni di euro annui

Un plafond di 150 milioni di euro all'anno per garantire l'equo compenso ai professionisti. E' quanto prevede uno degli emendamenti al testo approvati dalla commissione giustizia della Camera, che lo scorso 5 ottobre ha ripreso l'esame del disegno di legge che va a rafforzare la norma sull'equo compenso ai professionisti (Atto Camera 3179).

L'altro emendamento approvato aumenta il numero di referenti indicati dal Mise per il sistema delle professioni non ordinistiche, che passano da due a cinque. L'equo compenso è stato istituito nella sua forma originaria con la legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), ma già pochi mesi dopo l'introduzione del principio sono state presentate varie proposte di riforma e rafforzamento della tutela. In particolare, si lamentava un mancato obbligo definitivo per la Pubblica amministrazione. I provvedimenti sul tema sono stati riuniti in un unico testo che lo scorso giugno è arrivato in discussione in assemblea a Montecitorio. Appena prima del voto, però, la proposta di legge è stata rimandata in commissione viste le proteste della maggior parte delle categorie professionali, ancora non soddisfatte del provvedimento. La commissione ripartì quindi con i lavori, che si fermarono però all'inizio di agosto. Il 5 ottobre, invece, la nuova ripresa dell'iter con la votazione degli emendamenti. Sono state 20 le proposte di modifica presentate, di cui due approvate. In particolare, viene stanziata una somma annuale per garantire il principio, fissata in 150 milioni di euro.

La norma è una delle più attese dal mondo professionale. Ieri, la Consulta per il lavoro autonomo e per le professioni del Cnel ha inviato un documento a governo e parlamento con una serie di indicazioni «per contribuire al processo legislativo in corso con la formulazione di proposte di revisione del testo unificato all'esame della Camera, che vanno dai parametri economici alle clausole vessatorie, dai rapporti con la Pa agli strumenti di controllo fino al perimetro di applicazione dell'equo compenso che non può limitarsi ai rapporti di natura convenzionale, ma deve riguardare anche le singole prestazioni professionali», come si legge nella nota diffusa ieri dal Cnel.

Fonte: ItaliaOggi, Professioni dell'8 ottobre 2021

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