«Basta incentivi a tempo, la parità diventerà strutturale»

L’elenco delle misure necessarie per promuovere l’inclusione e ridurre il gender gap è nero su bianco. Pubblicato a luglio dal Governo nella Strategia nazionale per la parità di genere, lo ha scritto insieme al suo team la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che mercoledì prossimo 15 settembre parteciperà al kick-off di presentazione del Global Inclusion 2021. «In questo modo - spiega la ministra - intendiamo superare la politica degli incentivi a tempo, per platee ristrette, e dei tanti micro-bonus per le donne e la genitorialità. Approveremo misure strutturali che puntino davvero a cambiare il Paese e le politiche familiari, rimuovendo gap e ostacoli».

Come intendete procedere?

Con il Family act e la Strategia nazionale per la parità di genere, che riuniscono questi sforzi in un quadro unico, il cambio di passo sarà duraturo e misurabile nel tempo attraverso indicatori certificati, così come i costi e i benefici delle politiche approvate. Il metodo è lo stesso che abbiamo adottato con l’assegno unico universale per riordinare le misure per le famiglie: oggi introdotto con una misura ponte, a gennaio diventerà stabile e riassorbirà anche le detrazioni fiscali per i figli a carico. Siamo nella fase di stesura dei decreti legislativi».

Nella Strategia le misure annunciate sono tante, quali verranno attuate per prime?

Verranno messe in atto tutte attraverso vari percorsi. Abbiamo già iniziato a distribuire i fondi per la costruzione di nuovi asili nido: oltre ai 700 milioni che abbiamo già assegnato, sono arrivati i fondi del Pnrr che verranno assegnati tramite bandi con procedure semplificate. Entro fine anno vogliamo introdurre i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) per gli asili nido a cui saranno ancorati gli stanziamenti. E sempre per favorire il Mezzogiorno, dove questi servizi sono particolarmente carenti, utilizzeremo i fondi disponibili per sostenere, e affiancare con competenze mirate, i piccoli Comuni nella progettazione.

In parallelo stiamo lavorando alle linee guida per la Certificazione della parità di genere in azienda e quelle per gli appalti pubblici e, a breve, all’attuazione del fondo per l’imprenditorialità femminile.

Si parla tanto di incentivi per favorire il lavoro femminile. Vedremo già qualcosa nella prossima legge di Bilancio?

La manovra è in fase di costruzione ed è chiaro che ci saranno passi concreti in questa direzione. L’impegno del Governo è chiaro ed è stato certificato nella Strategia nazionale per la parità di genere presentata ad agosto. Elementi di questa operazione sicuramente li introdurremo già in questa manovra. Intanto la riforma del Family act, che attende il voto definitivo alla Camera, prevede già degli strumenti di fiscalità perché crediamo che la leva fiscale sia estremamente efficace per rimuovere gli ostacoli al lavoro femminile. Intendiamo introdurre una decontribuzione per le assunzioni e le sostituzioni di maternità, in modo da far risultare non più sconveniente per un’azienda assumere una donna invece che un uomo.

Gli sgravi contributivi attualmente in vigore sono però destinati solo alle donne di alcune regioni del Mezzogiorno o disoccupate da oltre 24 mesi...

A regime la misura deve diventare strutturale per tutte le lavoratrici. Oggi le donne pagano un elemento di disparità in ingresso e questo costo va sostenuto dalla collettività perché la parità è un valore per tutti, non solo un diritto da tutelare. Prevediamo poi meccanismi di premialità fiscale per le imprese che promuovono strumenti di welfare e di parità di genere e l’introduzione di voucher per i servizi educativi.

L’inclusione in azienda passa anche dal superamento del gender pay gap. È possibile immaginare che anche l’Italia introdurrà una soglia? E come verrà certificata?

Sì, lo farà. La Strategia nazionale lo prevede. C’è già un provvedimento in dibattito alla Camera per la trasparenza salariale, a prima firma Chiara Gribaudo (deputata del Pdndr), che vede unite tutte le forze politiche della maggioranza e si affianca alla certificazione della parità di genere che promuove anche altri aspetti. Certamente si tratta di un cambio di prospettiva, un modo nuovo di affrontare le politiche del lavoro, attraverso una ricomposizione degli interessi e dei diritti. Le parti sociali e datoriali, che hanno partecipato alla stesura della Strategia dando un importante contributo, verranno coinvolte nel monitoraggio. A livello aziendale si tratta di trovare dinamiche innovative per mettere al centro la parità di genere, come strategia di investimento complessivo per lo sviluppo del mondo del lavoro. In questo senso la contrattazione di secondo livello e il dialogo con i sindacati saranno sicuramente molto utili.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 13 settembre 2021

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