Bonus e Contributo Ristorazione: indicazione

Il “bonus ristorazione” continua a generare dubbi, sia per quanto riguarda l’esposizione in dichiarazione dei redditi, quadro Aiuti di Stato, sia per quanto riguarda le tempistiche di contabilizzazione. A tutto ciò si aggiunge ulteriore confusione se il “bonus ristorazione” viene confuso con il “contributo a fondo perduto servizi di ristorazione”, posto che trattasi di due misure assolutamente diverse tra di loro. Cerchiamo quindi di fare un po’ di ordine.

Il primo punto da chiarire è cosa si intende quando parliamo di “Bonus Ristorazione”: con questa locuzione ci riferiamo alla misura introdotta dall’articolo 58 del decreto Agosto (D.L. 104/2020), concretamente attuato dal decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 27 ottobre 2020, G.U. 277 del 6 novembre 2020, ovvero quella misura di sovvenzione (piuttosto che di contributo) riconosciuta agli operatori della ristorazione a fronte - oltre che di un calo di fatturato - dell’effettuazione di acquisti di specifici prodotti, nell’ottica della valorizzazione della materia prima di territorio.

Il “bonus ristorazione” non rientra negli aiuti di stato previsti dal Temporary Framework UE (ovvero gli specifici aiuti concessi per fronteggiare l’emergenza covid-19), bensì è qualificato quale aiuto de minimis.

Come abbiamo già avuto modo di evidenziare in precedenza, trattandosi di aiuto de minimis (così come nel caso degli aiuti di Stato), si pone la questione della compilazione del quadro RS del modello Redditi, se tale compilazione è necessaria. Per comprendere se sia necessaria, occorre ricordare che il rigo RS401 deve essere compilato se e quando è necessario affidare all’Agenzia delle Entrate il compito di alimentare il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato, la cui funzione è quella di tenere memoria di tutti gli aiuti fruiti ai fini delle verifiche di rispetto delle soglie previste.

Detto in termini più semplici, quando ci si trova dinnanzi ad aiuti di Stato o de minimis il cui importo è già stato determinato nel provvedimento di concessione, e l’aiuto risulta essere già stato registrato nel RNA (circostanza che è possibile verificare consultando la sezione trasparenza del Registro, all’indirizzo https://www.rna.gov.it/RegistroNazionaleTrasparenza/faces/pages/TrasparenzaAiuto.jspx) il quadro aiuti di Stato non deve essere compilato, perché la sua funzione è quella di trasmettere i dati necessari all’Agenzia delle Entrate affinché la stessa provveda ad alimentare il Registro stesso con i dati degli aiuti che ancora non risultano.

Detto questo, consultando il RNA di un beneficiario del “bonus ristorazione”, si ottiene, oltre alla conferma che l’aiuto risulta già registrato e quindi non occorre inserire nulla nel RS401, un’ulteriore utile informazione, ovvero la data concessione dell’aiuto (che nel caso specifico sarà con ogni probabilità del 2021).

È quindi nel 2021 che il beneficiario ha maturato il riconoscimento alla sovvenzione, e quindi è nella data di concessione del contributo che il contribuente che determina il reddito secondo il principio della competenza (contabilità ordinaria) dovrà annotare il credito maturato e, in contropartita, un contributo in conto esercizio non tassato (come da espressa previsione normativa), e successivamente, ad avvenuta erogazione, l’incasso del credito stesso. Nel caso di contabilità semplificata, trattandosi di contributi in conto esercizio, varrà la data dell’incasso (e si tratterà sempre di un contributo non tassato).

Per concludere, si ritiene opportuno evidenziare che la misura qui in esame riguarda, come si è detto, il “bonus ristorazione” previsto dal decreto Agosto 2020, ovvero, tanto per capirci, quello la cui concessione e fruizione discendeva dalla presentazione di un’apposita domanda (cartacea o telematica) presentata al concessionario, che nel caso specifico è stato individuato in Poste Italiane.

Non bisogna assolutamente confondere questa misura con il “contributo a fondo perduto ristorazione”, o “fondo perduto di Natale”, ovvero quello previsto dall’articolo 2 del D.L. 172/2020, quest’ultimo certamente da indicarsi nel quadro RS, con l’apposito codice di aiuto “28”.

La confusione è legittima, visto che le istruzioni ministeriali di compilazione al modello Redditi definiscono questo contributo “Contributo a fondo perduto da destinare all’attività dei servizi di ristorazione”, facilmente confondibile con il “bonus ristorazione”.

Al fine di evitare dannosi equivoci, riepiloghiamo i tratti salienti delle due misure, che sono assolutamente diverse tra di loro:

  • “Bonus Ristorazione” ex art. 58 D.L. 104/2020 (domanda da presentare a Poste Italiane), la cui concessione deve già risultare presente nel RNA (con data 2021);
  • “Fondo perduto servizi di ristorazione”, ex art. 2 D.L. 172/2020, o fondo perduto di Natale: consisteva del riconoscimento automatico da parte dell’Agenzia delle Entrate di un ammontare pari al CFP decreto Rilancio a favore dei soggetti esercenti attività di ristorazione che, come ricorderemo, erano stati chiamati in maniera imprevista alla chiusura per le festività. Questo contributo a fondo perduto, se goduto, deve essere indicato al rigo RS401 al pari di tutti gli altri CFP riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate, posto che gli stessi non risultano ancora nel RNA. Tale iscrizione avverrà (appunto) a seguito della trasmissione dati che i contribuenti effettueranno verso l’Agenzia delle Entrate con il modello Redditi 2021 e successivamente l’Agenzia trasmetterà le informazioni al RNA.

Fonte: fiscal-focus.it, Articoli Fisco del 19 luglio 2021

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