Superbonus, tira e molla senza strategia

Se la missione 2 del Pnrr avesse - fra i possibili obiettivi strategici di una trasformazione verde - quello di abbattere le emissioni inquinanti, ora e in futuro, cercherebbe di colpire in modo sistematico le due principali fonti inquinanti delle nostre città - trasporti e riscaldamenti - adottando non misure singole o aggiornamenti di vecchi piani, ma politiche innovative. E non si lascerebbe sfuggire l’opportunità di costruire un’ampia e organica politica di riconversione energetica del patrimonio immobiliare partendo dal Superbonus. Magari facendone il punto di partenza per operazioni di rigenerazione urbana pubblico-private, come ieri ha rilanciato il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini.

Il governo attuale è, come noto, arrivato in corsa , ha riscritto il capitolo riforme e ha aggiustato le due missioni principali, la 1 (digitalizzazione) e la 2 (trasformazione verde). Anche dopo la correzione di rotta, però, si fatica a trovare un’anima nella missione 2.

Proprio la vicenda del 110% lo conferma. È vero che il governo ha varato - per merito del ministro della Pa, Renato Brunetta, che ci ha creduto fino in fondo - una straodinaria semplificazione . E c’è da augurarsi che il Parlamento non faccia passi indietro. Così come è vero che Mario Draghi prima e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, poi, hanno promesso che la proroga al 2023 per il 110% ci sarà nella prossima legge di bilancio.

Eppure il tira e molla sul Superbonus, che già era cominciato con il Conte 2, e le frenate del Mef di ieri e di oggi hanno lasciato l’impressione che lo strumento, più che un bazooka potentissimo per impostare una politica di transizione energetica del patrimonio immobiliare (compresi uffici e albergi), fosse un’agevolazione sopportata a fatica in Via Venti Settembre. Lo conferma la presenza nel Pnrr e nel fondo complementare, di 18,5 miliardi che rappresentano una partita di giro contabile senza spostare nulla rispetto a quanto già deciso. Poteva essere l’inizio di qualcosa: una politica appunto. L’occasione è sfumata e i proprietari di casa se ne sono accorti, sostituendo via via all’entusiasmo iniziale sempre maggiori perplessità e incertezze. La politica è, al solito, comunicazione univoca, oltre che strategia coerente.

Sia chiaro, lo strumento resta potente. Il rischio è applicarlo all’italiana, però, sempre scontrandosi con un contesto di incertezze, di tira e molla, appunto, di problemi nuovi che si affacciano senza mai risolvere del tutto quelli che ci sono. I rincari dei materiali, per esempio, ora non aiutano.

Non tutto è perso. Ma aver ridotto un potente bazooka a tassello minoritario di una grande politica green che nessuno vede non aiuterà neanche a fare della Missione 2 il baricentro di un grande Recovery Plan. Si può ancora correre ai ripari. Ma servirebbero subito segnali forti e una mente capace di costruire politiche “aggreganti” più che incentivi fiscali lasciati in balìa delle singole assemblee di condominio.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Rapporti dell'11 giugno 2021

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