All’asta 16mila ettari di terreni, incentivi per giovani e donne

A Camugnano, sull’appennino bolognese, ci sono 10 ettari di terreno dove si possono allevare agnelli e bovini, e dove si può fare il formaggio. È la quarta volta che questo terreno va all’asta: il suo prezzo originario è stato ribassato prima del 25%, poi di un ulteriore 25%, e ora sono ammesse anche le offerte a ribasso. Il prezzo di partenza sono poco più di 22mila euro. Chi ha meno di 41 anni può pagare a rate, con un piano di ammortamento fino a 30 anni.

Si è aperto a mezzogiorno di ieri, e si chiuderà il 7 di settembre, il quarto bando d’asta dei terreni dell’Ismea: l’azienda agricola di Camugnano è solo una delle 624 imprese agricole che andranno all’incanto - il 70% dei terreni si trova nel Mezzogiorno - per un totale di oltre 16mila ettari e un ricavo atteso di 255 milioni di euro. Molte le novità di questa edizione 2021 della Banca nazionale delle Terre, che mira a reimmettere dentro il ciclo economico i terreni frutto di operazioni fondiarie non andate a buon fine. La prima è un occhio di riguardo per le donne, che oggi rappresentano solo il 23% degli occupati nell’agricoltura: «Grazie alle novità previste dalla conversione in legge del decreto Sostegni Bis contiamo di poter allargare alle donne di tutte le età i vantaggi previsti dalla misura “Più impresa”», spiega Maria Chiara Zaganelli, direttrice generale dell’Ismea. Originariamente limitata al Sud, Più Impresa prevede un contributo a fondo perduto del 35% e un mutuo a tasso zero per un massimo del 60% per chi investe in una attività agricola. «Non mancheranno le risorse e non mancheranno le idee dei giovani imprenditori agricoli come delle donne, una categoria che negli ultimi anni si è distinta per la maggiore propensione all’innovazione in agricoltura. Giovani e donne sono al centro di questo bando», ha detto ieri il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, durante la presentazione dell’asta.

Dei 645 terreni in vendita, solo 335 sono al primo tentativo, gli altri rappresentano l’invenduto delle tre precedenti tornate di aste: 93 terreni sono al secondo tentativo, 115 al terzo e 81 al quarto. E qui arriva la seconda novità dell’edizione 2021: per le terre giunte al quarto incanto si potranno presentare offerte anche al ribasso, purché il valore minimo non scenda al di sotto del 35% del valore a base d’asta.

Le terre rimaste invendute dal 2017 ad oggi sono parecchie: la Banca delle Terre è un successo a metà? «Anche le aste giudiziarie non sono poi così veloci nel ricollocare gli immobili - sostiene Zaganelli - prima che nel 2016 nascesse la Banca delle Terre, all’Ismea avevamo un magazzino pieno di terreni e ne riuscivamo a ricollocare pochissimi. È un dovere rimettere nel circuito produttivo i terreni agricoli, offrendo un’opportunità di investimento a nuovi operatori o di consolidamento per le aziende già operative».

Per l’edizione 2021 della Banca delle Terre l’Ismea promette anche una maggiore semplificazione normativa, dalla consultazione online dei terreni disponibili (www.ismea.it/banca-delle-terre) alla compilazione delle offerte, fino alla stipula dei contratti di vendita.

Chiunque è ammesso a partecipare al’asta: c’è il rischio che la terra italiana finisca preda di investitori stranieri? «Quello della Golden power è strumento potente nelle mani del Governo», ha detto il ministro Patuanelli, garantendo una certa sorveglianza sulle operazioni che verranno portate a termine. Anche il pericolo che alcune terre vengano acquistate con l’obiettivo di trasformarle in parchi fotovoltaici viene definito contenuto: «Quelli messi all’asta sono tutti terreni con destinazione agricola - dice Zaganelli - finora sono stati tutti recuperati per coltivazioni o per agriturismo. Perché vengano utilizzati per le rinnovabili, occorre un cambiamento di destinazione d’uso, e questo potrà essere fatto solo dalle autorità locali. Io mi auguro che ci sia un governo del territorio attento a evitare questo fenomeno».

In Italia oggi la terra pesa per il 60% sul valore dell’attivo aziendale: avere una base fondiaria rappresenta quindi la più grande barriera all’ingresso per chi vuole intraprendere un’attività agricola. Eppure l’agricoltura è oggi tra le attività economiche più strategiche, destinate ad avere il maggior sviluppo in futuro: «Lo dicono gli analisti di Wall Street - racconta il presidente dell’Ismea, Enrico Corali - ogni anno Land report fa la classifica dei primi cento proprietari terrieri degli Stati Uniti. In quattro anni, Bill Gates ha accumulato 98mila ettari di terreni, una superficie grande quanto Hong Kong, ciò nonostante è nella parte bassa della classifica. Al primo posto c’è John Malone, il presidente di Liberty media, che di ettari ne ha 890mila. Ted Turner, il fondatore della Cnn, è al quarto posto, Jeff Bezos è 25esimo». Tutti investitori dallo sguardo lungo.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Imprese e Territori del 10 giugno 2021

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