Un terzo dei fondi per il digitale al bonus fiscale sui beni 4.0

Le risorse riservate alla prima missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza - dedicata a «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura e turismo» - ammontano a 40,3 miliardi e salgono a poco meno di 50 miliardi includendo anche il programma React-Eu (0,8 miliardi) e l’integrazione delle risorse nazionali del Fondo complementare (8,7 miliardi). L’obiettivo generale indicato dal governo nel documento è quello di dare un «impulso decisivo al rilancio della competitività e della produttività del Paese», attraverso investimenti che permettano di compiere progressi reali nel percorso di digitalizzazione del paese.

Il finanziamento del piano di incentivi fiscali Transizione 4.0 è il capitolo più ricco della missione. Si tratta di poco meno di 13,5 miliardi - in pratica un terzo dell’intera missione - ai quali il governo ha aggiunto 5,08 miliardi a valere sul Fondo complementare nazionale in extradeficit.

In sostanza, dopo alcuni mesi di incertezza, attraverso il Pnrr è stata blindata la copertura che era stata anticipata nella legge di bilancio 2021 proprio in previsione dell’approvazione del Pnrr. Resta fuori però dal perimetro delle risorse europee una fetta, pari a circa 8,5 miliardi, relativa ai crediti di imposta per i beni strumentali tradizionali (l'ex “superammortamento”) per il quale l’esecutivo è stato costretto a ripiegare sui fondi nazionali dello scostamento di bilancio in seguito a rilievi mossi dalla Commissione europea, contraria a finanziare con il Pnrr investimenti non legati alla vera e propria digitalizzazione e con impatti potenzialmente negativi sull’ambiente.

Nell’interlocuzione con Bruxelles il governo ha fornito anche delle stime sul numero di imprese che potrebbero beneficiare dei crediti di imposta finanziati con il piano: almeno 91mila fino al 2022. In particolare, si prevede che almeno 68.400 imprese effettueranno investimenti agevolati in beni strumentali 4.0 (26.900 in beni materiali, l’ex “iperammortamento”, e 41.500 in beni immateriali quindi sostanzialmente software). Sarebbero invece 20.600 le aziende che si agganceranno al credito di imposta per finanziare investimenti in ricerca, innovazione e design. Sono infine stimate in 2mila le imprese che usufruiranno del credito di imposta per attività di formazione legate alla transizione digitale 4.0.

Ricapitolando, dunque, Pnrr e fondi nazionali in deficit finanziano il rinnovo del piano Transizione 4.0 previsto nell’ultima legge di bilancio. Lo schema dei vantaggi fiscali è piuttosto articolato. Per i beni strumentali materiali 4.0 il credito d’imposta è del 50% (40% nel 2022) per investimenti inferiori a 2,5 milioni di euro; oltre questa soglia e fino a 10 milioni l’aliquota è del 30% nel 2021 e del 20% nel 2022. Per spese superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni l’aliquota è del 10% per entrambi gli anni. Per i beni immateriali 4.0, come i software funzionali alle tecnologie avanzate, il credito d’imposta è del 20% in tutto il periodo con massimale di 1 milione di euro.

Per i beni strumentali tradizionali, quindi non 4.0, l’aliquota è del 10% per il solo 2021, mentre scende al 6% nel 2022. Nel caso di investimenti effettuati nel 2021 per implementare il lavoro agile il beneficio sale al 15%. Anche per i software di base, quindi beni immateriali non 4.0, l’aliquota è del 10% nel 2021 e del 6% nel 2022. Per quanto riguarda invece il credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo il “bonus” è del 20% con massimale di 4 milioni, per l’innovazione tecnologica è del 10% con tetto a 2 milioni (del 15% se si tratta di progetti collegati a transizione digitale o ecologica). Anche per design e ideazione estetica infine 10% di aliquota e massimale di 2 milioni.

Non è passato l’ulteriore rafforzamento di queste aliquote che nel mese di gennaio, ancora in carico il governo Conte bis, era stato studiato dai tecnici del ministero dello Sviluppo. Ed è tuttora congelata l’ipotesi di concedere alle imprese la possibilità di cedere i crediti d’imposta alle banche assicurandosi così liquidità immediata. Il medesimo meccanismo, per intenderci, che oggi è in vigore per il superbonus del 110% sui lavori di efficientamento energetico. La cedibilità dei crediti 4.0 è stata fermata in extremis in Parlamento dai rilievi della Ragioneria dello Stato in merito a un emendamento al decreto sostegni che era stato presentato dal Movimento 5 Stelle. È invece entrata nel decreto Sostegni 2 una norma che amplia la fascia delle imprese che possono accedere alla compensazione accelerata dei crediti. Salta infatti il limite di ricavi o compensi fissato a 5 milioni di euro per i soggetti che possono compensare in un’unica quota annuale i crediti relativi a investimenti in beni strumentali tradizionali (l’ex superammortamento). L’estensione si riferisce comunque solo a investimenti effettuati nel corso del 2021.

Fonte: Il Sole 24Ore, Rapporti dell'8 giugno 2021

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