La Sicilia taglia i fondi per le riconversioni

C’è voluto quasi un anno ma alla fine è al traguardo (o quasi) la misura della Regione siciliana che destina risorse alle imprese che hanno riconvertito la loro attività dedicandola in tutto in parte alla produzione di dispositivi anti-Covid. Una misura che era stata varata a maggio dell’anno scorso dalla Regione siciliana con la legge regionale 9/2020 che all’articolo 5 prevedeva un contributo a fondo perduto per le imprese produttrici di dispositivi di protezione individuale, tecnologie biomedicali, disinfettanti e materiali destinati alle esigenze socio-sanitarie nonché alla costituzione di imprese tessili che puntassero a soddisfare la richiesta di mercato interna legata alla produzione dei dispositivi di protezione individuale ovvero di mascherine.

La norma parlava di una disponibilità di risorse fino a 40 milioni e per mesi questa è stata la cifra che gli stessi imprenditori hanno ritenuto disponibile per quella che in generale è stata giudicata un’ottima misura sia per chi ha già fatto l’investimento, riconvertendo in tutto o in parte l’azienda, sia per attrarre nuovi investimenti e porre le basi per la creazione di un polo siciliano per la produzione di dispositivi di protezione individuale. Il decreto ha ricevuto a fine marzo l’apprezzamento della Giunta regionale guidata da Nello Musumeci, porta la firma dell’ex assessore alla Sanità Ruggero Razza e dell’assessore all’Economia Gaetano Armao e ha spiazzato un po’ tutti per una serie di motivi. Il primo: i fondi a disposizione, che saranno gestiti dall’Irfis-Finsicilia (la finanziaria regionale) arrivano a 20 milioni pur essendoci per la verità l’impegno informale a rimpinguare la dote nel caso vi fosse la necessità.

«Va detto - dice Antonello Mineo, presidente del distretto della Meccatronica - che si tratta di un passo importante e positivo e crediamo sia un punto di partenza. Certo perfettibile. Per esempio allineando il contributo alla nuova normativa europea portandolo dunque a 1,5 milioni e allargando a settori che in questo momento non sono considerati». Due questioni che già in questa fase hanno bloccato investimenti per cinque milioni.

Il decreto previde un contributo che può arrivare al massimo a 800mila euro o al 45% dell’investimento programmato o realizzato, il termine per la presentazione delle domande viene fissato al 31 maggio mentre il termine per la delibera di concessione del contributo da parte dell’Irfis al 30 giugno: le aziende, in caso di via libera da parte dell’Irfis, avranno 24 mesi di tempo per realizzare l’investimento. Ci sono già aziende, anche del Nord, che hanno annunciato di voler creare linee produttive nuove in Sicilia e sono pronte a fare domanda. Ma resta un nodo da sciogliere e riguarda l’erogazione dei contributi a chi invece ha già fatto l’anno scorso gli investimenti per la riconversione rispondendo rapidamente alle esigenze dettate dalla pandemia: sono poco più di una decina le aziende, secondo alcune stime, che hanno già riconvertito gli impianti. Dalla Regione fanno sapere che non vi è alcun equivoco né dubbio: è prevista la copertura di costi sostenuti a partire dal primo febbraio 2020 e le aziende che hanno già fatto l’investimento, se ammesse, dovranno presentare le fatture per i lavori fatti sulla base delle indicazioni già contenute nel decreto.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 9 aprile 2021

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