Pmi digitali, usato solo metà degli incentivi

L’abitudine al fondo perduto in tempo di crisi condiziona anche le scelte delle imprese sugli incentivi. Il primo bilancio delle agevolazioni per la “trasformazione digitale” delle Pmi segnala a sorpresa che, a quattro mesi dalla partenza, è stato prenotato solo meno della metà dei 100 milioni disponibili legati per gran parte al sistema del finanziamento agevolato.

Dopo l’exploit della prima settimana successiva all’apertura dei termini - 300 domande per agevolazioni pari a 37 milioni, evidentemente presentate da un’avanguardia di imprese più motivate - l’appeal della misura si è nettamente affievolito. E i tecnici del ministero dello Sviluppo economico, in un webinar organizzato dall’autorità di gestione del Programma Imprese e Competitività, hanno rinnovato l’appello a farsi avanti. La crisi innescata dalla pandemia ha raffreddato le intenzioni di investimento ma incide anche la struttura delle agevolazioni ideata prima dell’emergenza economica, prima dunque che si diffondesse il fondo perduto come sistema di ristoro.

Ci sono circa 53 milioni ancora disponibili. Sono state infatti presentate in tutto 381 domande, 170 da parte di piccole imprese, 114 dalle medie, 97 dalle microimprese. Per un totale di 47,2 milioni di agevolazione così suddivise: 37,8 milioni di finanziamenti agevolati e 9,4 milioni di contributo in conto impianti. Proprio il mix dell’incentivo - 40% di finanziamento agevolato e solo 10% di fondo perduto - potrebbe aver scoraggiato una parte delle aziende potenzialmente interessate. Il ricorso diffuso alle garanzie statali per attivare finanziamenti in chiave anti-crisi ha già caricato il tessuto delle Pmi di una mole consistente di indebitamento da smaltire, sebbene con i tempi abbastanza ampi consentiti dalle regole temporanee sugli aiuti di Stato europei.

Un ulteriore indizio, del resto, era stato fornito sempre dai tecnici del ministero dello Sviluppo in un seminario organizzato un mese fa e dedicato agli incentivi per le Pmi che investono in processi di economia circolare e transizione ecologica. Il bilancio, anche in questo caso dopo quattro mesi dall’apertura dello sportello, segnalava richieste ferme a 77,2 milioni a fronte di una disponibilità di poco meno di 220 milioni, di cui 157 per finanziamenti agevolati e 62,8 per contributi. Il successo della misura “green” sembra aggravato dal fatto che il finanziamento agevolato deve essere obbligatoriamente accompagnato da un secondo finanziamento da stipulare a tassi di mercato che copra almeno il 20% dell’ammontare del progetto. E a dire il vero lo stesso prestito agevolato prevede condizioni che, alla luce degli attuali tassi di mercato, non sono così attraenti.

Almeno l’incentivo per la “trasformazione digitale” si basa su un finanziamento a tasso zero (da restituire in sette anni). L’obiettivo della misura, che si rivolge a Pmi con ricavi di almeno 100mila euro, è sostenere progetti che puntano alla digitalizzazione dei processi produttivi attraverso l’uso delle tecnologie 4.0 o di soluzioni digitali che coinvolgano la filiera. I progetti devono prevedere un importo compreso tra 50mila e 500mila euro.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Primo Piano dell'8 aprile 2021

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