Regolarità contributiva a rischio se non si pagano le sanzioni

Se si sceglie di regolarizzare la posizione previdenziale omettendo il pagamento delle sanzioni, ancorché più corretta sul piano giuridico nelle situazioni in cui l’omissione non è dipesa da una condotta del datore di lavoro, si generano problematiche sotto il profilo dell’attestazione telematica della regolarità contributiva (Durc).

Infatti, la verifica automatizzata fornisce un esito di regolarità laddove non siano rilevate evidenze di esposizioni debitorie, oltre che per i contributi, anche per le sanzioni civili. Quindi, in mancanza di pagamento di queste ultime, l’attestazione può risultare negativa, con conseguente trasmissione dell’invito a regolarizzare da parte dell’Inps. In tal caso, il datore di lavoro si troverà costretto a valutare pragmaticamente se – nel caso concreto – l’ammontare delle sanzioni civili giustifichi l’investimento in un’azione giudiziaria, che appare ineludibile se l’intenzione è quella di contestarle.
A ciò si aggiunga che, nella maggior parte delle comunicazioni ricevute via Pec dai datori di lavoro, le sanzioni non sono state calcolate dall’istituto di previdenza. Conseguentemente, persino le aziende che intendono pagarle spontaneamente si trovano a dover attendere la quantificazione da parte dell’Inps (che genera ulteriore dilazione dei tempi) oppure a doverla richiedere tramite il cassetto previdenziale, esponendosi ad alcune singolari interpretazioni delle sedi territoriali (che sono arrivate ad applicare le più gravi sanzioni per evasione contributiva).

Alla luce di quanto esposto, emerge la necessità di un immediato intervento dell’istituto che tenga in considerazione gli effetti distorsivi che si stanno generando e che penalizzano ingiustamente le aziende in un momento di già grave difficoltà.

Senza contare, peraltro, il riflesso che l’applicazione delle sanzioni potrebbe determinare sulla posizione dei lavoratori coinvolti, i quali, in presenza di dichiarazioni rese in modo non conforme al vero (ancorché senza alcun dolo), potrebbero essere esposti a un’azione risarcitoria, promossa dal datore di lavoro, avente a oggetto i danni conseguenti. Infatti, l’obbligo di diligenza incombente sul lavoratore si estende all’adempimento delle prestazioni strumentali alla corretta gestione amministrativa e previdenziale del rapporto di lavoro.

In ogni caso, al fine di evitare di incorrere in analoghe situazioni in futuro, sarebbe preferibile che i datori di lavoro adottassero uno schema di dichiarazione per il dipendente che illustri chiaramente le diverse situazioni idonee a incidere sull’applicazione del massimale, al fine di guidare il lavoratore nella corretta compilazione dei modelli.

Fonte: Il Sole 24Ore, Norme e Tributi del 7 aprile 2021

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