Il tax credit affitti spetta anche a concessione scaduta

Spetta il tax credit affitti anche per le indennità di occupazione pagate ad un Comune in attesa del rinnovo di una concessione riguardante un immobile strumentale. Lo chiarisce la risposta 120/2021 dell'agenzia delle Entrate. Il rapporto tra le parti da cui scaturisce l'obbligo di pagamento dell'indennità in questione può essere assimilato ai contratti di locazione, leasing o concessione di cui all'articolo 28 del decreto Rilancio.

La risposta 120/2021 affronta il caso di una società che, per lo svolgimento della sua attività, utilizza un fabbricato commerciale di proprietà del Comune di Milano. La sottostante concessione, stipulata nel 1999, è scaduta a fine 2016 e da allora non è stata rinnovata, pur perdurando l'occupazione dei locali. La società precisa di aver continuato a pagare al Comune l'importo da esso richiesto a titolo di indennità provvisoria per tutto l'anno 2020. Si chiede se queste somme, sussistendo le condizioni previste dall'articolo 28 del Dl 34/2020, possano essere poste a base del calcolo del credito di imposta sui canoni di locazione.

Nella risposta, viene innanzitutto richiamato l'ambito soggettivo ed oggettivo del tax credit, contenuto nell'articolo 28 del Dl 34/2020. Il credito spetta ai contribuenti con ricavi 2019 non superiori a 5 milioni di euro, nella misura del 60% del canone di locazione, leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento di attività industriali, commerciali, artigianali, agricole, di interesse turistico o all'esercizio abituale di attività di lavoro autonomo.

L'Agenzia evidenzia inoltre che l'articolo 8 del decreto Ristori (137/2020) ha esteso la disposizione ai canoni di locazione e affitto di azienda dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, pagati da imprese operanti nei particolari settori indicati nell'allegato 1 al decreto stesso, indipendentemente dal volume dei ricavi.

Venendo alla fattispecie oggetto di interpello, e dunque alla rilevanza della indennità di occupazione, la risposta 120/2021 sottolinea che le finalità della misura contenuta nell'articolo 28 del decreto Rilancio sono quelle di contenere gli effetti negativi della pandemia che hanno comportato una riduzione dei ricavi degli operatori economici a fronte dell'incidenza dei costi fissi, quali, appunto, i canoni di locazione di immobili dei soggetti di minori dimensioni.

L'indennità di occupazione erogata dalla società al Comune, a seguito del mancato tempestivo rinnovo della concessione, è equiparabile al canone derivante da contratti di locazione, leasing o concessione richiamati dall'articolo 28 del decreto Rilancio. La prosecuzione dell’occupazione dell'immobile da parte del conduttore, dopo la scadenza del contratto o della concessione, non è infatti accompagnata da azioni del proprietario volte al rilascio del bene. Il conduttore, cioè, detiene legittimamente l'immobile pur in assenza di contratto formale e l'indennità pagata può essere assimilata ad un vero e proprio canone (risoluzione 43/E/2007) con la spettanza del tax credit.

Fonte: Il Sole 24Ore, Norme e Tributi del 19 febbraio 2021

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