Fiere, finanziamenti Simest: domande per 150 milioni

In attesa di riaprire con il nuovo governo un confronto sui ristori, il mondo delle fiere in questi giorni riceve una boccata di ossigeno dallo sblocco dei finanziamenti erogati da Simest, come previsto nel decreto Agosto. Si tratta di 300 milioni di euro di prestiti a supporto dei processi di internazionalizzazione del comparto, a cui si aggiungono 63 milioni di euro a fondo perduto, a indennizzo dei costi fissi.

A oggi sono state deliberate 24 operazioni di patrimonializzazione per un totale di 52 milioni di euro, di cui 9 milioni a fondo perduto, a fronte di domande pervenute per 150 milioni (di cui 40 a fondo perduto). Ieri c’è stato un primo incontro tra Simest e Veronafiere, mentre da Ieg (Rimini-Vicenza) fanno sapere che a breve sono attesi i fondi.

Tra i primi a chiudere l’accordo c’è Fiera Milano, principale player italiano con 279,7 milioni di ricavi nel 2019, che da Simest otterrà un finanziamento di 7 milioni di euro. La società, quotata in Borsa, ha annunciato ieri anche la stipula di un contratto con un pool di banche (Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Unicredit), per un prestito di 55 milioni di euro assistito da garanzia Sace, nell’ambito del programma Garanzia Italia. In totale, 62 milioni di euro che saranno fondamentali per l’attuazione del Piano Strategico 2020-2025 che il gruppo presenterà martedì prossimo. «I finanziamenti ottenuti rafforzano la solidità finanziaria del gruppo e confermano la credibilità di Fiera Milano», dice l’amministratore delegato, Luca Palermo.

Il sistema fieristico italiano, duramente colpito dalla pandemia, finora ha ricevuto poco o nulla. Secondo gli ultimi dati diffusi da Aefi (l’Associazione degli enti fieristici italiani), il comparto ha perso nel 2020 l’80% dei ricavi, con un fatturato crollato da circa 1 miliardo a 200 milioni di euro. Oltre ai finanziamenti Simest, il governo ha deliberato diverse misure a sostegno delle fiere, per un totale di 408 milioni a fondo perduto, di cui oggi risultano però erogati o in fase di liquidazione appena 7,5 milioni di euro (previsti dal fondo Mibact), a cui si aggiungono 9 milioni tramite Simest: in tutto il 4% del totale annunciato a fondo perduto. Il problema, oltre alla mancanza di molti decreti attuativi, è che questi fondi sono vincolati al regime de minimis, che prevede aiuti di Stato per un massimo di 800mila euro a società. Briciole per i principali player del settore (Milano, Bologna, Rimini-Vicenza e Verona), che hanno registrato mancati ricavi per oltre 500 milioni tra marzo e dicembre dell’anno scorso. «Il tetto è stato alzato a 1,8 milioni, mentre dovrebbero salire da 3 a 10 milioni i contributi per coprire i costi fissi – spiega Palermo –, ma mancano ancora i decreti attuativi. L’ideale sarebbe ottenere dalla Commissione europea una deroga al de minimis, come è accaduto per le fiere tedesche, che hanno ottenuto in questo modo aiuti per 642 milioni di euro. Questo permetterebbe non soltanto di impostare un vero rilancio, ma anche di evitare un’asimmetria evidente rispetto ai competitor tedeschi».

Il tema del de minimis sarà il punto centrale nel confronto con il nuovo governo, nella speranza che il prossimo Dpcm consenta alle fiere di riaprire dopo il 5 marzo, almeno per gli eventi B2B e a carattere nazionale.

Fonte: Il Sole 24Ore, Economia e Imprese del 19 febbraio 2021

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