Credito d’imposta Mezzogiorno fruibile fino al 2022

Il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno di cui all’articolo 1, commi 98-108, della legge n. 208/2015 è stato oggetto di proroga ad opera della legge di bilancio.

In particolare, l’articolo 1, comma 171, lett. a) della legge n. 178 del 30 dicembre 2020 ha prorogato la possibilità di fruire dell’agevolazione sino al 31 dicembre 2022.

La disciplina del credito d’imposta non ha subito variazioni. Il bonus resta pertanto destinato alle «imprese che effettuano l'acquisizione dei beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna» e «nelle zone assistite delle regioni Molise e Abruzzo» nell’ambito di un progetto di investimento iniziale.

Nulla varia neanche alla modalità di fruizione del credito d’imposta che potrà essere esclusivamente utilizzato in compensazione secondo le indicazioni della Risoluzione n. 51/E del 4 luglio 2016.

Per poter procedere con riferimento agli investimenti 2021, occorre però attendere l’aggiornamento del modello di richiesta da parte dell’Agenzia ed il relativo software.

Beni agevolabili - Il comma 99 dell’articolo 1 della richiamata legge n. 208/2015 definisce agevolabili “gli investimenti, facenti parte di un progetto di investimento iniziale come definito all'articolo 2, punti 49, 50 e 51, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione,del 17 giugno 2014, relativi all'acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio".

Come precisato dalla Circolare dell’Agenzia n. 34/E del 3 agosto 2016, gli acquisti dei beni citati dal legislatore devono essere funzionali alla realizzazione di un progetto di investimento iniziale, relativo alla creazione di un uovo stabilimento, all'ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai ottenuti precedentemente e a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente.

Sulla scorta di tali considerazioni, si deve escludere che il credito d’imposta possa competere per la mera sostituzione di beni strumentali dismessi in quanto deve essere osservato il principio della “novità”.

In ogni caso, al fine di accertarsi che i beni per i quali si intende fruire del credito d’imposta siano contemplati dal perimetro tracciato dal comma 99, occorre fare riferimento alla corretta classificazione degli stessi in bilancio, secondo i principi civilistici e nel rispetto dei corretti principi contabili.
Una puntuale disamina dell’applicazione della misura, sotto il profilo oggettivo, è contenuta nella risposta ad istanza di interpello pubblicata con il n. 322 l’8 settembre dello scorso anno.

Esclusioni soggettive – Per espressa previsione normativa, il credito d’imposta non è fruibile dalle imprese in stato di difficoltà. Il comma 100 dell’articolo 1 della legge n. 208 del 28 dicembre 2015 preclude inoltre l’accesso al beneficio alle imprese che operano nei settori dell'industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo.

La richiamata Circolare n. 34/E del 2016 ha chiarito che la misura è destinata ai contribuenti titolari di redditi d’impresa riconducibili all’articolo 55 del TUIR. Sulla scorta di tale precisazione, la Direzione Regionale della Puglia dell’Agenzia delle Entrate, in risposta all’istanza di interpello n. 917-753/2020, ha chiarito che il credito d’imposta de quo non può essere invocato da imprese agricoli individuali e società semplici agricole titolari di solo reddito agrario come definito dall’articolo 32 del TUIR (a riguardo si veda Credito d’imposta Mezzogiorno negato all’imprenditore agricolo titolare di reddito agrario).

Entità del credito d’imposta – In virtù del comma 98 del primo articolo della legge di bilancio 2016, il credito d’imposta compete nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale. Pertanto nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna sarà determinato nella misura del 45% per le piccole imprese, 35% per le medie imprese e 25% delle grandi imprese. Nelle regioni Abruzzo e Molise le misure scendono rispettivamente al 30%, 20% e 10% a seconda della dimensione dell’impresa.

Per ciascun progetto di investimento, il credito d’imposta può essere determinato su valori massimi di 3 milioni di euro per le piccole imprese, di 10 milioni di euro per le medie imprese e di 15 milioni di euro per le grandi imprese. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l'acquisto dei beni; tale costo non comprende le spese di manutenzione.

Si rammenta che l’agevolazione in commento è cumulabile con il credito d’imposta per beni strumentali introdotto dalla legge n. 160/2019 e modificato dalla legge di bilancio 2021 purché il cumulo non determini il superamento del costo sostenuto per l’investimento.

Fonte: fiscal-focus.it - Articoli Fisco del 14 gennaio 2021

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