Simest, finanziamenti agevolati record

Nell’ambito del patto per l’export, voluto dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, per rilanciare il Made In Italy e il supporto all’internazionalizzazione delle imprese, la Simest si conferma il principale avamposto a sostegno delle pmi attive oltreconfine. E si prepara, con una riorganizzazione interna e con la nomina di un chief business officer, a giocare un ruolo sempre più cruciale su questo versante. D’altro canto, i numeri registrati dalla società presieduta da Pasquale Salzano e guidata da Mauro Alfonso sono eloquenti: da gennaio a oggi, le domande di accesso ai finanziamenti agevolati che Simest gestisce per conto del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) a valere sul fondo 394 del 1981, hanno toccato quota 11.445 (a fronte delle 995 dello stesso periodo del 2019) per un controvalore di quasi 3,6 miliardi (contro i 365 milioni fatti segnare lo scorso anno).

Un boom di richieste che fa di Simest una sorta di “braccio armato” del Maeci e che è riconducibile innanzitutto alle caratteristiche dello strumento erogato dalla società. Si tratta infatti di un intervento per cassa che è stato appositamente ridisegnato in modo da intercettare le necessità delle imprese. Così sono stati raddoppiati prima gli importi, poi è stata decisa l’estensione ai Paesi intra-Ue ed è stata alzata, come noto, al 50% la quota a fondo perduto a valle dell’ok della Commissione Europea nell’ambito del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato (il cosiddetto Temporary Framework). Tasselli che hanno sicuramente contribuito a far crescere le domande. Senza contare che, bypassando il sistema del credito, le procedure e i tempi di erogazione risultano semplificati e più rapidi.

Tutto ciò ha spinto significativamente i volumi e ha reso necessario, spiega l’ad della società Mauro Alfonso, «un rafforzamento della capacità di Simest di andare sul mercato e quindi di generare business, da cui la riorganizzazione che prevede l’introduzione di una figura molto senior che è quella del chief business officer». A ricoprirla sarà Massimo Bianchi, fino a oggi chief strategy officer e membro del cda di Epic Sim, fintech dedicata al reperimento di capitali per la crescita a favore delle pmi italiane (si veda articolo a lato), che è stato selezionato in una short list di 3 candidati. «Bianchi andrà a coordinare le aree di sviluppo sulla parte equity investment, soft loans, export credit e il marketing e business development in senso generale», precisa Alfonso.

Insomma, Simest potenzia la squadra e si prepara a gestire un ulteriore incremento delle domande con il governo che starebbe già valutando, come chiede a gran voce il mondo imprenditoriale (da Confindustria alla Cna), di rifinanziare il fondo 394 in modo da colmare il gap tra risorse già assegnate quest’anno (1,26 miliardi) e ammontare delle richieste (3,6 miliardi). Non solo. A valle della decisione di Bruxelles di prorogare il Temporary Framework per sei mesi (fino al 30 giugno 2021), Simest chiederà di applicare nuovamente l’estensione anche ai suoi finanziamenti. Poi, però, toccherà al governo decidere l’entità delle risorse da destinare al fondo perduto e stabilire se gli interventi a supporto dell’export debbano diventare strutturali come ha auspicato il ministro Di Maio intervenendo all’evento “Made in Italy: the Restart”, organizzato dal Sole 24 Ore e da Ft. «La grande sfida che adesso abbiamo nella legge di bilancio, in cui ci saranno anche i fondi del Recovery Fund - ha detto il titolare della Farnesina - è rendere strutturali gli interventi che abbiamo fatto nell’emergenza Covid perché queste sono risorse che entrano direttamente nell’economia italiana e creano posti di lavoro portando il made in Italy nel mondo».

Un chiaro riferimento alla 394 e alla Simest di cui ha parlato, nel corso dello stesso appuntamento, anche il presidente della società Pasquale Salzano. «È un successo senza precedenti grazie a strumenti di finanza agevolata per rispondere alle esigenze dell’imprenditore, soprattutto di pmi: niente burocrazie e liquidità immediata. Esigenze pienamente soddisfatte dalle novità introdotte, soprattutto il venir meno dell’obbligo di presentare garanzie o fideiussioni bancarie e la possibilità di ottenere il 50% dei finanziamenti a fondo perduto».

Fonte: Il Sole 24 Ore - Primo Piano del 16 ottobre 2020

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