Contributi a fondo perduto per la ricerca nell'automotive

Arrivano 631 milioni a sostegno degli Accordi per l’innovazione nell’automotive, lo strumento rivolto ai progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ad alto contenuto tecnologico.

Lo sportello per fare domanda aprirà alle 10 del 25 novembre. Il Mimit ha approvato il decreto direttoriale 17 settembre 2026 con cui ha anche stabilito che le istanze possono essere precompilate dall’11 novembre. Questo aspetto è importante visto che l’istruttoria avviene nel rispetto dell’ordine cronologico giornaliero di presentazione; le domande presentate nello stesso giorno sono considerate come pervenute nello stesso istante, indipendentemente da ora e minuto di presentazione, e saranno ammesse in base alla posizione in graduatoria.

L’intervento punta ad accompagnare la trasformazione della filiera automobilistica attraverso lo sviluppo di nuovi veicoli e componenti, ma anche sostenendo la riconversione delle imprese verso tecnologie strategiche e attività caratterizzate da un’alta intensità di ricerca e sviluppo. Le risorse arrivano dal Fondo automotive e la misura è attuata attraverso gli Accordi per l’innovazione.

La dimensione degli investimenti ammessi individua una platea composta soprattutto da programmi industriali strutturati. I progetti dovranno prevedere costi totali tra 5 e 40 milioni. Possono accedere agli aiuti le imprese che esercitano attività industriali e di trasporto, incluse quelle artigiane, oltre ai centri di ricerca. Gli organismi di ricerca, inoltre, possono partecipare come co-proponenti nell’ambito di programmi realizzati con le imprese.

Il sostegno prevede una combinazione tra fondo perduto e finanziamento agevolato. Per le attività di ricerca industriale, il contributo può raggiungere il 50% dei costi ammissibili, per lo sviluppo sperimentale arriva fino al 25. A questi incentivi può affiancarsi un finanziamento agevolato fino al 20% delle spese.

Condizioni più favorevoli sono previste per i programmi realizzati tramite collaborazioni tra imprese e organismi di ricerca, entro i massimali stabiliti dalla disciplina Ue sugli aiuti di Stato. Un elemento che rende importante, soprattutto per gli investimenti tecnologicamente più complessi, la costruzione di partenariati in grado di mettere insieme capacità industriale, competenze scientifiche e attività di ricerca applicata.

Tra le spese ammissibili rientrano i costi del personale impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo, strumenti e attrezzature per il progetto, consulenze specialistiche e acquisizione di brevetti, know-how e risultati della ricerca. Sono finanziabili anche materiali e altre spese generali riconosciute dalla disciplina dell’intervento.

Un peso rilevante è dato alla destinazione territoriale delle risorse. Il 40% della dotazione è riservato ai progetti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno. Su 631 milioni totali, questo si traduce in una quota superiore ai 250 milioni per gli investimenti in queste aree, purché i programmi rispettino i requisiti.

Per le imprese interessate, la fase che precede l’apertura dello sportello sarà decisiva per definire programmi, investimenti e collaborazioni. La soglia minima di 5 milioni richiede, infatti, progetti già sufficientemente maturi sotto il profilo industriale e finanziario, mentre la possibilità di combinare contributi e finanziamento agevolato può rendere lo strumento interessante per i programmi di ricerca di maggiore dimensione.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi del 30 settembre 2026

Settore
Area Espositiva


Mappa
Contatti
Allegati
News correlate
Bandi collegati

Risposta

Lascia un commento - Inizia una nuova discussione