Dote di oltre 440 milioni per investimenti green e innovativi

Il finanziamento agevolato del 40% senza interessi e senza garanzie affianca la quota del 35% a fondo perduto. L’operazione sembra di interesse anche per le imprese che stanno presentando la domanda sulla Zes unica in quanto il cumulo può compensare/attenuare se l’incentivo fiscale viene ridotto a causa del riparto.

Il decreto ministeriale Mimit del 18 marzo 2026, in tema di cumulo, prevede che le agevolazioni non sono cumulabili sulle stesse spese con altri aiuti di Stato o contributi «de minimis», salvo agevolazioni ottenute solo sotto forma di benefici fiscali o garanzie nel limite della normativa sugli aiuti di Stato.

L’agevolazione, con una dotazione di 448 milioni, sostiene gli investimenti delle Pmi nelle Regioni meno sviluppate, con l’obiettivo di rafforzarne crescita sostenibile e competitività nell’ambito del Pn Ric 2021-2027. Sono agevolabili programmi di investimento innovativi, sostenibili e ad alto contenuto tecnologico, coerenti con il piano Transizione 4.0, capaci di aumentare efficienza e flessibilità dell’impresa. La componente 4.0 deve essere prevalente rispetto al totale dei costi ammissibili.

Una specifica opportunità premiale è prevista per i programmi con particolare contenuto di sostenibilità, cioè quelli che contribuiscono agli obiettivi climatici e ambientali europei, favoriscono l’economia circolare o promuovono l’efficienza energetica. Non sono agevolabili gli interventi realizzati solo per adeguarsi a obblighi normativi o prescrizioni amministrative, salvo che producano risparmi energetici aggiuntivi almeno pari al 20% rispetto ai livelli richiesti da questi vincoli.

I programmi devono riguardare attività manifatturiere o servizi alle imprese, essere realizzati in unità produttive localizzate nelle Regioni meno sviluppate, prevedere spese tra 750mila euro e 5 milioni, entro il limite del 70% del fatturato, essere avviati dopo la domanda e conclusi entro 18 mesi dalla concessione, salvo proroga. Sono ammissibili le spese strettamente funzionali al programma di investimento e riferite all’acquisto di nuove immobilizzazioni materiali e immateriali.

Rientrano tra queste le spese per macchinari, impianti e attrezzature; opere murarie entro il limite del 40% dei costi ammissibili; software e licenze collegati ai beni materiali; certificazioni ambientali. Le spese devono riguardare beni nuovi, acquistati da terzi a condizioni di mercato, ammortizzabili e capitalizzati nell’attivo patrimoniale.

I beni devono essere funzionali all’attività dell’unità produttiva e mantenere la propria funzionalità per almeno tre anni dall’erogazione del saldo. Sono ammissibili anche alcune consulenze: servizi specialistici collegati alle tecnologie abilitanti 4.0, entro il 5% delle spese per beni materiali e software e, per gli interventi di efficientamento energetico, la diagnosi energetica entro il 3% delle spese complessive, purché non sia un obbligo normativo per l’impresa.

Restano escluse, tra le altre, le spese per leasing, commesse interne, beni usati, terreni e fabbricati, funzionamento ordinario, formazione del personale, imposte e tasse, mezzi di trasporto di merci o persone e titoli di spesa inferiori a 500 euro al netto Iva.

Le agevolazioni sono concesse fino al 75% delle spese ammissibili, suddivise in 35% come contributo a fondo perduto in conto impianti e 40% come finanziamento agevolato. Il finanziamento agevolato è senza interessi, non richiede garanzie particolari, ferma restando la natura privilegiata dei crediti nascenti dalla ripetizione delle agevolazioni erogate, deve essere restituito in un massimo di sette anni, con rate semestrali. Le imprese devono comunque assicurare una copertura finanziaria minima pari al 25% dell’investimento, tramite risorse proprie o finanziamenti privi di sostegno pubblico.

L’importo definitivo delle agevolazioni viene ricalcolato al termine del programma sulla base delle spese effettivamente sostenute e ritenute ammissibili dopo i controlli. Gli aiuti non sono cumulabili sulle stesse spese con altri aiuti di Stato o contributi «de minimis», salvo agevolazioni ottenute solo come benefici fiscali o garanzie e, comunque, entro i limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.

Sarà un prossimo decreto direttoriale a definire la data di presentazione delle domande.

IN SINTESI

1 l’agevolazione

In cosa consiste: Si tratta di una misura attivata dal ministero delle imprese e del made in Italy per sostenere investimenti sostenibili, innovativi e ad alto contenuto tecnologico realizzati da piccole e medie imprese nelle Regioni italiane meno sviluppate.

2 le risorse erogate

Dote totale e singoli aiuti: La dote totale stanziata è pari a 448 milioni. I contributi previsti invece sono concessi fino al 75 per cento delle spese ammissibili, suddivise in 35 per cento come fondo perduto in conto impianti e 40 per cento come finanziamento agevolato.

3 i requisiti

I programmi incentivabili - Devono riguardare attività manifatturiere o servizi alle imprese, essere realizzati nelle unità produttive delle Regioni meno avanzate, con spese tra 750mila e 5 milioni di euro, entro il limite del 70% di fatturato ed essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione.

4 le domande

Iter ancora in progress - Relativamente alle procedure di accesso per la fruizione delle risorse previste, quindi all’invio delle domande per la richiesta degli aiuti, arriverà prossimamente un decreto direttoriale con il dettaglio delle indicazioni utili per fare richiesta e della data di avvio e di chiusura dell’iter di inoltro.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Norme e tributi del 28 maggio 2026.

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