Guarda alla platea più fragile dei contratti a termine – che è anche la più numerosa – il bonus previsto dal decreto Lavoro per favorirne la trasformazione a tempo indeterminato. Uno sgravio dai contributi a carico dei datori di lavoro privati fino a 500 euro al mese per due anni.
L’aiuto si applicherà alle stabilizzazioni dei contratti con una durata fino a 12 mesi, firmati entro il 30 aprile 2026. Si tratta dei contratti che non prevedono la causale, cioè la motivazione per la fissazione di un termine, obbligatoria dopo i primi 12 mesi di durata. In concreto, si tratta della maggior parte dei 2,4 milioni di rapporti a termine in Italia.
I contratti brevi
Se si guarda ai flussi delle cessazioni dei rapporti nei primi tre trimestri del 2025 (ultimi dati disponibili delle comunicazioni obbligatorie delle aziende al ministero del Lavoro), si nota che i contratti di durata fino a 12 mesi sono l’80 per cento.
Nel primo trimestre dell’anno, i rapporti a termine cessati con una durata fino a 30 giorni sono stati il 41,2% (961.925). In questo gruppo, 409mila contratti hanno avuto una durata compresa fra quattro e 30 giorni. Quelli che si sono esauriti in un giorno sono stati 380mila, mentre quelli di durata compresa fra due e tre giorni 173mila.
Il 16,6% dei rapporti cessati, sempre nel primo trimestre 2025, ha avuto una durata fra 31 e 90 giorni (388.268) e il 21,3% si è collocata nella fascia di durata fra 91 e 365 giorni (497.231).
Verosimilmente, l’incentivo alla stabilizzazione del decreto Lavoro sarà impiegato dai datori per stabilizzare i contratti che non hanno un carattere stagionale.
Come funziona il bonus
Con il nuovo sgravio previsto dal decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei ministri del 28 aprile saranno agevolabili le trasformazioni effettuate dai datori di lavoro dal 1° agosto al 31 dicembre 2026, senza soluzione di continuità dei rapporti a termine instaurati entro il 30 aprile 2026 e riferiti a giovani che, alla data della stabilizzazione, non abbiano compiuto 35 anni e non siano mai stati occupati a tempo indeterminato. Per beneficiare dell’incentivo, le stabilizzazioni devono comportare un incremento occupazionale netto, cioè un aumento del numero dei lavoratori occupati in ciascun mese, rispetto al numero di quelli mediamente occupati nei 12 mesi precedenti. Inoltre, il datore non deve aver fatto licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo (motivi economici) o licenziamenti collettivi, nei sei mesi precedenti alla stabilizzazione, nella stessa unità produttiva. Sono esclusi dal beneficio i rapporti di lavoro domestico e di apprendistato.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nei sei mesi successivi, del lavoratore interessato dallo sgravio o di lavoratori di pari qualifica nella stessa unità produttiva, comporterà la revoca e il recupero del bonus.
L’incentivo alle assunzioni
L’incentivo alle stabilizzazioni dei contratti a termine non è una proroga del bonus giovani riservato agli under 35 dall’articolo 22 del decreto Coesione, che, dopo essere stato esteso dal decreto Milleproroghe, è cessato il 30 aprile. Si tratta di un bonus distinto, che ha per scopo specifico la conversione di rapporti temporanei in rapporti di lavoro stabili.
Per le assunzioni ex novo a tempo indeterminato di personale under 35, il decreto Lavoro ha previsto uno sgravio contributivo ad hoc, destinato a giovani che siano senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, o 12 mesi se rientrano nella definizione di lavoratore svantaggiato in base alle lettere c), e), f) e g) dell’articolo 2 del regolamento Ue 651/2014 (non hanno un diploma o hanno completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e sono senza lavoro; sono adulti soli con una o più persone a carico; sono occupati in professioni o settori con un alto tasso di disparità uomo-donna, o appartengono a una minoranza etnica).
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 4 maggio 2026.