Cambiano gli incentivi al lavoro. Debuttano i bonus 2.0 per donne, giovani e Zes, che vengono potenziati, seppur con dei paletti. Spunta anche una decontribuzione per i datori di lavoro che favoriscono la conciliazione vita-lavoro. Sono questi alcune delle novità contenute nella bozza del decreto 1° maggio, che oggi, salvo sorprese dell’ultima ora, approda in Consiglio dei ministri. Il provvedimento ha una dote di circa 900 milioni, e fino a ieri in serata è stato oggetto di riunioni politiche e tecniche, in un vertice a Palazzo Chigi con il ministro del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario Claudio Durigon, il sottosegretario al Sud Luigi Sbarra, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il consigliere del premier Stefano Caldoro. Le norme si applicano ai rapporti di lavoro subordinato privato - incluso il contratto di apprendistato -, vengono dunque esclusi i dipendenti della PA.
Donne, giovani e Zes
Partiamo dalle donne. Per i datori che assumono a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre, donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi ovvero prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi e che appartengono ad una delle categorie della definizione di “lavoratore svantaggiato” (età tra 15 e 24 anni, senza diploma, over50, adulto con persone a carico minoranza etnica, o essere occupato in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna) è riconosciuto per un massimo di 24 mesi, l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali, nel limite massimo di importo pari a 650 euro su base mensile. L’importo sale a 800 euro se la lavoratrice è residente nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno.
Passando ai giovani, si riscrive l’incentivo che, con il recente Milleproroghe, si sarebbe esaurito al 30 aprile e prevedeva una decontribuzione del 70% (100% con incremento occupazionale netto). Adesso si stabilisce che per tutte le assunzioni stabili effettuate fino al 31 dicembre 2026 è riconosciuto un esonero contributivo del 100%, per 24 mesi, di 500 euro su base mensile. Le assunzioni incentivate sono di under 35, privi da almeno 24 mesi di impiego regolarmente retribuito, ovvero privi da almeno 12 mesi di impiego regolarmente retribuito e appartengono ad una delle categorie della definizione di “lavoratore svantaggiato”. L’esonero, che non si applica a lavoro domestico e apprendistato, sale a 650 euro qualora i datori che assumono hanno sede (o una unità produttiva) ubicata nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. L’incentivo è di 12 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato di soggetti che, alla data dell’assunzione incentivata, appartengono ad una delle categorie della definizione di “lavoratore svantaggiato”. Come per le donne, è necessario che l’assunzione comporti un incremento occupazionale netto, e che il datore non abbia licenziato nei sei mesi precedenti.
Ancora. Per sostenere lo sviluppo occupazionale della Zona economica speciale per il Mezzogiorno - Zes unica e contribuire alla riduzione dei divari territoriali ai datori che assumono a tempo indeterminato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 è riconosciuto, per un periodo massimo di 24 mesi, l’esonero integrale (100%) dei contributi nel limite di 650 euro su base mensile. L’incentivo spetta alle assunzioni effettuate da aziende che occupano fino a 10 dipendenti (nel mese dell’assunzione) e viene riconosciuto nel caso di assunzione di soggetti che alla data dell’assunzione hanno compiuto 35 anni di età e sono disoccupati da almeno 24 mesi.
Conciliazione vita-lavoro
Nella bozza di decreto 1° maggio spunta anche la decontribuzione per le imprese che investono nella conciliazione tra vita e lavoro. Per sostenere famiglia e lavoro, la maternità e la paternità, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, è riconosciuto alle imprese (in possesso della certificazione di parità), un esonero contributivo in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50mila euro annui.
Le modalità saranno definite da un decreto interministeriale entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 28 aprile 2026.