Quattro e non più tre comunicazioni obbligatorie. Nel nuovo piano di incentivi Transizione 5.0 - che si basa sull’iperammortamento - si aggiunge un nuovo obbligo documentale per le imprese. La conferma è arrivata da un convegno organizzato ieri in Confindustria con rappresentanti del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) e del ministero dell’Economia (Mef). Alle tre comunicazioni già previste nel vecchio piano (preventiva, conferma dell’acconto pari ad almeno il 20% e completamento) si aggiunge, su richiesta della Ragioneria dello Stato, una comunicazione di fine anno con obiettivo di monitoraggio delle risorse impiegate.
Entro il 31 dicembre di ogni anno dovranno essere fornite informazioni sugli investimenti effettuati ma anche sulla previsione di utilizzo del beneficio, in ragione del fatto che un’impresa, in assenza di utili, potrebbe posticipare la fruizione dell’iperammortamento. Si tratta di un onere documentale inatteso che potrebbe spaventare gli investitori, anche se le amministrazioni - preannuncia Marco Calabrò, capo del Dipartimento per le Politiche per le imprese del Mimit - stanno studiano una modulistica molto leggera.
A ogni modo il decreto attuativo, che deve regolare gli investimenti effettuati nel periodo 1° gennaio 2026-30 settembre 2028, ma la cui lunga attesa sta creando enorme incertezza tra le imprese, non è stato ancora firmato dai ministri competenti. È possibile che ciò avvenga nell’arco di questa settimana e che la piattaforma del Gse per le domande possa essere aperta tra maggio e giugno.
Dal workshop organizzato in Confindustria - aperto da Marco Nocivelli, vicepresidente Confindustria per le Politiche industriali e il made in Italy e chiuso da Angelo Camilli, vicepresidente per il credito, la finanza e il fisco - sono emerse altre conferme delle anticipazioni pubblicate dal Sole 24 Ore dell’11 aprile. Dovranno essere trasmesse una o più comunicazioni preventive per singola struttura produttiva, con tipologia e ammontare degli investimenti ma anche con la data prevista di interconnessione o entrata in funzione del bene strumentale. La comunicazione sull’acconto del 20% andrà trasmessa entro 60 giorni per ciascun bene, anche separatamente. La comunicazione di completamento potrà riguardare anche una parte dei beni indicati inizialmente, trasmettendo in seguito un’ulteriore comunicazione per gli altri. Per l’effettuazione degli investimenti fa testo l’articolo 109, commi 1 e 2 del Tuir, che fa riferimento alla data di consegna o spedizione.
Una novità - che potrebbe comportare ritardi sgraditi per le imprese - riguarda la fruizione dell’agevolazione: sarà subordinata alla ricezione della comunicazione di esito positivo delle verifiche effettuate dal Gse oltre che all’entrata in funzione del bene. Confermato anche che i limiti per l’individuazione degli scaglioni di investimento si computano annualmente. Per l’acquisto in leasing non servirà dimostrare il pagamento di un acconto del 20%, l’impegno si considererà assolto con la stipula del contratto.
Tra i punti incerti, invece, c’è l’allargamento dell’agevolazione alle soluzioni software erogate in modalità as-a-service, come il cloud, cioè attraverso canoni di abbonamento. L’estensione, inserita nell’ultima bozza inviata dal Mimit al Mef, è ancora all’esame della Ragioneria dello Stato e potrebbe essere subordinata al reperimento di una specifica copertura finanziaria.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Politica Economica del 23 aprile 2026.