Rimasto fuori dalla porta principale del testo approdato in «Gazzetta Ufficiale», il riconoscimento dell’iperammortamento nel concordato preventivo biennale prova a trovare spazio nella conversione del decreto fiscale (Dl 38/2026), per il quale sono iniziate ieri le audizioni in commissione Finanze al Senato in combinata con gli altri decreti varati dal Governo per contenere l’impatto sui consumatori dei rincari di prezzi di gasolio e benzina.
Tra i dossier che puntano a rientrare con forza nel corso dell’esame parlamentare c’è anche la correzione sull’iperammortamento per le partite Iva che accettano la proposta di concordato preventivo biennale. Allo stato attuale, infatti, le regole del gioco fissate dal decreto delegato che ha introdotto l’accordo biennale con il fisco (Dlgs 13/2024) non consentono di effettuare una rettifica al reddito “frutto” dell’intesa con la deduzione fino al 180% per i beni strumentali prevista dall’ultima manovra. Una limitazione che può portare a una riduzione di appeal del concordato per chi effettuerà investimenti in beni agevolabili, obbligando di fatto a perdere la deduzione spettante. E in una fase come quella attuale in cui c’è forte aspettativa per la nota metodologica con le correzioni per il software di calcolo del concordato 2026-2027 gli occhi degli addetti ai lavori sono puntati su quello che può accadere in Senato all’iter di conversione del decreto fiscale. Anche perché il 2026 è un anno cruciale per il concordato preventivo: da un lato, vanno convinti i 460mila che hanno scelto l’accordo per il biennio 2024-2025 a rinnovare nuovamente l’impegno per altri due anni; dall’altro, ci sono altre 2,2 milioni di partite Iva tra autonomi, professionisti, società e ditte individuali soggette alle pagelle fiscali da portare ad aderire per la prima volta. Tanto più, poi, che nelle prime bozze circolate del provvedimento la norma “salva iperammortamento” era comparsa con uno schema d’azione già adottato lo scorso anno, quando un intervento mirato aveva aperto la strada al riconoscimento anche alla superdeduzione dei neossunti del 120-130 per cento.
Del resto, almeno in linea teorica, un margine per introdurre la modifica ci sarebbe in quanto il decreto fiscale contiene già la norma che ha abolito la clausola di provenienza dalla Ue per i beni da agevolare con l’iperammortamento. Per rendere il percorso praticabile sarà necessario verificare se alla misura non siano associate coperture da reperire e in questa fase le risorse disponibili sono un tema ancora più sensibile alla luce del caro energia e degli effetti che il conflitto in Medio Oriente stanno già producendo sull’economia italiana. Però, a ricordare la necessità di una correzione sono state anche le associazioni di categoria di artigiani e autonomi che nella loro audizione congiunta hanno sottolineato l’importanza di «prevedere per i soggetti che aderiscono al concordato preventivo biennale che fra le rettifiche ammesse sia ricompresa la maggiorazione dell’ammortamento». Ma Confartigianato, Cna e Casartigiani si sono spinti anche oltre sul tema dell’iperammortamento, sottolineando l’opportunità di includere anche i «software relativi alla gestione di impresa» tra i beni immateriali strumentali agevolabili, così come già previsto per Transizione 5.0. E il pressing si è spinto anche sulla necessità che «il Governo emani rapidamente il decreto ministeriale attuativo della misura».
Tra le altre richieste formulate spicca poi quella sull’allineamento tra registratori telematici e Pos per cui le associazioni auspicano che siano introdotte sanzioni più lievi rispetto a quelle attualmente previste, in quanto in relazione all’obbligo della corretta esposizione della modalità di pagamento nel documento commerciale non si configura alcuna sottrazione di imponibile.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Politica Economica del 8 aprile 2026