Tax credit cinema e audiovisivo, aliquote ridotte

Il tax credit per cinema e audiovisivo cambia pelle e perimetro. Lo schema di decreto interministeriale Mic-Mef, che riscrive il Dm 225/2024, già ritoccato nel 2025, segna il passaggio da un sistema sostanzialmente “aperto” a un modello a budget chiuso. Una svolta resa necessaria dalla legge di Bilancio 2026, che ha ridotto la dotazione del Fondo Cinema e audiovisivo (da 700 a 610 milioni per il 2026 e a 500 milioni dal 2027) e, soprattutto, ha introdotto per la prima volta un tetto massimo ai crediti d’imposta per la produzione, finora riconoscibili anche oltre i limiti di spesa con il cosiddetto “splafonamento”. «Siamo arrivati a questo decreto – commenta al Sole 24 Ore il sottosegretario al Mic, Lucia Borgonzoni – a valle di una lunga azione di concertazione con le associazioni. Il nodo risorse ci ha imposto alcune scelte. Sono convinta che si recupereranno altri finanziamenti. L’importante era fare presto. Il decreto è necessario per evitare uno stop ora che si è chiusa l’ultima finestra per la distribuzione del tax credit».

E questa, in fondo, deve essere stata anche la logica delle associazioni Anica, Apa e Cna Cinema e Audiovisivo quando, a inizio settimana, hanno dichiarato di aver «appreso con soddisfazione» l’invio, da parte del Mic, a Mef e Mimit del «testo del decreto interministeriale di modifica delle disposizioni sul tax credit produzione, predisposto con grande tempestività dalla Direzione generale». Soddisfazione per i tempi di un atto ritenuto essenziale. Sicuramente non per la stretta. Stando al testo visionato dal Sole 24 Ore in tema aliquote il taglio è generalizzato. Per il cinema scende dal 40% al 30% per i produttori indipendenti e dal 30% al 20% per i non indipendenti. Per le opere televisive e web il credito base passa dal 25 al 20%, mentre quello maggiorato cala dal 35% al 30. Riduzioni che diventano progressive per le imprese a maggiore capacità produttiva, con decurtazioni fino a 5 punti per scaglione. La stretta coinvolge anche documentari, animazione, cortometraggi e videoclip: dal 40 al 30% nel primo caso, al 35% per l’animazione e al 30% per i formati più brevi.

Il secondo pilastro riguarda i tetti per opera. Il credito massimo per i film scende a 4 milioni (in precedenza fino a 9 milioni), mentre per tv e web si ferma a 6 milioni. I limiti possono salire – rispettivamente a 6 e 10 milioni – solo in presenza di una quota internazionale pari almeno al 40% del budget, più elevata rispetto al passato. La novità più significativa è però l’introduzione di plafond annuali per impresa: 7 milioni per il cinema e 15 milioni per tv e web, con i due ambiti che restano separati. Il decreto interviene anche sulla composizione dei costi, riducendo dal 30 al 25% il limite dei compensi “sopra la linea” - registi, attori principali, sceneggiatori - con una deroga al 30% per le opere sotto i 3,5 milioni, per non comprimere troppo i progetti di minore dimensione. Sono infine eliminati i costi legati all’emergenza Covid ed è introdotto l’obbligo di assicurazione contro calamità naturali. Sul fronte della distribuzione, per i film a basso budget si allungano da 2 a 6 settimane i tempi per maturare i requisiti di circuitazione, mentre scende da 50 a 30 il numero minimo di sale. E cambia anche il regime dei diritti: gli obblighi di conservazione sono limitati al mercato italiano, consentendo al produttore di cedere liberamente i diritti esteri senza perdere il beneficio fiscale.

Il testo mostra vari nodi che restano irrisolti. Ad esempio, la legge introduce un tetto rigido e un monitoraggio trimestrale, ma il decreto non prevede un meccanismo per fermare le concessioni quando le risorse stanno per esaurirsi: nessuna graduatoria e nessuna clausola di chiusura anticipata. C’è poi il tema controlli. La verifica sulla congruità dei costi è affidata a un certificatore scelto e pagato dal produttore. La Direzione cinema e audiovisivo ha una riserva generica di controllo, attivabile a campione e con risorse limitate. E c’è poi il nodo tempi. La verifica di congruità (facoltativa) interviene solo in sede di consuntivo, dopo che l’opera è realizzata e i costi sostenuti. Ma già in fase preventiva, quando il budget è ancora una proiezione, il produttore può usare in compensazione il 70% del credito teorico. Tutte correzioni che si potranno fare nei prossimi mesi.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 7 aprile 2026

Settore
Area Espositiva


Mappa
Contatti
Allegati
News correlate
Bandi collegati

Risposta

Lascia un commento - Inizia una nuova discussione