E questa, in fondo, deve essere stata anche la logica delle associazioni Anica, Apa e Cna Cinema e Audiovisivo quando, a inizio settimana, hanno dichiarato di aver «appreso con soddisfazione» l’invio, da parte del Mic, a Mef e Mimit del «testo del decreto interministeriale di modifica delle disposizioni sul tax credit produzione, predisposto con grande tempestività dalla Direzione generale». Soddisfazione per i tempi di un atto ritenuto essenziale. Sicuramente non per la stretta. Stando al testo visionato dal Sole 24 Ore in tema aliquote il taglio è generalizzato. Per il cinema scende dal 40% al 30% per i produttori indipendenti e dal 30% al 20% per i non indipendenti. Per le opere televisive e web il credito base passa dal 25 al 20%, mentre quello maggiorato cala dal 35% al 30. Riduzioni che diventano progressive per le imprese a maggiore capacità produttiva, con decurtazioni fino a 5 punti per scaglione. La stretta coinvolge anche documentari, animazione, cortometraggi e videoclip: dal 40 al 30% nel primo caso, al 35% per l’animazione e al 30% per i formati più brevi.
Il secondo pilastro riguarda i tetti per opera. Il credito massimo per i film scende a 4 milioni (in precedenza fino a 9 milioni), mentre per tv e web si ferma a 6 milioni. I limiti possono salire – rispettivamente a 6 e 10 milioni – solo in presenza di una quota internazionale pari almeno al 40% del budget, più elevata rispetto al passato. La novità più significativa è però l’introduzione di plafond annuali per impresa: 7 milioni per il cinema e 15 milioni per tv e web, con i due ambiti che restano separati. Il decreto interviene anche sulla composizione dei costi, riducendo dal 30 al 25% il limite dei compensi “sopra la linea” - registi, attori principali, sceneggiatori - con una deroga al 30% per le opere sotto i 3,5 milioni, per non comprimere troppo i progetti di minore dimensione. Sono infine eliminati i costi legati all’emergenza Covid ed è introdotto l’obbligo di assicurazione contro calamità naturali. Sul fronte della distribuzione, per i film a basso budget si allungano da 2 a 6 settimane i tempi per maturare i requisiti di circuitazione, mentre scende da 50 a 30 il numero minimo di sale. E cambia anche il regime dei diritti: gli obblighi di conservazione sono limitati al mercato italiano, consentendo al produttore di cedere liberamente i diritti esteri senza perdere il beneficio fiscale.
Il testo mostra vari nodi che restano irrisolti. Ad esempio, la legge introduce un tetto rigido e un monitoraggio trimestrale, ma il decreto non prevede un meccanismo per fermare le concessioni quando le risorse stanno per esaurirsi: nessuna graduatoria e nessuna clausola di chiusura anticipata. C’è poi il tema controlli. La verifica sulla congruità dei costi è affidata a un certificatore scelto e pagato dal produttore. La Direzione cinema e audiovisivo ha una riserva generica di controllo, attivabile a campione e con risorse limitate. E c’è poi il nodo tempi. La verifica di congruità (facoltativa) interviene solo in sede di consuntivo, dopo che l’opera è realizzata e i costi sostenuti. Ma già in fase preventiva, quando il budget è ancora una proiezione, il produttore può usare in compensazione il 70% del credito teorico. Tutte correzioni che si potranno fare nei prossimi mesi.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 7 aprile 2026