«C’è apprezzamento per il fatto che in un contesto geopolitico così difficile si riconosca il ruolo delle imprese e si sostengano», ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lasciando il ministero. «Mantenere 1,3 miliardi e l’aggiunta di 200 milioni vuol dire portare dal 35% del decreto di venerdì al 90% il credito di imposta per i beni strumentali e al 100% sui pannelli fotovoltaici. Non si poteva fare altro, questa era la via giusta. È importante dare fiducia ai nostri imprenditori», ha continuato, aggiungendo «grazie al ministro Urso per la difesa dell’industria, grazie al vice ministro Leo e al Mef per il dialogo costante e al ministro Foti; credo che questo dialogo con il governo sia costruttivo. È importante che le imprese rimangano al centro in questo momento così complicato. A noi interessava che non venisse lasciato indietro nessuno».
L’aspettativa «era che le promesse fatte fossero mantenute. Abbiamo investito, abbiamo creduto nella misura, non ci possono essere esodati, la parola già in sé è una sconfitta. È un tema di fiducia tra imprese e istituzioni. Abbiamo passato quattro giorni molto allarmati. Non può accadere che ci siano misure retroattive e non può accadere che gli imprenditori non si possano fidare delle misure messe in campo dal governo. Anche perché ne abbiamo altre importanti che devono arrivare, l’iperammortamento e il dl bollette», ha continuato Orsini intervistato nella trasmissione Focus economia, condotta da Sebastiano Barisoni, su Radio 24.
Ci sono in gioco gli investimenti e quindi la crescita. «Abbiamo fatto il massimo sforzo possibile, lavorato in piena sintonia tra ministeri, tutti gli impegni saranno mantenuti», ha detto al tavolo il ministro del Mimit, Adolfo Urso, spiegando che ci sono a disposizione oltre 4 miliardi per coprire tutte le richieste in modo significativo, fondi che con l’iperammortamento, ha aggiunto, arrivano a 10 miliardi. «Le risorse arrivano dalle previsioni che avevamo fatto. Abbiamo risolto il problema, un risultato ottimo», ha commentato uscendo dal Mimit il viceministro all’Economia, Maurizio Leo. «Vengono da un po’ di sacrifici, riportano un po’ di fiducia in una situazione in cui le imprese hanno problemi, come la crisi energetica e la spinta inflattiva», ha commentato il ministro degli Affari europei, Tommaso Foti.
Aspetti su cui si è soffermato anche Orsini, che all’incontro era accompagnato dal vice presidente per le Politiche industriali e Made in Italy, Marco Nocivelli, e dal direttore generale, Maurizio Tarquini. Al tavolo è emerso, come ha rassicurato Urso, che il nuovo piano Transizione 5.0 con l’iperammortamento entrerà subito in vigore, dopo aver rimosso il vicolo made in Europe. «Può essere operativo – ha detto Orsini - nei primi dieci giorni di maggio. È importante dare fiducia perché i nostri imprenditori stanno aspettando per investire. Prima si fa meglio è. Anche su questo abbiamo avuto rassicurazioni». Ancora «manca la terza gamba – ha aggiunto – che è il decreto bollette, ma credo che anche questo arriverà presto. Abbiamo bisogno che le imprese restino al centro».
Anche l’Europa deve agire. Per Foti «vista la situazione di emergenza, poter sforare il famoso limite del 3% potrebbe essere una decisione che il Consiglio europeo adotti». Il presidente di Confindustria ha rilanciato la necessità degli eurobond: «se questo conflitto in Medio Oriente continuerà non possiamo pensare che l’Italia ce la possa fare da sola, nessun paese può fare da solo. Mi auguro che questa presa di coscienza ci sia. La Ue deve intervenire, bisogna lavorare presto sugli eurobond, non possiamo permetterci di distruggere l’industria europea. Occorrono misure straordinarie, come con il Covid. Nell’ultimo anno è stato perso un milione di posti di lavoro per colpa degli effetti del Green Deal, vedi il meccanismo dell’Ets. Le previsioni del Centro studi Confindustria indicano che se il conflitto dura altre tre settimane il pil si mantiene allo 0,5, se dovesse durare quattro mesi saremmo attorno allo zero, se dovesse arrivare a fine anno potremmo avere problemi sul pil. Serve che l’Europa faccia l’Europa».
A Focus economia Orsini ha risposto ad una domanda sull’Ilva: «è fondamentale che resti aperta – ha detto – è un problema di competitività».
Soddisfazione unanime dal mondo delle imprese
Soddisfazione per l’attenzione ricevuta dal governo, per le risorse confermate e aumentate, per il rapporto di fiducia. Dal mondo imprenditoriale c’è una unanime soddisfazione e sono molti i commenti arrivati ieri, dai territori e dalle categorie. «È un risultato importante che premia lo sforzo di Confindustria e delle territoriali, la competitività viene rafforzata», dice Andrea Amalberto, presidente Confindustria Piemonte. «Un passaggio importante, anche a garanzia dell’iperammortamento. Abbiamo apprezzato l’immediata disponibilità. Gli investimenti sono essenziali per la competitività», condivide Marco Gay, presidente Unione Industriali Torino. «Il ripristino dei fondi mette fine ad un’ingiustizia verso le imprese che credono nell’innovazione», commenta Giuseppe Pasini, presidente Confindustria Lombardia. «Un risultato non scontato, possibile grazie al lavoro intenso di Confindustria e delle associazioni», sottolinea Paolo Streparava, presidente Confindustria Brescia. Per Paola Carron, presidente Confindustria Veneto Est, «è fondamentale attuare le misure. Da una collaborazione pubblico-privato può nascere una politica industriale solida». Giuseppe Riello, presidente Confindustria Verona, allarga il raggio ai temi della competitività: «l’energia resta una priorità, scontiamo un gap nei confronti degli altri paesi».
Il ripristino delle risorse, per Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, «è un segnale importante, frutto della coesione del sistema delle imprese e dell’impegno del presidente Orsini. Ora servono tempi certi e stabilità normativa». Per Luigino Pozzo, presidente Confindustria Udine, «la coperta è corta, ma questo passo era necessario per dare fiducia alle imprese». E sulla necessità di agire in fretta ha insistito Barbara Beltrame, presidente Confindustria Vicenza: «ci auguriamo che questa correzione non venga compensata con altri aggravi». Per Sonia Bonfiglioli, presidente di Confindustria Emilia Area Centro, «è un risultato importante, un segnale di grande attenzione».
Soddisfatto anche Giuseppe Biazzo, presidente Unindustria Lazio: «il ripristino delle risorse ristabilisce il necessario quadro di certezze». «Il governo ha compreso l’allarme, c’era preoccupazione, servono strumenti efficaci», ha commentato Francesco Somma, presidente di Confindustria Basilicata. «I nostri imprenditori sono pronti a investire ma c’è bisogno di fiducia», ha sottolineato Mario Aprile, presidente di Confindustria Bari e BAT. «Si riallinea il quadro normativo agli impegni assunti, è un risultato importante», dice Luigi Rizzolo, presidente Sicindustria.
L’importanza di vedere riconosciuto il valore delle imprese, in questa fase difficile, è il punto si cui insiste Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare. Il presidente di Anima, Pietro Alimici, sottolinea che si potrà andare avanti negli investimenti e nell’innovazione. «Stabilità e chiarezza sono indispensabili per chi fa investimenti», commenta Riccardo Rosa, presidente Ucimu. «Un grande segnale di attenzione e ascolto per il sistema produttivo», scrive in una nota Federlegno. Soddisfazione anche da parte di Asstel che ora attende a breve il decreto sull’iperammortamento.
Tra le altre categorie, Confartigianato parla di «certezza ridata alle imprese», Confesercenti ha apprezzato lo sforzo, Confapi invita ad andare avanti con il lavoro di squadra. Positivo il giudizio di Coldiretti e Federdistribuzione. Per Legacoop si va nella giusta direzione; Confcommercio e Cna sottolineano la presenza al tavolo delle associazioni veramente rappresentative. Confcooperative ha evidenziato la necessità di certezza in una fase così instabile ed ha avanzato una serie di proposte al governo, tra cui stabilizzare gli incentivi all’innovazione.
Esodati, la dote sale di 200 milioni e l’aliquota al 90%
Con l’accordo raggiunto ieri durante il tavolo al ministero delle Imprese, in cui è «stato fatto il massimo sforzo» secondo Adolfo Urso, le risorse promesse a novembre scorso agli “esodati” di Transizione 5.0, pari a 1,3 miliardi, tornano tutte alla loro destinazione originale, ossia quella prevista dall’ultima legge di Bilancio. Oltre a queste risorse, le imprese strappano altri 200 milioni (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), che portano la dote complessiva a 1,5 miliardi, andando a coprire il 90% del fabbisogno totale di 1,65 miliardi chiesto dalle aziende che erano rimaste senza finanziamenti alla fine dello scorso anno.
In questo modo, ha spiegato il viceministro all’Economia Maurizio Leo, seduto ieri al tavolo con il titolare del Mimit, sarà possibile garantire una copertura degli investimenti agevolati fino al 90%, cercando di completare l’intervento al 100 per cento. Certo, dal nodo delle risorse non si scappa: bisogna trovarle (e non è facile considerando la crisi energetica per la guerra all’Iran) e già per l’accordo di ieri sono stati fatti «un po’ di sacrifici», come ha risposto il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, anche lui presente all’incontro.
La dotazione annunciata ieri andrà a coprire, come detto, quasi il 90% (89,9% stando ai calcoli del Mef) dell’intervento per chi era rimasto fuori dal piano, cioè quelle aziende che avevano regolarmente presentato 7.417 progetti ed erano state messe in lista d’attesa a causa dell’esaurimento delle risorse. Queste imprese, con il decreto fiscale approvato la scorsa settimana, si erano viste riconoscere un bonus ultra ridotto al 35% dell’agevolazione spettante su investimenti già effettuati.
La novità più gradita dalle imprese è stata la conferma da parte del governo di voler coprire, fino al 100%, gli investimenti ad alta efficienza energetica, come gli impianti fotovoltaici. Stessa aliquota per le spese di certificazione necessarie per poter accedere al credito d’imposta. È a questi due interventi che vengono destinati i 200 milioni aggiuntivi: non un credito d’imposta, ma un contributo ad hoc, a fondo perduto, da mettere in piedi con un emendamento al decreto fiscale e che sarà spalmato su più anni (tre o cinque).
Si ferma al 90%, invece, l’agevolazione per gli investimenti in beni strumentali, che siano materiali (cioè macchinari per ridurre i consumi) o immateriali (sistemi per monitorare e ottimizzare l’efficienza energetica). Percentuale che vale anche per i costi delle aziende legati alla formazione dei dipendenti.
Le associazioni datoriali hanno chiesto spiegazioni anche sul nuovo piano Transizione 5.0 e soprattutto sui tempi di approvazione dell’atteso decreto attuativo sull’Iperammortamento. Lo stesso Leo ha espresso la volontà di accelerare e di dare piena operatività all’incentivo in tempi molto brevi. Una buona notizia per il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che auspica l’arrivo a stretto giro del decreto interministeriale per poter partire «nei primi dieci giorni di maggio».
Il nuovo programma sarà valido per il prossimo triennio, fino al 30 settembre 2028, e prevederà un iperammortamento al posto del credito d’imposta attuale. Venerdì scorso, sempre con il decreto fiscale, è stato rimosso il requisito territoriale che vincolava gli acquisti ai beni prodotti nei Paesi dell’Unione europea o dell’Accordo sullo spazio economico europeo, tagliando fuori fornitori extra Ue. Eliminare questo vincolo comporta un aggravio di oneri di 1,4 miliardi, facendo lievitare i costi del nuovo piano a circa 9,8 miliardi fino al 2035. Transizione 5.0, ha ricordato Urso al question time alla Camera di ieri pomeriggio, «può contare nel complesso su una dotazione di circa 14 miliardi».
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 2 aprile 2026.