Transizione 5.0, rinviata la soluzione su iperammortamento

Tutto rinviato, ancora una volta, per gli incentivi del programma Transizione 5.0. Con lo slittamento del decreto fiscale, inizialmente previsto al consiglio dei ministri del 10 marzo, resta in sospeso anche la norma che dovrebbe cancellare la clausola made in Eu inserita nel nuovo piano. Tuttavia il ministero dell’Economia proprio in queste ore dovrebbe pubblicare almeno un “comunicato legge che”, in attesa del decreto, possa comunque fornire un messaggio di chiarezza alle imprese. Il “comunicato legge” puntualizzerà, appunto, che il requisito territoriale verrà cancellato. Un chiarimento utile per chi stava pianificando l’acquisto di beni prodotti in stabilimenti fuori dal territorio della Ue o dello Spazio economico europeo.

Il piano Transizione 5.0 dovrebbe supportare con l’iperammortamento fiscale investimenti effettuati già a partire dal 1° gennaio 2026 (e fino al 30 settembre 2028), ma è tutto fermo dall’inizio dell’anno, in attesa che sia emanato il decreto attuativo. A sua volta però il decreto attuativo, trasmesso in bozza dal ministero delle Imprese e del made in Italy al ministero dell’Economia all’inizio di gennaio, non può arrivare al traguardo finché non sarà corretta la clausola made in Eu, una restrizione sui beni che si possono acquistare apparsa da subito molto controversa.

Stop al requisito territoriale

I due ministeri competenti, dopo settimane di incertezze, hanno effettivamente concordato l’eliminazione del requisito territoriale, che avrebbe l’effetto di limitare considerevolmente la platea dei beni acquistabili con l’incentivo e di tagliare fuori fornitori extra Ue che offrono prodotti comunque competitivi, come quelli statunitensi, giapponesi o coreani oltre a quelli cinesi, che sono sembrati subito il vero bersaglio dell’iniziativa. Si è deciso di inserire la correzione nel Dl fiscale, che potrebbe però slittare di alcune settimane. E considerando che, una volta acquisito il concerto del ministero dell’Economia, il decreto attuativo dovrà comunque essere vagliato dalla Corte dei conti, il rischio di avere le regole in primavera inoltrata si fa sempre più concreto.

Ritardi inattesi per quella che era stata presentata come la principale misura di politica industriale della manovra. E, poi, c’è quello che forse è l’interrogativo più grande. Nessuno sa, allo stato, quanti progetti potranno essere ripescati tra quelli che erano stati presentati con il vecchio piano Transizione 5.0, quindi per l’accesso al credito d’imposta, ed erano finiti in lista d’attesa dopo l’esaurimento delle risorse.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Incentivi alle imprese del 12 marzo 2026.

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