Allo studio crediti d’imposta 4.0 rafforzati

Per gli “esodati” del vecchio piano Transizione 5.0 c’e una soluzione in vista. O forse è meglio usare il condizionale. I ministeri competenti – Imprese e made in Italy ed Economia- avrebbero infatti l’intenzione di consentire alle aziende che hanno effettuato investimenti in beni strumentali nel 2025, e che sono finite in lista d’attesa per esaurimento delle risorse, di poter almeno usufruire di una versione rafforzata del credito d’imposta 4.0. Ma questo piano deve fare i conti con lo slittamento del decreto fiscale – il veicolo inizialmente individuato per questo intervento – e con il rischio che le risorse a disposizione per quest’operazione vengano tagliate proprio a un passo dal traguardo.

Secondo i calcoli completati dopo il 28 febbraio – termine entro il quale le imprese che si erano prenotate hanno dovuto comunicare il completamento degli investimenti del 2025 - il fabbisogno per soddisfare tutte le domande arretrate per i bonus 5.0 sarebbe di circa 1,6 miliardi di euro. L’ultima legge di bilancio, va ricordato, ha stanziato per gli investimenti in innovazione ulteriori 1,3 miliardi destinandoli non al 5.0, bensì al meno conveniente programma 4.0, che non contempla obiettivi di efficienza energetica ma, soprattutto, prevede crediti d’imposta con aliquote più basse. Il divario è considerevole. Il piano 5.0 in vigore fino al 2025 si basava su crediti d’imposta, che per la quota di investimenti fino a 10 milioni, al variare dell’efficienza energetica conseguita arrivavano al 35, 40 o 45 per cento. Per le quote oltre 10 milioni di euro, il beneficio si attestava invece al 5, al 10 o al 15% sempre in base al risparmio energetico. Transizione 4.0, invece, prevedeva un bonus al massimo del 20% (per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro), decrescente al 10% (oltre i 2,5 milioni e fino a 10 milioni) e al 5% tra 10 e 20 milioni.

Il governo avrebbe ora studiato una soluzione di compromesso e bisognerà capire fino a che punto la modifica potrà soddisfare le imprese in coda. In sostanza, una nuova norma introdurrà una sorta di credito d’imposta 4.0 potenziato, con aliquote un po’ più vicine agli incentivi 5.0 (ci sono un paio di opzioni da definire). E con una rivisitazione dello strumento che tenga conto, per quanto possibile, delle tipologie di investimenti differenti. Utilizzando gli 1,3 miliardi del fondo 4.0 della manovra – più 100 milioni residui della rimodulazione Pnrr - verrebbe coperta buona parte anche se non tutto il fabbisogno.

I giochi, comunque, non sembrano ancora fatti. Come detto, il decreto legge che doveva sbloccare questa partita – oltre a rimuovere la clausola “made in Eu” per il nuovo iperammortamento 5.0 – è slittato e la nuova data è ancora incerta. Ma, soprattutto, non sembra più certa la dote di 1,3 miliardi. L’emergenza economica innescata dall’attacco di Usa e Israele all’Iran apre nuovi scenari, come l’urgenza di intervenire per frenare il caro carburanti con il meccanismo dell’accisa mobile, l’opzione di nuovi interventi per i costi energetici o anche l’ipotesi di aiuti alle imprese che esportano. Interventi che potrebbero, in parte, essere coperti proprio con una quota del fondo 4.0.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Politica Economica del 12 marzo 2026.

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