Bando Isi Inail 2025, il 13 aprile aprirà la finestra per la preparazione delle domande, nel frattempo le imprese si confrontano con l’impianto regolatorio che presenta una serie di rigidità che stanno rendendo l’accesso sempre più rigido, sia per le piccole imprese sia per quelle di maggiori dimensioni. La finestra per la presentazione delle domande si chiuderà il 28 maggio 2026.
Una volta individuato l’intervento da fare, l’impresa deve verificare la situazione aziendale formale. Quest’ultima viene fotografata alla data di pubblicazione del bando e non può essere modificata successivamente. Ciò significa che la valutazione dei rischi, l’inquadramento dell’attività e la coerenza tra intervento proposto e rischi aziendali devono risultare perfettamente allineati già in quel momento.
Se il Dvr viene aggiornato dopo l’uscita dell’avviso o se l’impresa ha avviato un nuovo reparto non ancora formalizzato, il progetto rischia di non essere ammissibile. Nelle piccole imprese non è facile che l’aggiornamento del Dvr segua di pari passo l’evoluzione dell’impresa, peraltro sempre in movimento.
Per il bando Inail, che ha una dotazione finanziaria di 600 milioni di euro e concede un contributo a fondo perduto del 65% della spesa, non è sufficiente che il rischio sia attuale, deve essere documentato e misurabile alla data di pubblicazione dell’avviso.
Nel caso di interventi per la rimozione dell’amianto, una delle azioni per le quali si può accedere al contributo, l’impresa deve dimostrare di possedere l’immobile, in proprietà o con altro titolo idoneo, da almeno tre anni. Il vincolo esclude aziende che hanno recentemente acquisito o trasferito la sede produttiva e intendono investire subito in sicurezza.
Soglia minima più elevata
A rendere più selettivo il bando contribuisce anche l’innalzamento della soglia minima a 130 punti per l’ammissibilità, introdotto dalla precedente edizione. L’aumento del punteggio minimo necessario mira a premiare progetti di qualità più elevata, ma sta producendo un effetto particolarmente penalizzante per le imprese, spesso per quelle di grandi dimensioni.
L’effetto si è visto lo scorso anno laddove, in molti casi, i fondi a disposizione sono stati maggiori rispetto alle domande che hanno raggiunto il punteggio minimo. Esempio tipico è quello dei grandi capannoni industriali, dove la presenza di coperture in eternit è più diffusa e l’impatto sanitario potenzialmente più rilevante; in questo caso, l’accesso all’aiuto è diventato più difficile per le grandi imprese che non raggiungono quasi mai il nuovo punteggio. Anche un contributo con tetto intorno ai 130mila euro può rappresentare una leva decisiva per avviare lavori di bonifica su strutture estese.
Anche la rendicontazione finale è sottoposta a controlli rigorosi e ogni scostamento rispetto al progetto approvato può generare decurtazioni o revoche. In un contesto economico caratterizzato da aumenti dei prezzi dei macchinari e ritardi nelle forniture, il rispetto pedissequo del cronoprogramma non è sempre scontato. Anche errori formali o incongruenze minime negli allegati possono determinare l’esclusione.
Interventi aggiuntivi
Tra gli elementi di novità più interessanti per il 2026 compare la possibilità di ottenere il contributo anche per un intervento aggiuntivo, nello specifico un bonus fino a 20mila euro finanziato all’80% per progetti complementari, come l’installazione di impianti fotovoltaici su coperture oggetto di bonifica amianto oppure l’adozione di Dpi intelligenti.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi del 5 marzo 2026.