L’opposizione inchioda la maggioranza sugli emendamenti al Milleproroghe. All’ultimo voto atteso per ieri nelle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera alcuni correttivi di “peso” sono caduti e non sono stati approvati dalla maggioranza. E questo nonostante i testi fossero stati messi a punto dai tecnici con tanto di pareri favorevoli del governo. Tra i “caduti” eccellenti anche l’emendamento all’articolo 4 del leghista Gusmeroli, che di fatto rimetteva in corsa per la rottamazione quater tutti i contribuenti che avevano saltato il pagamento della rata in scadenza il 30 novembre, purché saldassero il conto entro il prossimo 28 febbraio (o 9 marzo con il gioco dei festivi e dei cinque giorni di tolleranza). Ma non è il solo.
Con il blocco dei voti sull’ultimo pacchetto di correttivi “affonda” anche il rigassifigatore di Piombino. L’emendamento dell’azzurro Pella puntava a garantire la continuità operativa dei rigassificatori in scadenza fino al rinnovo o alla rilocalizzazione. L’obiettivo, secondo quanto si legge nell’emendamento, era quello di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale. Non così per le opposizioni, secondo le quali l’emendamento era un vero e proprio blitz del governo per aprire la strada alla permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino.
A rimetterci anche gli anziani e il Molise. I primi avranno qualche difficoltà in più a farsi accertare da parte dell’Inps eventuali invalidità. Mentre la più piccola regione del Mezzogiorno non potrà più contare sulla cosiddetta norma salva Molise per ripianare i conti con il contributo di altre regioni.
Il continuo cambio di pareri da parte dei ministeri la principale causa del corto circuito tutto interno alla maggioranza e di cui hanno approfittato le opposizioni per mettere all’angolo anche il governo.
I tempi per votare gli emendamenti, infatti, si erano ristretti troppo visto che il proroga termini dovrà essere convertito entro il 1° marzo e andare in «Gazzetta» il 28 febbraio, ultimo giorno utile per la pubblicazione della legge di conversione. Oltretutto, l’approdo in Aula a Montecitorio e il voto di fiducia a inizio settimana lasceranno non più di tre giorni al Senato per ratificare il testo rivisto e corretto (solo in parte) dalla Camera.
Tra le novità dell’ultima ora che hanno comunque ottenuto il via libera delle commissioni va segnalata la norma che proroga la convenzione con Radio Radicale per la trasmissione delle attività parlamentari, con una dotazione di 4 milioni di euro.
Novità introdotta nei giorni scorsi dalle Commissioni e rilanciata a più riprese dalla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, è quella sulla proroga dei bonus assunzioni. Per i giovani e le Zes il bonus si riduce al 70% (resta 100% solo in alcuni casi) e sarà utilizzabile dalle imprese che assumono entro il 30 aprile 2026. Mentre la decontribuzione per chi assume lavoratrici potrà essere utilizzata dalle imprese per nuovi ingressi rosa in azienda fino al prossimo 31 dicembre.
Nel testo che oggi approda all’esame dell’Aula di Montecitorio ci sarà anche la possibilità di rettifica della detrazione Iva per masse. Non si dovrà più procedere analiticamente per singoli beni o servizi ma si potranno considerare tutti i beni o servizi non ancora ceduti e utilizzati appartenenti a una singola categoria.
Da ricordare anche il via libera all’emendamento che garantisce le tariffe postali agevolate per i prodotti all’editoria accompagnato però dalla polemica tra la Federazione italiana editori di giornali (Fieg) e Governo sul no alla proroga del credito d’imposta per la carta dei giornali.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 20 febbraio 2026