Sul tax credit cinema il tetto di spesa diventa mobile

Il cinema italiano ha evitato l’impatto frontale. Ma dal cilindro del Milleproroghe non è uscito, alla fine, il rinvio di un anno, rispetto a quanto previsto dalla legge di Bilancio, che il settore sperava di strappare. La tanto attesa correzione di rotta sul tax credit è così arrivata, ma sotto forma di un emendamento che sa di compromesso. Lo “splafonamento” del tax credit cinema – la possibilità di andare oltre il tetto annuale di spesa – non viene spostato al 2027. Però, nel testo dell’emendamento riscritto dal Governo compare una porta socchiusa. Se infatti la manovra ha imposto un divieto assoluto di superare la dotazione prevista per crediti di imposta, la nuova norma introduce la possibilità esplicita per il Ministero di rifinanziare il Fondo (da 610 milioni, non solo per il tax credit) durante l’anno.

Il tetto rimane, ma diventa una barriera mobile che il Governo può decidere di alzare se e quando troverà nuove risorse. In questo quadro l’emendamento cancella anche i binari separati fra produzioni estere (avvantaggiate da quanto uscito dalla legge di bilancio) e produzioni italiane.

Se quest’ultimo è il segnale politico che potrà non dispiacere al settore, è altrettanto chiaro però che l’apertura del Milleproroghe ha un prezzo: la certezza. Lo “splafonamento” storico non era un rubinetto infinito, ma una garanzia amministrativa che permetteva di far scorrere le domande accumulando un disallineamento nel tempo. Ora la regola diventa una finestra: chiude quando il budget si esaurisce e riapre solo se si spostano fondi da altre linee o se, durante l’anno, il Fondo Cinema viene rifinanziato. Possibile, sì. Automatico, no.

Per l’industria che pianifica film e serie con mesi di anticipo, la differenza è decisiva: un incentivo a discrezione finirebbe per pesare come un’incognita nei piani finanziari e potrebbe spingere produzioni e investimenti altrove. Lo spiraglio però c’è. E adesso occorrerà vedere come verrà accolto da un settore in allarme già alla vigilia del voto sulla Legge di Bilancio. «C’è il rischio concreto che l’incertezza blocchi tutto. Le produzioni più piccole si fermano, quelle più strutturate guarderanno all’estero», metteva in guardia il presidente Anica, Alessandro Usai, sul Sole 24 Ore del 18 dicembre. Intanto proprio i più piccoli guardano con apprensione agli effetti dell’applicazione da marzo, anche ai contributi per il cinema e lo spettacolo, della norma generale prevista dall’articolo 48-bis del Dpr 602/73. E quindi nessun pagamento sopra i 5mila euro può essere effettuato da parte delle amministrazioni pubbliche senza prima verificare l’eventuale presenza di debiti fiscali da parte del beneficiario. Con conseguente azione, se necessario, dell’agenzia della Riscossione. Ma spesso il tutto avviene per un circolo vizioso dovuto al ritardo nell’erogazione dei contributi. In Parlamento l’argomento è tema di due risoluzioni, di minoranza con primo firmatario il M5s, arrivate in commissione in Camera e Senato nei giorni scorsi.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 18 febbraio 2026.

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