C’è, dunque, un forte pressing per trovare un punto di equilibrio, ma restano aperti alcuni tasselli, a partire proprio dall’Ets su cui ieri è tornata la stessa premier che ha invocato «una profonda revisione» del meccanismo europeo. Qui il nodo, come anticipato ieri da questo giornale, è trovare una formula per ridurre l’impatto di questo onere sul prezzo pagato dai produttori termoelettrici che lo ingloba, con riflessi sulle bollette finali,mediante una sorta di “compensazione” da garantire agli stessi. La messa a punto, però, non è semplice - si rischia l’alt preventivo di Bruxelles perché strumento, come detto, è di matrice europea - ma va trovata, è il diktat che arriva da Palazzo Chigi.
Il tempo a disposizione, però, è molto stretto per arrivare con un testo blindato al Cdm, ma intanto le voci delle imprese si moltiplicano perché le indiscrezioni degli ultimi giorni sollevano i timori di diversi comparti. Ieri è stata la volta di Confagricoltura, preoccupata di un possibile intervento peggiorativo sugli impianti alimentati da biogas e biomasse (sul tavolo c’è una revisione del meccanismo dei prezzi minimi garantiti a questi impianti, prevedendo un numero massimo di ore annuo di riconoscimento per garantire una riduzione della spesa). Mentre altre mosse sulla generazione green hanno messo pressione in Borsa sulle utility più esposte.
Una chiusura definitiva del cerchio, però, non c’è anche se ieri ha preso a circolare una bozza non del tutto aggiornata.
Su alcune poste, invece, c’è il sostanziale via libera, tra le quali un nuovo contributo aggiuntivo sulla bolletta elettrica per 2,7 milioni di famiglie vulnerabili in aggiunta al bonus sociale, con un beneficio complessivo per questi nuclei pari alla metà del costo annuale della bolletta elettrica. Accanto a questo, si ipotizza, poi, un altro “aiuto”, che sarà però riconosciuto su base volontaria dalle imprese venditrici di energia elettrica, ai nuclei con Isee sotto i 25mila euro ma che non accedono al bonus.
Sul fronte delle Pmi, accanto al rafforzamento dei contratti d’acquisto a lungo termine (Ppa), si lavora a razionalizzare gli incentivi agli impianti fotovoltaici, anche qui in un’ottica di risparmio sugli oneri di sistema che li finanziano. Le opzioni allo studio puntano sulla facoltà per i soggetti titolari dei conti Energia di aderire volontariamente a un meccanismo che, a fronte del taglio dell’incentivo (il range è tra il 15% e il 30%) nel secondo semestre 2026 e nel 2027, ne estende la durata di 3 o di 6 mesi. Ma c’è anche, con effetti, però, dal 2028, al vaglio la facoltà di repowering per gli impianti che beneficiano degli incentivi: se si rinuncia agli stessi e ci si impegna a potenziare e ammodernare gli impianti, è consentita la partecipazione a meccanismi di supporto come il FerX.
Quanto agli interventi sul costo del gas, al netto del lavoro in corso sull’Ets, dovrebbe essere chiusa la norma che garantisce la sterilizzazione del differenziale tra il Psv (il prezzo alla Borsa italiana) e il Ttf (l’indice di riferimento per il gas scambiato a livello europeo),pari a circa 2 euro per megawattora, attraverso l’introduzione di un servizio di liquidità, sotto l’egida dell’Arera. Nella versione destinata all’esame collegiale del Consiglio dei ministri, dovrebbero poi trovare posto anche alcune misure per i gasivori, come il definitivo avvio della “gas release” che assicurerebbe a queste imprese forniture a prezzi calmierati. Mentre per gli energivori si starebbe valutando una proroga, per il 2027, dell’interconnector,il meccanismo dell’import virtuale che permette di ridurre lo spread di prezzo con i competitor europei.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 13 febbraio 2026