Danni enormi alle imprese, i ristori per ora inadeguati

«La mobilitazione delle istituzioni ha consentito una gestione rapida dell’emergenza, mettendo in sicurezza i cittadini e limitando i danni. È stato un segnale importante di attenzione. Ma ora bisogna fare il resto e farlo in fretta». A parlare è Franz Di Bella, vicepresidente vicario di Confindustria Catania, che poi è l’area più colpita dalla violenza del ciclone Harry. Di Bella sgombera subito il capo: «Voglio dire che i soldi del Ponte sullo Stretto non si toccano, lo voglio dire chiaro. Le soluzioni vanno trovate ma con altre risorse: per noi il Ponte rappresenta una prospettiva di sviluppo».

La fase emergenziale può dirsi conclusa?

È indispensabile passare alla fase più delicata: quella della ricostruzione. È qui che emergono le criticità più complesse, soprattutto per le lungaggini burocratiche e le difficoltà operative che rischiano di rallentare la ripartenza
delle imprese.

I ristori previsti sono sufficienti?

Purtroppo no. Le misure adottate fino ad oggi sono tutt’altro che incisive. Parliamo di ristori strutturati con il 40% a fondo perduto e il 60% a tasso zero: una formula che non è adeguata rispetto ai danni ingentissimi subiti da tante aziende. Questi aiuti non coprono neppure una parte significativa dei costi necessari alla ricostruzione.

Quali realtà stanno pagando il prezzo più alto?

Non parliamo solo di danni materiali, ma della sopravvivenza stessa di interi comparti. La maggior parte dei lidi balneari è stata completamente spazzata via. Molte piccole imprese che rappresentano il motore dell’economia locale, si trovano ad affrontare una situazione drammatica. Attendiamo anche il decreto nazionale e la ripartizione dei 33 milioni stanziati per la Sicilia, con l’auspicio che queste risorse possano essere incrementate nel tempo.

Criticità anche nel bando regionale per i ristori. Perché?

Il bando regionale è riservato esclusivamente alle imprese della costa, che certamente hanno subito i danni più evidenti, ma di fatto esclude molte aziende situate in altre aree che hanno riportato danni ingenti a causa degli allagamenti. Noi abbiamo ricevuto numerose segnalazioni anche da imprese non ubicate sul litorale.

Cosa chiedete?

Chiediamo che venga ampliata la platea dei beneficiari, consentendo l’accesso ai ristori anche alle imprese che, pur non trovandosi sulla costa, possono dimostrare attraverso una perizia tecnica di aver subito danni rilevanti. È una questione di equità e di reale sostegno al sistema produttivo.

Confidate in una revisione delle misure?

Siamo certi che i governi sapranno cogliere il nostro grido d’allarme.
È necessario correggere le misure attuali, aumentare il plafond dei ristori e ampliare i criteri di accesso. Di fronte a un’emergenza senza precedenti non possiamo permetterci risposte parziali: le imprese hanno bisogno di interventi rapidi, concreti ed efficaci.

Resta aperto il tema delle polizze catastrofali.

Abbiamo avviato una riflessione, anche perché su questo tema c’è una forte pressione. Sono in corso interlocuzioni con il governo e con alcune compagnie assicurative, per capire come superare questa fase di difficoltà che rischia di trasformarsi in un danno ulteriore per le imprese.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 5 febbraio 2026.

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